anniversari tecnologici

Storia di Twitter (prima di Musk): un successo arrivato per caso

Nato 20 anni fa esatti, è diventato il social network più culturalmente rilevante della nostra epoca solo grazie ai suoi utenti: sono stati loro a inventare hashtag, menzioni e retweet

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Twitter nasceva 20 anni fa

RSI Cult+ 21.03.2026, 08:00

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  • Francesco Gabaglio / Luca Bassi
Di: Francesco Gabaglio, RSI Cult+

È il 2006. Odeo è una startup che si occupa di podcast un po’ troppo in anticipo rispetto ai tempi, e sta fallendo. Alcuni dei suoi impiegati cercano disperatamente di inventarsi qualcosa per salvare l’azienda – o per lo meno la propria carriera. Tra di essi un certo Jack Dorsey, ossessionato da anni dall’idea di condividere la propria vita quotidiana via SMS a una cerchia di amici. Poi ci sono Ev Williams e Biz Stone, figure che hanno contributo alla nascita e al successo del blogging. Dal loro incontro nasce l’idea del microblogging, cioè di un sistema per pubblicare post testuali molto brevi tramite cellulare – e via SMS, per l’appunto: l’iPhone non è ancora stato lanciato e il mercato degli smartphone è minuscolo. Noah Glass, impiegato di Odeo specializzato in multimedia, trova un nome a questo prodotto. Ed è così che nasce twttr.

Quando la piattaforma apre al pubblico, il successo è immediato soprattutto tra politici, giornalisti e appassionati di tecnologia. La sua rilevanza culturale crescerà continuamente: nel suo periodo migliore, Twitter diventa un flusso continuo di novità, post sagaci e deliri più o meno intellettuali. Quando nel mondo sta succedendo qualcosa, che sia la Primavera Araba o “L’isola dei famosi”, Twitter è la prima destinazione dove ottenere aggiornamenti in tempo reale e osservazioni taglienti. È un fenomeno straordinario.

Eppure, i grandi numeri non arrivano. Twitter toccherà al massimo i 400 milioni di utenti, che sembrano molti, ma sono 7 volte meno di Facebook e di Instagram. E non solo: per ben 12 anni l’azienda non guadagna nemmeno un centesimo.

La verità è che buona parte della rilevanza culturale di cui Twitter ha goduto è arrivata per caso o per merito di qualcun altro. Sì, l’idea del microblogging era rivoluzionaria, ma il celebre limite di 140 caratteri per post era solo una limitazione tecnica degli SMS.

Gli hashtag, le menzioni e i retweet, che hanno determinato la natura stessa di Twitter, sono stati inventati dagli utenti stessi perché il sito non era dotato di queste funzionalità. La consuetudine di scrivere cancelletti (per segnalare una parola-chiave), chiocciole (per menzionare un utente) e “RT” (per segnalare la ricondivisione di un contenuto di altri) è stata poi notata dalla dirigenza che, talvolta anche un po’ contrariata, ha deciso di implementarle nel codice. Infine, la presenza di politici, giornalisti, istituzioni e VIP sulla piattaforma non è stato il risultato di una strategia esplicita: semplicemente, su Twitter c’era chi amava scrivere e leggere frasi brevi e ad effetto su argomenti di attualità.

Perché la grande verità su Twitter è questa: è sempre stato gestito senza una visione precisa. I vari CEO che ha avuto negli anni navigavano semplicemente a vista.

Questa assenza di direzione ha anche creato dei problemi seri, soprattutto di moderazione: la dirigenza non sapeva come farla – o non voleva. E così ci sono categorie di utenti – donne e minoranze, ovviamente – che per anni hanno subito abusi continui.

A rendere speciale Twitter è stata proprio questa dinamica: la piattaforma è stata plasmata non dai suoi amministratori, bensì dai suoi stessi utenti. Nel bene e nel male. Hanno creato hashtag, tag, e giornalismo dal basso rendendo intellettualmente frizzante questo spazio; ma anche mobbing, disinformazione, e campagne di odio coordinate. Twitter è morto quando queste problematiche sono diventate troppo ingombranti per essere ignorate. E quindi molto prima che Elon Musk acquisisse la piattaforma, trasformandola poi in qualcosa di completamente diverso e con problematiche ancora più evidenti.

Twitter è stato l’ultimo grande esperimento – completamente involontario – di un internet al cui timone ci fossero gli utenti. Ora sono le piattaforme a controllare noi, non il contrario. Un mondo come quello, per mille ragioni diverse, non può più esistere.

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