Delle Città di pianura si è già detto più o meno tutto, del ragazzo di montagna forse no. L’ultimo (?) capoverso del film italiano dell’anno è stato scritto nella notte di mercoledì 6 maggio, quando si è portato in Veneto otto David di Donatello (il premio più prestigioso del cinema della vicina Penisola) tra cui film, regia, sceneggiatura e attore protagonista. Poker d’autore. E l’autore è lui, Francesco Sossai, il ragazzo di montagna di cui Le città di pianura è soltanto l’ultimo capitolo.
A cercarlo su IMDB, Wikipedia o Google Francesco Sossai è autore di due corti (Surfaces e Il compleanno di Enrico) e due lunghi (Altri cannibali e Le città di pianura). La sua carriera la si inizia a contare da là, dal 2017 di quel primo corto. Dalla Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino che ha prodotto il secondo e poi il debutto al lungo, dallo studente di cinema che il cinema prova a farlo per davvero. E poi c’è un prima.
C’è il Francesco del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Belluno che alla matematica preferisce Spielberg per colpa di papà. Colpa di quel VHS di Incontri ravvicinati del terzo tipo, il LA necessario, immancabile e inconsapevole di una carriera artistica. Il secondo, che inizia a somigliare a un accordo, è 2001 Odissea nello spazio, questa volta suonato proprio tra i banchi di scuola dal professor Grimaldi.

Le città di Pianura, 2025
A quel punto guardare non gli basta più, non gli bastano più i dvd della edicola-videoteca di Yuri, a Belluno, boa dei pomeriggi in centro, tra la fine della scuola e la corriera per casa. In quel posto Francesco passa talmente tanto tempo che a una certa comincia a lavorarci, a dare una mano quando può, magari la mattina, prima di andare a scuola; garzone di bottega con uno sguardo ai quotidiani e due ai dvd, per scegliere il prossimo da portarsi a casa.
Francesco guarda, scrive e gira, con la videocamera regalata - e chissà quanto volte chiesta - da mamma e papà. Gira con i compagni di classe, gira a Sedico, dove tornerà vent’anni dopo con Sergio Romano (David per il Miglior attore), Pierpaolo Capovilla e Filippo Scotti. Gira Nowhere Express, il suo primo “desiderio di film”. Poi scrive di nuovo e di nuovo gira, ancora tra i viottoli di Sedico, ma questa volta il film finisce tra due volanti della polizia. “State violando le nuove norme antiterrorismo”. Già, perché girare armati e con un passamontagna per le vie di un paese della provincia bellunese non è la migliore delle idee.
Da festival a festival
Tra le righe 03.06.2025, 14:00
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O forse sì, se hai 16 anni e una gran voglia di cinema. Forse sì se tra la testa e la pancia ti gira il sogno di adattare Black Boy di Richard Wright, chiamando Bob De Niro. Forse sì se per girare Nowhere Express senza far venire il mal di mare agli spettatori - per quanto possano volerti bene i compagni di classe e i parenti - ti inventi un dolly fatto con il carrello per la frutta del nonno fruttivendolo. Forse sì se hai già deciso che dopo il liceo, partirai per Bologna o Roma, per capire e imparare davvero come si fa il cinema. Berlino? Andrà bene uguale. Anzi benissimo. A maggior ragione se per farsi le ossa e rifarsi gli occhi il “cinema per davvero” inizierà come assistente di unità di regia sui set di Mission: Impossibile - Dead Reckoning di McQuarrie e Queer di Guadagnino.

Le città di pianura di Francesco Sossai, 2025
La fortuna di Francesco Sossai, fortuna che i bellunesi o forse i montanari in genere sanno costruirsi e custodire con sapere semplice e saggezza concreta, è stata non lasciarsi indietro nulla di tutta quella roba là. Di tenersela in tasca (dalle sue parti direbbero“in scarsèla”) tra i libri di storia, le lezioni di teoria e le Straße di Berlino. E poi, al momento giusto, quando la cocciutaggine ha potuto giocarsela, tirarla fuori e metterla sul bancone del cinema. E allora ecco tra i titoli di testa de Le città di pianura il cartello “Fadalto”, la strada annodata alla valle che dalla montagna portava alla bassa senza possibilità di scorciatoia, fino a quando finì sotto l’ascella di cemento di un cavalcavia che per accorciare i tempi violentò un territorio. È proprio lì, ai piedi dei piloni che Doriano vomita dopo l’ennesima ultima, maledetto e irresistibile moto perpetuo di provincia.
Se di Sossai è la direzione degli attori, di Francesco è la scelta delle loro facce ruvide. Se di Sossai è l’occhio, di Francesco è l’occhiata. Di Sossai sono le carrellate che imitano i tanti viaggi in bus tra Belluno e Feltre di Francesco. Di Francesco sono la pallamano, le pubblicità Mobili Rampón e il Serva, la montagna che se vai da quelle parti scavalchi con gli occhi alla ricerca delle Dolomiti, ma che se sei di quelle parti non puoi che farne la scenografia delle tue faccende. Montagne che nei giorni impacchettati tra l’azzurro del cielo e il verde dei prati si riflette sulle vetrine della gelateria dove Carlobianchi e Doriano abdicano alla birra per il gelato.
Di Sossai è il sound design che proprio in quell’ultima scena sottolinea uno scooter come fosse una Lamborghini Miura, di Francesco è l’averlo voluto “lì e ora”, quello scooter. Sossai è l’inevitabile Luxottica di qualsiasi bellunese che in sceneggiatura diventa occhiali rubati. È Cornia, paese che oggi non esiste ma nel 1100 forse sì, o così almeno racconta Dino Buzzati ne I miracoli di Val Morel. Francesco è nella struggente Sèsi siop dei Belumàt perfettamente incastonata al fianco di Ti, di Krano (David alla Miglior canzone), capace di arrampicare Leonard Cohen tra le rocce della Valbelluna. Sossai è nella scelta di far ritmare il suo film a chi è cresciuto con Ermanno Olmi (Paolo Cotignola, David al Miglior montaggio). Sossai è l’assoluto protagonista della 71° edizione dei David di Donatello, Francesco è nel “71” disegnato con lo scotch sullo sportello dell’Ape Car di Genio (interpretato da Andrea Pennacchi).
E l’equilibrio, o il segreto, è tutto là, tra il provare ad imitare il reale e il continuare a esserlo. Sossai Francesco, nato a Feltre (Belluno).
Legato a Kappa, Rete Due, 07.05.2026, 18:00
I premi David di Donatello 2026 hanno visto il trionfo del film Le città di pianura di Francesco Sossai, che ha conquistato otto statuette, incluse quelle per il Miglior Film e la Miglior Regia. Tra gli altri premi, quello per il Migliore Attore Non Protagonista è andato a Lino Musella per Nonostante; quello per la Migliore Attrice Protagonista ad Aurora Quattrocchi per Gioia mia; quello per la Migliore Attrice Non Protagonista a Matilda De Angelis per Fuori. Tra le categorie tecniche, da segnalare la vittoria della biaschese Esmé Sciaroni per il Miglior Trucco, grazie al suo lavoro nel film Le assaggiatrici, diretto da Silvio Soldini.







