Arte e Spettacoli

“Mein Kampf”: la battaglia di Massini al Sociale

Il drammaturgo smonta il “Mein Kampf” riga per riga e lo porta in scena senza filtri: un confronto necessario con il linguaggio del potere e i suoi meccanismi, ieri come oggi. Al sociale di Bellinzona il 6 e 7 marzo

  • Oggi, 11:30
Mein Kampf di Massini
Di: Valentina Grignoli 

A 100 anni dalla sua stesura, il controverso “Mein Kampf” di Hitler rivive sul palco del Teatro Sociale di Bellinzona (6-7 marzo alle 20:45) in una versione teatrale curata da Stefano Massini.

Massini ha fatto una cosa che pareva impensabile: rimettere occhi e penna sul Mein Kampf. Pubblicato da Einaudi come Mein Kampf. Il testo definitivo, il suo monologo non è una riproposizione neutra dell’opera di Adolf Hitler ma nemmeno un’operazione scandalistica o di propaganda. Quello che il pluripremiato drammaturgo italiano ha fatto è piuttosto uno smontaggio sistematico dell’opera, riga per riga. Un’analisi approfondita, che dopo anni di lavoro si va a innestare con i testi dei comizi del Führer.
Per decenni Mein Kampf è stato un libro-tabù, quasi un oggetto radioattivo, incandescente, meglio non menzionarlo. Io per esempio me lo ero letta di nascosto, in un periodo di maniacale interesse per i meccanismi dei totalitarismi, la notte, nella mia stanza, senza farmi scoprire.

Ma nel 2016 la Germania, dopo anni di comprensibile timore, ne ha consentito di nuovo la distribuzione, corredata con una necessaria edizione critica che smontasse l’ideologia. Massini segue la stessa linea: ci ricorda la provenienza del libro, nato nel 1924 da Adolf Hitler che lo scrisse nella cella del carcere di Landsberg am Lech. E facendolo ci mostra che, al netto della mostruosità storica che ne seguirà, quel che rimane del testo è l’autobiografia ideologica di un trentacinquenne totalmente delirante, in cerca di capri espiatori e di rivincite esistenziali, un fanatico frustrato. C’è tutto dentro: dal primato della razza all’apoteosi del condottiero, dall’amore incontrollato per la massa alla febbre per la propaganda; un fiume di parole, fitto fitto di invettive, nel quale prende forma l’impalcatura del nazionalsocialismo. E diciamolo, non è nemmeno scritto bene: ripetitivo, ossessivo, martellante e, appunto, delirante. Alternando vittimismo e minaccia, umiliazione e promessa di riscatto, costruendo un “noi contro loro” piuttosto basic.
L’inquietudine è che tutto ciò è ripetibile e replicato. Gli elementi li conosciamo bene: disperazione collettiva, carisma personale, nemico ben identificato. Una combo che non appartiene solo al Novecento ma che racconta purtroppo ancora una certa propaganda del presente. Certo, oggi si è ramificata online e ci raggiunge capillarmente, ma quelle pagine già ne mostravano l’efficace meccanismo: generalizzazioni ripetute fino a sembrare verità, identità ferite trasformate in rabbia politica, nostalgia di grandezza come collante.

Dopo averlo riscritto, Stefano Massini ha portato il suo Mein Kampf nei teatri. «Pronunciare certe frasi sul palco è molto dura, tra le prove d’attore più difficili», dirà. «Ma nonostante ciò è necessario: abbiamo trasformato Hitler in un demonio, spostando il problema. Ma la domanda vera è un’altra: come hanno fatto milioni di cittadini di una delle nazioni più colte d’Europa a seguirlo?».
Prodotto dallo Stabile di Bolzano e dal Piccolo di Milano, il monologo ha debuttato nel 2024 al Teatro Strehler e ha poi proseguito su palchi illustri come La Pergola di Firenze, il Carignano di Torino, il Politeama Rossetti di Trieste e il Teatro Argentina a Roma. In una scena scarna, il drammaturgo attore affronta il testo hitleriano in maniera essenziale: non ci sono travestimenti né imitazioni, nemmeno gli iconici baffetti, sono le parole che riempiono lo spazio, permettendo agli spettatori di recepirle per quel che sono. Il monologo procede come un flusso ossessivo, finché oggetti concreti come valigie, cappotti, scarpe, libri precipitano sulla scena, materializzando il peso reale delle parole e della propaganda, le conseguenze dell’ideologia insomma. Anna Bandettini sul quotidiano La Repubblica parlò allora di «un elaborato montaggio di pensieri e parole di Hitler», con alcune riserve sull’operazione; mentre Krapp’s Last Post e Sipario.it sottolinearono il carattere civile e provocatorio di uno spettacolo che interroga il pubblico sul potere politico del linguaggio. Un lavoro necessario oggi più che mai, quanto meno per la riflessione che ne scaturisce, che sarà possibile vedere al Teatro Sociale di Bellinzona questa sera e domani.

10:58
Dietrofront di Amazon sulla libertà di vendita del libro

Il potere del linguaggio

Konsigli 05.03.2026, 18:00

  • Keystone
  • Sandra Sain

Ti potrebbe interessare