Oltre il sentimento

Genealogia e metamorfosi della vergogna

Dalla lettura obliqua di Carlo Ginzburg alla forza politica di Frédéric Gros: un viaggio culturale, psicologico e sociale dentro una delle emozioni più decisive del nostro tempo

  • Oggi, 10:00
Caino dopo aver ucciso suo fratello Abele, di Henri Vidal, nei Giardini delle Tuileries a Parigi

Caino dopo aver ucciso suo fratello Abele, di Henri Vidal, nei Giardini delle Tuileries a Parigi

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Di: Alphaville/EBo 

La vergogna è un sentimento che attraversa la storia e, allo stesso tempo, la plasma. A ricordarcelo è Carlo Ginzburg, che nel suo Il vincolo della vergogna traccia una genealogia sorprendente: la vergogna come legame sociale primario, come forza che «può essere un legame più forte dell’amore». Ginzburg risale fino all’Iliade, dove l’eidos è richiamo al coraggio, alla responsabilità, alla sopravvivenza del gruppo. Ma soprattutto mostra come la vergogna sia una bussola identitaria: ci definisce proprio nel modo in cui ci espone al giudizio altrui.

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04:05

Carlo Ginzburg

RSI Cliché 10.03.2026, 09:00

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È la stessa esposizione che tormenta Gaia, la protagonista del romanzo L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito. Gaia cresce in un contesto in cui povertà e disuguaglianze diventano macchie che bruciano sulla pelle. Caminito spiega che per lei la vergogna «diventa movente di violenza», trasformandosi in rancore verso una società che impone modelli di consumo inaccessibili. In un mondo che già all’inizio degli anni Duemila accelerava l’obsolescenza degli oggetti – e delle identità – la vergogna si fa detonatore: «Va deflagra in una serie di episodi violenti… diventa una pura rabbia che esplode».

Se per Caminito la vergogna è un carburante narrativo, per la psicoterapeuta Denise Fagiolo è un’esperienza primaria che nasce nello sguardo dell’altro. «La vergogna compare quando il soggetto si pensa guardato dall’oggetto», afferma. Una radice antica, preverbale, che non si può rimuovere ma solo dissociare. Da qui la sua potenza somatica, la difficoltà di dirla. Eppure, quando entra finalmente nella parola, nella relazione terapeutica, può trasformarsi: «Questi aspetti così spiacevoli possono ritrovare il loro posto nella narrazione del sé». Ma i social – estensione smisurata dello sguardo – rendono questa dinamica quasi ingestibile: «Disseminati di occhi perennemente spalancati», amplificano la vulnerabilità e il bisogno di validazione.

La sociologa Gabriella Turnaturi riafferma questa centralità sociale della vergogna: «Non esistono società senza vergogna». È ciò che tiene insieme il legame collettivo, regolando condotte e appartenenze. Ma è anche un terreno di conflitto: chi ha il potere decide cosa è vergognoso. Oggi, con la perdita di autorevolezza delle istituzioni, emergono “vergogne fai da te”, frammentate: ciò che è scandalo per alcuni diventa vanto per altri. E in una cultura che teme la fragilità, accade il paradosso: «Ci si vergogna della vergogna».

La vergogna è il sentimento centrale della nostra epoca, il significante di nuove lotte (...). Non si grida più all’ingiustizia, all’arbitrio, all’ineguaglianza. Si grida alla vergogna.

Frédéric Gros

A chiudere il percorso è la voce filosofica di Frédéric Gros, che nel suo La vergogna è un sentimento rivoluzionario ribalta la prospettiva: la vergogna può essere energia politica, forza di trasformazione. «Nel momento in cui accetto la mia vergogna e la condivido, essa si rovescia», dice. Da veleno individuale diventa rabbia condivisa, capace di cambiare campo e rivolgersi agli oppressori. In un mondo che mostra ogni giorno il proprio fallimento ecologico, sociale e morale, la vergogna nasce dallo scarto tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. È impotenza, ma anche preludio all’azione.

In un’epoca che tenta di liberarsi della vergogna, Gros avverte del rischio: «Un mondo umano senza vergogna sarebbe un mondo in cui si scatenano puri rapporti di forza». La vergogna, dunque, non è un retaggio da superare, ma una riserva etica da preservare: un impulso a resistere alla bruttezza del mondo, a trasformarla. È, come suggeriva Primo Levi e ricordava Gilles Deleuze, la radice stessa del pensiero e della responsabilità umana.

Dossier: la vergogna, tra identità e cultura

Partendo dalla raccolta “Il vincolo della vergogna” di Carlo Ginzburg

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  • La raccolta “Il vincolo della vergogna” secondo Enrico Bianda (1./5)

    Alphaville: i dossier 09.03.2026, 11:30

    • Francesca Rodesino
  • La vergogna sociale nei romanzi (2./5)

    Alphaville: i dossier 10.03.2026, 11:30

    • Francesca Rodesino
  • “Il sé e lo sguardo dell’altro” la psicoterapeuta Denise Fagiolo (3./5)

    Alphaville: i dossier 11.03.2026, 11:30

    • Francesca Rodesino
  • Che volto assume oggi la vergogna nella società contemporanea? (4./5)

    Alphaville: i dossier 12.03.2026, 11:30

    • Mattia Pelli
  • Come un’emozione può portare alla ribellione (5./5)

    Alphaville: i dossier 13.03.2026, 11:30

    • Mattia Pelli e Enrico Bianda
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