Svizzera

“Ciò che colpisce è come le persone oggi lavorino di più”

Un Primo maggio per difendere salari e impieghi, e per dire “no” all’iniziativa UDC - Intervista al capo-economista dell’USS, Daniel Lampart

  • Oggi, 12:31
  • 17 minuti fa
Il corteo a Zurigo
03:24

Radiogiornale delle 12.30 del 01.05.2026: Primo Maggio, l’intervista di Gianluca Olgiati a Daniel Lampart

RSI Info 01.05.2026, 12:30

  • Keystone
Di: Radiogiornale - Gianluca Olgiati / ATS / Pa.St. 

Un Primo maggio in piazza per difendere salari e impieghi, ma anche per dire “no” all’isolazionismo. La giornata di mobilitazione promossa dai sindacati quest’anno è diventata un appello contro l’iniziativa popolare dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti” in votazione il 14 giugno. Un’iniziativa che, limitando l’immigrazione, vuole preservare la qualità di vita in Svizzera. Ma che, secondo i sindacati, porterebbe alla disdetta degli accordi bilaterali con l’Unione europea, il principale partner commerciale del Paese, mettendo a rischio impieghi, salari e pensioni.

Salari, pensioni, e vittorie e sconfitte politiche. Ne ha vissute tante Daniel Lampart, 58enne capo-economista dell’Unione sindacale svizzera (USS), che alla fine di quest’anno lascerà il suo incarico. Negli ultimi vent’anni Lampart, spesso considerato “il cervello dei sindacati”, ha avuto un ruolo centrale in molte battaglie, dai salari minimi alla tredicesima AVS. In occasione di questo Primo maggio, il Radiogiornale della RSI lo ha raggiunto per tracciare un bilancio.

Daniel Lampart

Daniel Lampart

  • Keystone

Come è cambiato il valore del lavoro nella società?

“Ciò che colpisce è come le persone oggi lavorino di più. L’attività professionale delle donne non solo è diventata una cosa scontata, spesso nelle giovani coppie entrambi i genitori lavorano al 60, 70, 80 percento. Questo è un grande impegno”.

Si lavora di più, al contempo però molti che se lo possono permettere scelgono il tempo parziale, per dedicarsi ad altro nella vita...

“Il lavoro è sempre stato solo un aspetto della vita. Ma io vedo che molti lavorano a tempo parziale o vanno in pre-pensionamento perché faticano a reggere tutta la pressione”.

Sul Blick lei è stato definito come l’incubo dei datori di lavoro. È così?

“Da sindacalisti si cerca sempre di trovare un’intesa con gli imprenditori. In alcuni casi ci è riusciti, in altri no. Ma in diversi settori i datori di lavoro sono diventati molto più duri nei negoziati. Questo ci ha sconcertati e in parte ha avuto ripercussioni negative sugli aumenti salariali. È un aspetto su cui dobbiamo trovare una risposta”.

Uno dei temi centrali di questo Primo maggio è l’opposizione all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti”. Un tema politico, con le classiche rivendicazioni sindacali che sembrano quasi passate in secondo piano.

“I salari, le pensioni, gli orari di lavoro restano i motivi per cui le persone aderiscono a un sindacato. E abbiamo appena avuto diversi successi grazie a proteste e scioperi. Ma l’iniziativa contro una Svizzera da 10 milioni di abitanti porterebbe a una carenza di personale, sarebbe una minaccia per i salari e le pensioni. Per questo è un tema importante in questo Primo maggio”.

A proposito delle pensioni, lei è stato nominato proprio per assumere la presidenza di PK Netz, l’associazione sindacale che sostiene i rappresentanti dei lavoratori nelle casse pensioni. Perché questo tema è così strategico per voi?

“Le rendite del secondo pilastro diminuiscono e al contempo molte piccole o medie imprese (che non hanno una propria cassa pensione) dipendono da soluzioni offerte da assicuratori privati, il cui obiettivo è realizzare profitti a scapito delle rendite. Parliamo di diverse migliaia di franchi in meno versati sotto forma di capitale o rendita. Qui dobbiamo opporci”.

Volete un secondo pilastro che assomigli più al primo, all’AVS...

“No, assolutamente. Il punto è che per ogni franco che verso nel secondo pilastro, io riceva la pensione più alta possibile. Oggi per qualsiasi sacco dei rifiuti il sorvegliante dei prezzi verifica che non si paghi troppo, ma per le pensioni questa sorveglianza non c’è. È compito dei sindacati fare in modo che non si possano trarre profitti dalla nostra previdenza per la vecchiaia”.

Maillard: “No a una politica che limiti il numero delle persone attive”

L’iniziativa popolare dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni!”, sottoposta a votazione il 14 giugno, rappresenta una minaccia per il Paese, sia per i salari che per le pensioni e i posti di lavoro. Lo sostiene il presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS), Pierre-Yves Maillard, in occasione delle celebrazioni del Primo Maggio.

“Non vogliamo una Svizzera in cui le lavoratrici e i lavoratori possano sì venire, ma al prezzo della separazione dalle loro famiglie. Ci opponiamo alla soppressione dei controlli salariali, al dumping salariale e al lavoro in nero”. Inoltre, in un momento segnato dall’invecchiamento demografico, “non vogliamo una politica che limiti artificialmente il numero delle persone attive”, dichiara il consigliere agli Stati socialista vodese, citato in un comunicato dell’Unione sindacale svizzera (USS).

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1. maggio, festa del lavoro

Telegiornale 01.05.2026, 12:30

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