Arte e Spettacoli

Il Centro Culturale Svizzero di Parigi riapre

Dopo quattro anni di lavori, il CCS riapre nel cuore del Marais con spazi ripensati e una nuova ambizione internazionale: restituire alla cultura elvetica un luogo di dialogo, sperimentazione e presenza nel panorama parigino

  • Oggi, 12:05
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  • © Florine-Leoni, CCS
Di: Mat 

Dopo quattro anni di silenzio, il Centre culturel suisse di Parigi riapre oggi le sue porte nel cuore del Marais. Non è una semplice riapertura: è un ritorno di voce. Il CCS, primo avamposto culturale svizzero all’estero fin dal 1985, torna a essere ciò che Parigi aveva imparato a riconoscere in lui: un luogo di attraversamento, di frizione, di incontro. Un laboratorio dove la Svizzera non si limita a mostrarsi, ma si reinventa.

Il restauro dell’hôtel particulier di rue des Francs-Bourgeois non è stato un maquillage, bensì una rifondazione. Gli studi ASBR e Truwant + Rodet + hanno lavorato come si lavora su un organismo vivente: rispettandone la memoria, ma dotandolo di nuovi organi. Gli spazi sono più fluidi, più permeabili, più adatti a una scena artistica che non conosce più confini disciplinari. Piccoli, sì, ma pensati per essere intensi. Come ha osservato il direttore Jean-Marc Diébold, «la Svizzera è un paese piccolo, ma performante»: il CCS ora le assomiglia ancora di più.

Durante i lavori, il centro non è scomparso: si è moltiplicato. Ha viaggiato “hors les murs”, portando artisti svizzeri da Dunkerque alla Guadalupa, trasformando l’assenza in movimento. Questa diaspora culturale ha ampliato la rete di relazioni, rendendo la riapertura non un ritorno al passato, ma l’inizio di una nuova geografia.

La programmazione inaugurale è un manifesto: mostre, performance, musica, teatro, incontri. Una costellazione di linguaggi che restituisce la complessità della scena elvetica contemporanea. Alla cerimonia di oggi partecipa anche la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, a conferma del ruolo diplomatico del CCS, che negli anni non ha esitato a provocare, discutere, scuotere. Basti ricordare la controversa mostra di Thomas Hirschhorn nel 2004, capace di far tremare perfino i palazzi federali.

La riapertura del CCS arriva in un momento in cui la politica culturale internazionale è più necessaria che mai. Parigi è un ecosistema competitivo, sovraccarico, ma anche un crocevia unico. Per gli artisti svizzeri, il centro rappresenta una piattaforma di visibilità e di dialogo, un luogo dove la loro voce può risuonare oltre i confini nazionali. Non un semplice “vetrina”, ma un dispositivo di scambio.

Il nuovo CCS è, in fondo, una dichiarazione: la cultura non è un ornamento, ma una forma di presenza. E la Svizzera, con questa riapertura, riafferma la volontà di esserci — con discrezione, certo, ma anche con ambizione.

Legato a RG del 24.03.2026, ore 12.30

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