Arte e Spettacoli

‘Streams of Spleen’ di Shahryar Nashat 

La più grande mostra personale dell’artista iraniano in Svizzera

  • 03.06.2024, 14:30
Shahryar Nashat
Di:  Virginia D’Umas 

“Il corpo -la carne- diventa oggetto, presentato secondo le forme tradizionali di esposizione e rappresenta la dimensione concreta - materiale- dell’essere, in un’epoca digitalizzata in cui sia il corpo che l’oggetto artistico sono spesso mediati da schermi” spiega Francesca Benini, curatrice della mostra.

Il Museo d’Arte della Svizzera Italiana ha messo a disposizione la sala ipogea per poter accogliere al meglio la mostra site specific dell’artista iraniano.

Infatti, Shahryar Nashat è riuscito a stravolgerne completamente l’atmosfera, in parte grazie alle sue opere (quasi tutte nuove produzioni) ma anche grazie all’architettura dello spazio modificata dall’artista, dando vita a un ambiente multisensoriale fatto di video, sculture, installazioni, suoni e musica.

L’intero pavimento è rivestito con piastrelle viniliche e il tono delle luci è alterato. Al centro della sala una costruzione dal soffitto basso occupa lo spazio come fosse un volume scultoreo, obbligando i visitatori ad attraversarlo, mentre un suono indecifrabile si diffonde nell’aria e scandisce il ritmo del percorso. Disagio e fascinazione sono le due sensazioni che si provano entrando nella sala sotterranea del MASI. 

Il tema principale di questa mostra avant-garde e’ il corpo umano, le cui percezioni e rappresentazioni svolgono un ruolo centrale. Nashat riesce a creare esperienze sinestetiche che evocano emozioni e stati d’animo difficili da esprimere razionalmente. Esplora tematiche come il desiderio, la mortalità, l’istinto animale e l’arte stessa, tutte sfere che sfuggono a una comprensione completa.

Là dove il mondo animale incontra l’intelligenza artificiale

Shahryar Nashat. Streams of Spleen. Mostra al MASI

Il cuore della mostra è l’opera video Warnings (2024), una composizione musicale, una sinfonia di lamenti, che riempie lo spazio e accompagna l’esperienza della mostra.

Il video, che viene proiettato in loop su una grande parete di schermi luminosi, mostra animali filmati nel loro habitat naturale, disegnati digitalmente o ricreati con l’intelligenza artificiale. Un ansimare affannoso che si trasforma in sinfonia di ululati e lamenti per poi diventare musica elettronica dai battiti accelerati trasmette una sensazione di inquietudine ma al contempo di vigore e vitalità.

“Spleen dal titolo della mostra ‘Streams of Spleen’, indica sia l’organo, la milza che la malinconia, la noia”, spiega Francesca Benini - curatrice della mostra, aggiungendo: “nell’antichità queste emozioni erano attribuite alla milza, che si credeva creasse dei fluidi, un umore nero che poi influenzava lo stato d’animo”. Questa dualità del corpo che influenza la mente si ritrova in tutta l’esibizione dell’artista, che attraverso materiali, colori e suoni diversi cerca di mostrare al visitatore l’essenza dell’essere.

Ad esempio, le nuove sculture della serie Bone Out, a cui l’artista lavora già dal 2019, sembrano veri pezzi di carne di origine sconosciuta e richiamano i processi dell’industria alimentare.

Le sculture in fibra di vetro dai nomi fantascientifici come Boyfriend_14.JPEG, Boyfriend_15.JPEG e Boyfriend_16.JPEG, fondono la carnalità a strutture geometriche intervenendo con imperfezioni che sembrano rivelare un tessuto muscolare o scheletrico. L’associazione al corpo si ritrova anche in due stampe a getto d’inchiostro, Brother_03.JPEG e Brother_08.JPEG, che rappresentano una cassa toracica, mentre il rivestimento in gelatina acrilica fa pensare a secrezioni organiche.

17 Possibilità per capire l’arte di Shahryar Nashat

Shahryar Nashat. Streams of Spleen. Mostra al MASI

L’artista svizzero nato a Teheran ha creato anche un catalogo che accompagna la mostra e che può essere considerato anch’esso un’operazione artistica.

‘17 Waves’ concepito da Nashat in collaborazione con il graphic designer Sabo Day e lo scrittore Kristian Vistrup Madsen, si presenta a prima vista come un manuale d’istruzioni, ma si rivela un poetico percorso che riflette sull’esistenza umana e su ciò che significa essere un artista.

Accogliendo l’invito di Shahryar a lasciare da parte una comprensione razionale approfondita, il catalogo assume un ritmo proprio, che fluisce attraverso il corpo e intensifica le sensazioni. Nashat incorpora la sua arte nelle pagine di questo manuale, la priva della sua aura, ne esibisce la natura di oggetto e illustra dettagliatamente il processo per crearla.

17 capitoli intesi come 17 possibilità, 17 modi per realizzare opere, per stare al mondo.

Il libro si chiude con un testo critico di Francesca Benini e Gioia Dal Molin ed è co-prodotto da MASI Lugano, Istituto Svizzero, Roma | Milano | Palermo e Lenz Press.

Se le sue opere esistessero nella letteratura sarebbero un esempio della differenza tra la prosa e la poesia, perché nella prosa, le parole vengono utilizzate per il significato che hanno, mentre nella poesia spesso bisogna leggerle in modo diverso e più profondo. Bisogna entrare nella mostra con una lettura aperta per immergersi completamente in questo mondo…

Francesca Benini

57:34
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Un puzzle ricostruito

Voci dipinte 02.06.2024, 10:35

  • Courtesy: Museo Poldi Pezzoli Foto: Marco Beck Peccoz
  • Monica Bonetti

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