Al Kunsthaus di Zurigo, la mostra The Histories consacra la prima grande retrospettiva svizzera dedicata a Kerry James Marshall, figura chiave dell’arte contemporanea americana, che da decenni lavora per riportare al centro della narrazione artistica la cultura afroamericana, a lungo esclusa o relegata ai margini.
Il percorso espositivo, curato da Cathérine Hug e Mark Godfrey, si sviluppa come una costellazione di immagini e riferimenti che rifiutano l’idea di una storia unica e lineare, suggerita invece dal titolo al plurale: esistono molte storie, molte prospettive, molte forme di rappresentazione. Marshall, nato nel 1955 in un’America ancora segnata dalla segregazione e dalle lotte per i diritti civili, costruisce una pittura consapevole di questa eredità e profondamente intrecciata alle dinamiche sociali e politiche del suo tempo.
Già l’opera d’apertura, Portrait of the Artist as a Shadow of His Former Self, condensa i nodi centrali della sua ricerca: una figura nera ridotta a pura silhouette, che emerge solo nel contrasto degli occhi e del sorriso, evocando gli stereotipi visivi per poi smontarli dall’interno. L’invisibilità stessa si trasforma così in un gesto critico e in una forma di denuncia, come sottolinea la curatrice ai microfoni di Voci dipinte. Da qui prende forma una ricerca che restituisce presenza e centralità ai corpi neri, dipinti con un nero pieno, assoluto, che diventa affermazione identitaria più che assenza.

Kerry James Marshall, A Portrait of the Artist as a Shadow of His Former Self, 1980
Le grandi tele di Marshall colpiscono per la loro ricchezza compositiva: scene affollate, colori brillanti, atmosfere talvolta serene o persino gioiose. Eppure, sotto la superficie, si stratificano riferimenti storici e politici che rimandano alla violenza della tratta atlantica, alle disuguaglianze sistemiche, ai meccanismi di esclusione culturale. È una pittura dichiaratamente politica, ma mai didascalica: l’artista non intende impartire lezioni, bensì attivare domande, aprire spazi di riflessione nello sguardo dello spettatore.
In serie come Souvenir la dimensione della memoria diventa esplicita: figure angeliche mettono in relazione il presente con un pantheon di protagonisti della storia afroamericana, da Martin Luther King a Malcolm X, insieme ad altre icone della cultura e della musica, evocando un passato segnato da lotte e violenze. Accanto a queste immagini, Marshall rappresenta anche scene di vita quotidiana – parchi, interni domestici, barber shop – in cui la cultura popolare afroamericana si afferma come spazio di bellezza, identità e resistenza.

Kerry James Marshall, De Style, 1993
La parte finale della mostra, con il ciclo Africa Revisited, amplia ulteriormente la prospettiva, affrontando il tema della tratta degli schiavi in relazione alle dinamiche globali contemporanee. Le opere, ambientate in Africa occidentale, mostrano la complessità di questa storia, evitando contrapposizioni semplicistiche e suggerendo una continuità tra le logiche di sfruttamento del passato e quelle attuali legate alle risorse e alla globalizzazione.
Ne emerge una pittura densa, allusiva, capace di tenere insieme dimensione intima e storia collettiva. È questa combinazione a rendere il lavoro di Marshall così incisivo: un linguaggio visivo che non offre risposte immediate, ma invita a riconsiderare il presente alla luce di storie stratificate, spesso rimosse. La mostra, aperta fino al 16 agosto 2026, si impone così come un passaggio fondamentale per comprendere non solo l’opera dell’artista, ma anche per tenere accesi i riflettori sulle tensioni e le contraddizioni del mondo contemporaneo.
Oltre il disincanto
Voci dipinte 31.05.2026, 10:35
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