La Fondazione d’Arte Erich Lindenberg di Porza presenta, dal 1° marzo al 13 settembre 2026, una personale dedicata a Margherita Turewicz Lafranchi, artista cresciuta in Polonia e da molti anni attiva in Ticino. Da oltre trent’anni la sua ricerca esplora il punto d’incontro tra materia, spazio e percezione: quel territorio sottile in cui il pensiero si fa forma, e la forma torna a interrogare il pensiero.
Entrare nel suo universo significa incontrare fili d’acciaio, reti metalliche, plastiche, tubi: materiali industriali che nelle sue mani diventano linee leggere, vibrazioni sospese, segni che attraversano lo spazio. È stato proprio questo sguardo inatteso sulla materia a colpire la curatrice Tiziana Lotti, che racconta come un semplice filo d’acciaio — percepito inizialmente come un materiale morbido, quasi organico — l’abbia spinta a indagare più a fondo l’opera dell’artista.

Pramateria 2025 - Lana di acciaio / Montagna colorata 2025 - Tubi di gomma
Per comprenderne la logica interna, la curatrice è partita dai disegni, oggi esposti nella biblioteca di Villa Pia: mappe interiori dove l’idea prende forma prima di tradursi in struttura. Prima nasce il pensiero, ancora embrionale; poi il segno, che attraverso materiali inconsueti si espande nello spazio.
Inserire queste opere in una dimora storica non è stato semplice: Villa Pia richiede delicatezza. Per questo Lotti ha scelto un allestimento essenziale, capace di lasciare respirare un pensiero complesso, ma anche di accogliere il visitatore in un’atmosfera fatta di silenzi, intuizioni, piccole rivelazioni.
Pramateria: tra scienza, cosmologia e intuizione
Il titolo Pramateria aggiunge un’altra sfumatura al percorso espositivo. Il prefisso polacco «Pra» rimanda a ciò che è primordiale, a ciò che precede la forma. Un’idea che attraversa tutta la ricerca di Lafranchi: dai primi studi all’Accademia di Belle Arti di Varsavia alle riflessioni ispirate da Rudolf Steiner, fino all’interesse per fisica e cosmologia, mondi che indagano l’origine stessa della materia.
Ho sempre letto saggi scientifici. Matematica, astrofisica, microcosmo: tutto questo ritorna nelle mie forme.
M. Turewicz Lafranchi
Il cuore della mostra è un’opera della serie Buchi neri (2013–2023): tre fotografie di un edificio abbandonato in Polonia, dove i vetri infranti non riflettono più, ma assorbono la luce, trasformandosi in cavità oscure.

Buche neri-Stelle 2013/2023
«È un rovesciamento di prospettiva», spiega Lotti «Se fossimo dentro l’edificio vedremmo l’opposto. Questa ambiguità percettiva attraversa tutto il percorso espositivo». L’opera richiama i black holes della fisica: stelle che collassano trattenendo perfino la luce, metafora del limite, dell’invisibile, dell’enigma.
Attorno a questo nucleo gravitano lavori nati da memorie, casualità, intuizioni improvvise: grovigli di cavi elettrici recuperati dopo un’alluvione e reinterpretati come «vene» di una casa; attrezzi dell’infanzia ingigantiti; matrici per biscotti rilette come sculture. E i disegni, alfabeti rotatori e ideogrammi che sembrano contenere un messaggio, pur restando indecifrabili.
Il visitatore è invitato a un’esperienza che lascia libertà d’interpretazione.
Non voglio dare risposte. Voglio che ognuno usi la propria immaginazione. Le mie opere si possono leggere su diversi livelli. Ognuno può trovare qualcosa per sé
M. Turewicz Lafranchi
Pramateria diventa così un attraversamento: tra arte e scienza, memoria e intuizione, visibile e potenziale. Un invito ad abbandonare preconcetti e lasciare che l’arte — come la ricerca scientifica — continui a porre domande, aprendo possibilità invece di chiuderle
Abitare il museo
Voci dipinte 15.03.2026, 10:35
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