Arte e Spettacoli

L’Italia è tragicomica

Dal MAXXI un viaggio nell’identità italiana attraverso ironia, maschere e paradossi: un percorso che mostra come il nostro Paese continui a leggere il tragico ridendo dentro la tragedia, trasformando il riso in gesto culturale e politico

  • Oggi, 17:00
Maurizio Cattelan Comedian, 2019

Maurizio Cattelan Comedian, 2019

  • Maurizio Cattelan's Archive and Gallerie Perrotin
Di: Voci dipinte/Mat 

C’è un tratto ostinato che attraversa l’arte italiana, da Dante fino alle sperimentazioni contemporanee: l’incapacità di essere davvero tragica. È questa l’intuizione che guida Tragicomica, la grande mostra del MAXXI di Roma, un progetto che – come ricorda Monica Bonetti in Voci dipinte– «riscrive la mappa dell’arte italiana dal dopoguerra ad oggi». Non una semplice rassegna, ma un tentativo di leggere l’identità culturale del Paese attraverso la sua postura più profonda: quella risata che nasce dentro il dolore, non contro di esso.

La mostra Tragicomica è visitabile al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, dove resterà aperta al pubblico fino al 6 ottobre 2024. La mostra è organizzata dal MAXXI , in collaborazione con il Centre d’Art Contemporain di Ginevra, ed è curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi. Ambedue sono stati intervistati da Monica Bonetti in Voci dipinte.

L’idea affonda le radici in una riflessione di Giorgio Agamben, citata da Andrea Bellini, secondo cui «uno dei tratti che più tenacemente caratterizzano la cultura italiana è la sua essenziale pertinenza alla sfera comica e il suo conseguente rifiuto della tragedia». È un rovesciamento radicale della tradizione greca: se là si nasce innocenti e si muore colpevoli, nella cultura cattolica si nasce «colpevoli e si muore innocenti», grazie ai riti che sciolgono la colpa. Da qui, forse, la nostra attitudine a «ridere della morte», a trasformare il tragico in un materiale da plasmare, da sdrammatizzare, da attraversare con un sorriso storto.

58:29
Tragicomica_exhibition_view_foto©Simon_d'Exea_courtesy_Fondazione_MAXXI-1.jpg

La risata che ribella

Voci dipinte 26.04.2026, 10:35

  • Courtesy: Fondazione MAXXI maxxi.art
  • Monica Bonetti

La mostra, con oltre 130 artisti e 300 opere, diventa così un atlante dell’italianità vista attraverso l’ironia, il grottesco, il paradosso. Non è un caso che Francesco Stocchi la definisca «uno specchio di che cosa essere italiani»: un’identità che non si lascia schiacciare dal peso della storia, ma la metabolizza attraverso la deformazione, la caricatura, la maschera.

Ed è proprio la maschera uno dei nuclei più affascinanti del percorso. Bellini ricorda che essa offre «la possibilità del gioco, delle identità, del carattere anonimo». Ma soprattutto, storicamente, permette di «prendere gioco del potere». È la funzione del giullare, del buffone, del Pulcinella che sfida l’autorità ridendo. In un Paese attraversato per secoli da dominazioni straniere, la maschera diventa un dispositivo di sopravvivenza: un modo per dire ciò che non si può dire, per ribaltare il mondo senza dichiararlo apertamente.

Accanto a questo filone, Tragicomica restituisce finalmente centralità alle artiste donne, che hanno usato l’ironia come «un’arma di guerriglia per smantellare il patriarcato e le sue maschere». Per secoli, alle donne è stata negata la possibilità stessa di essere ironiche: la loro identità era già una maschera imposta dall’esterno. Le femministe degli anni Settanta hanno capito che il riso poteva diventare un gesto politico, un modo per incrinare ruoli e gerarchie. Le “piccole personali” dedicate a figure come Mirella Bentivoglio o Clément Parrocchetti mostrano quanto questa genealogia sia stata ignorata e quanto sia urgente riportarla al centro.

In un presente in cui, come osserva Bellini, «ci sono alcuni clown che governano nazioni che vogliono farci credere a delle fandonie», il tragicomico non è più un genere: è una condizione. Non si ride nonostante il tragico, ma dentro il tragico. L’arte non offre soluzioni, ma apre fessure, crea distanza, permette di respirare in un mondo che tende a soffocare.

Tragicomica è dunque un invito a riconoscere nella risata una forma di lucidità, un gesto di resistenza, un modo per restare umani. Perché, come ricordava Monicelli, la commedia non è altro che la tragedia vista di spalle.

Ti potrebbe interessare