Cultura

Storia dei binari che han fatto Chiasso 

Da 150 anni, nella cittadina di confine c’è l’unica stazione internazionale di tutta la Svizzera, è un luogo molto speciale e ve lo vogliamo raccontare

  • 16 maggio, 17:00
  • 16 maggio, 17:19
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Di: Stefano Roncoroni

Chiasso non è il centro del mondo, anzi, sta in un angolo, in fondo, all’estremo sud della nordica Svizzera. E poi, Chiasso non è una grossa città, a dire il vero, non potrebbe nemmeno essere chiamata città nella Confederazione Elvetica, perché non arriva a diecimila abitanti. Ma chi abita a Chiasso a queste cose non fa troppo caso, sa comunque di vivere in un posto speciale, un punto al confine fra più terre, fra culture in transito, fra mondi diversissimi. Anche quando arriva alla stazione dopo un lungo viaggio, invece di chiedersi «Sono stato ore in treno per finire quaggiù?», pensa «Ma quanto è bella la stazione di Chiasso? È l’unica stazione internazionale della Svizzera!».

La mia stazione

RSI Cultura 14.05.2024, 15:00

Tutto inizia nel 1874, quando l’Assemblea Federale approva una convenzione tra Svizzera e Italia per le linee ferroviarie: nasce la Stazione Internazionale di Chiasso e inizia un periodo d’oro per la cittadina di confine, con un’identità e un’immagine che vanno ben oltre la grandezza reale del luogo. Di questo immaginario fanno anche parte le due opere che si trovano all’entrata della stazione dagli anni Trenta. La più famosa è “Italia e Svizzera”, una statua dell’artista Margherita Osswald-Toppi, rappresenta due donne, seminude, inginocchiate, a simboleggiare le due terre amiche. All’epoca, la scultura fece molto scalpore: si racconta che le mamme con bambini scendessero a Mendrisio dal treno, per non far vedere ai figli le rotondità femminili di “italia e Svizzera”. La Curia chiese ufficialmente la rimozione della statua.

Un’arte per tutti?

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La seconda opera è un grosso affresco, si trova prima di arrivare ai binari: è “L’emigrante”, di Pietro Chiesa, rappresenta una scena tipica con un padre che lascia terra e famiglia per cercar fortuna. È un simbolo perfetto per un luogo che ha visto passare tante vite in cerca di un mondo migliore.

La storia di Chiasso è legatissima alle sue rotaie. C’è stato un momento in cui, per la ferrovia, nella cittadina di confine lavoravano milleseicento persone: una piccola città dentro la città, con anche una sua lingua propria, fatta di svizzero tedesco mischiato al dialetto. E inoltre, tanti ferrovieri italiani, fino a pochi anni fa, hanno vissuto a Chiasso con uno statuto speciale, con uno stipendio di tipo svizzero: nello spirito della cittadina, nella sua personalità, ma anche nei bar o nel mondo che gira attorno a certe società sportive, l’anima dei ferrovieri italiani è ancora molto presente.

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E il futuro? Tanto è legato ad Alptransit. La tratta ferroviaria veloce verrà davvero prolungata verso sud, nel 2050 o giù di lì? Se così fosse, per Chiasso sarebbe una grossa occasione e un nuovo trampolino di lancio. Per ora, è solo un’ipotesi, un tema di discussione: la posa dei binari è ancora incerta e lontanissima.

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