Con Common Land, in scena al LAC fino al 4 marzo, Trickster‑p torna a ridefinire i confini tra teatro, installazione e percezione. La compagnia di Novazzano, guidata da Cristina Galbiati e Ilija Luginbuehl, propone un «viaggio in cerca del senso di appartenenza», un’indagine sulle relazioni che intrecciano umano, ambiente e comunità.
Premiata nel 2017 con il Premio svizzero del teatro, Trickster‑p ha costruito negli anni un linguaggio unico, fondato sul coinvolgimento diretto del pubblico. In Common Land questa cifra si traduce in un’immersione totale: tre schermi, sedute comode, un ambiente sonoro avvolgente. L’obiettivo è creare «uno spazio di fruizione differente che può stimolare tutti i sensi», superando la tradizionale separazione tra palco e platea.

Trickster-p al Lac
Il Quotidiano 23.02.2026, 19:00
Galbiati descrive il percorso della compagnia come «una grande avventura in cui cerchiamo di esplorare costantemente nuovi territori», senza rinunciare ai pilastri della loro ricerca: ripensare il ruolo dello spettatore, integrarlo nella drammaturgia, trasformarlo in parte attiva del dispositivo scenico. Dopo esperienze intime come h.g. o Nettles e progetti collettivi come Book is a Book is a Book, Common Land sceglie una via intermedia: un’immersione condivisa, punteggiata da piccoli gesti partecipativi.
Il cuore concettuale dello spettacolo pulsa attorno alle reti miceliche, metafora delle connessioni invisibili che sostengono la vita. Il pubblico esplora un paesaggio in trasformazione senza muoversi, lasciando che lo sguardo generi traiettorie e narrazioni. Il tempo diventa guida: dalla grande Storia al tempo delle piccole cose, fino a quello quantico, dove «spazio e tempo coesistono nello stesso istante». L’intento è spostare la percezione, far vacillare i punti di riferimento, aprire nuove possibilità di sguardo.
Common Land è un’esperienza collettiva e insieme profondamente individuale, dove l’umano non è più centro ma parte di un ecosistema interdipendente. È un invito a rallentare, a perdersi per ritrovare un senso di appartenenza, a entrare in un territorio di visioni plurime che si sfiorano e talvolta si contraddicono. Galbiati rifiuta un’etichetta apertamente militante, ma riconosce che il lavoro «riesce a essere più politico quando non diventa militante», proprio perché apre spazi di riflessione invece di chiuderli in un messaggio univoco.
Il LAC, coproduttore e sostenitore storico della compagnia, rivendica l’importanza di investire nella ricerca artistica, paragonandola al cinema d’autore: senza sperimentazione, non esisterebbero nuove forme. Trickster‑p, sostenuta da istituzioni e fondazioni, è oggi una delle realtà ticinesi più riconosciute all’estero.
Le repliche, fino al 4 marzo, sono riservate a soli 22 spettatori per sessione: una scelta che rafforza l’intimità dell’esperienza. L’invito finale degli autori è semplice e programmatico: «lasciarsi stupire». Perché Common Land non si guarda soltanto: si abita. È un’odissea sensoriale che ci ricorda quanto siamo parte di un tessuto più grande, vivo e in continua trasformazione.
Kappa
Kappa 24.02.2026, 17:00
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