Chicche per l’estate

Welsh e le nuove dipendenze dell’amore

Con «Men in Love» Irvine Welsh torna ai suoi antieroi: meno droga, più dipendenze emotive

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Di: Lorena Pianezza 

L’estate ha un ritmo diverso: si stacca la spina e finalmente si trova il tempo per approfondire i propri interessi culturali, dedicandosi a libri, film e serie TV, accantonati nei mesi più intensi. Da qui nasce l’idea di coinvolgere alcuni colleghi – che di cultura si nutrono tutto l’anno, ma che raramente vediamo in video – per chiedere loro quali saranno le loro scelte per l’estate.

Ad aprire la rassegna è Lisa Mangili, giornalista del magazine culturale Neo. Appassionata di gialli e thriller, ascoltatrice seriale di true crime – su tutti Crime Junkie – e lettrice fedele di Irvine Welsh. Ed è proprio l’ultimo romanzo dello scrittore scozzese, Men in Love (Guanda), appena uscito in italiano, il libro che ha deciso di «mettere in valigia».

Lisa Mangili, redazione culturale NEO
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Le chicche estive di Lisa Mangili, redazione culturale NEO

RSI Cultura 10.06.2026, 15:00

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Men in Love va avanti esattamente da dove Trainspotting ci aveva lasciati. Gli stessi personaggi – Sick Boy, Spud, Renton, Begbie – ma in un momento diverso della loro vita. L’eroina, l’alcol, il deragliamento più evidente sembrano in gran parte superati. Solo che il vuoto è ancora lì: ha semplicemente cambiato forma. Dove prima c’erano le sostanze, ora subentrano altre ossessioni: il sesso, la vita notturna e, soprattutto, le relazioni sentimentali.

Irvine Welsh resta fedele a sé stesso: non edulcora le vicende dei protagonisti e mantiene uno stile crudo ed abrasivo. Mostra quanto sia difficile cambiare, anche quando pensi di averlo fatto. Le dipendenze non se ne vanno, si travestono soltanto. E quelle emotive, spesso, sono più ambigue, più difficili da riconoscere, e forse per questo più pericolose. I suoi personaggi ci provano a costruire relazioni stabili, a non scappare. Ma oscillano continuamente tra il bisogno di essere amati e una rabbia che non si spegne. E l’amore, invece di mettere ordine, finisce per complicare ancora di più le cose.

Ed è proprio questo sguardo a rendere significativa la scelta di Lisa Mangili. Il suo interesse per l’universo dello scrittore scozzese nasce in seguito ad un’intervista, in cui lo scrittore le ha raccontato quanto Trainspotting affondi le radici nella sua esperienza personale. Nato nel 1958 e cresciuto a Leith, periferia operaia di Edimburgo, Welsh ha conosciuto da vicino la droga, la disoccupazione e quel senso di stagnazione che attraversa i suoi personaggi.

Irvine Welsh
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Intervista a Irvine Welsh

RSI Cultura 10.06.2026, 15:00

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  • Lorena Pianezza e Debora Huber

In quel periodo Welsh prendeva appunti su quello che vedeva, su quello che viveva. E c’è un dettaglio curioso che racconta bene il suo approccio: Welsh ha più volte detto che Trainspotting era stato pensato inizialmente per essere letto ad alta voce nei pub, quasi come una performance orale collettiva. Non a caso, il linguaggio è sporco, ritmato, gergale e suona, più che «letterario», profondamente vivo, come se quelle voci non fossero mai uscite davvero da una stanza fumosa di Leith.

Trainspotting è entrato nella cultura pop anche grazie al celebre monologo del protagonista Choose life: «Scegliete la vita. Scegliete un lavoro…». Un elenco ironico e feroce dei cliché del sogno borghese, attraverso cui Mark Renton rivendica il proprio rifiuto delle regole.

Alla luce di Men in Love, quella provocazione cambia prospettiva. Scegliere la vita non significa più soltanto sottrarsi a una dipendenza evidente, ma imparare a riconoscere quelle più sottili, quotidiane, quasi normalizzate. In questo senso, il percorso dei personaggi di Welsh sembra portare alle estreme conseguenze un’intuizione già presente in Trainspotting: «Riempiamo le nostre vite di stronzate, cose come carriere e relazioni, per convincerci che non sia tutto completamente inutile».

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Kappa

Kappa 04.06.2026, 17:00

  • Michele Serra

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