Arte e Spettacoli

“Il cane che si morde la coda” a Mendrisio

Da venerdì 8 maggio a venerdì 5 giugno 2026, CALCI presenta un’esposizione collettiva nello spazio Ai Molti Tesori di Mendrisio. Attraverso le opere di 10 artisti, la mostra indaga il provincialismo come condizione fisica, sociale e psicologica, oltre i confini geografici

  • 2 ore fa
Flyer della mostra "Il cane che si morde la coda"

Flyer della mostra "Il cane che si morde la coda"

  • Gabriele Martini
Di: Giorgia Fasola  

L’associazione CALCI

Nata spontaneamente dall’esigenza di scambio e sostegno nella produzione artistica indipendente, CALCI è attiva in Ticino dal 2022. Con un approccio politico ma non partitico, realizza progetti basati sul confronto creativo e ideologico, coinvolgendo la scena locale in momenti di dialogo che stimolano il senso critico.

Associazione CALCI

Associazione CALCI

L’associazione si propone come una piattaforma di incontro tra artisti e pubblico: un modo per favorire la comprensione reciproca e creare una comunità culturale partecipativa.

Il cane che si morde la coda

L’ultima proposta di CALCI riunisce dieci artisti emergenti, tra Svizzera e scena internazionale, in un’esposizione che intreccia pratiche contemporanee e una performance musicale.

Al centro della mostra c’è il tema del provincialismo: un atteggiamento spesso associato a contesti periferici, fatto di chiusura, diffidenza verso l’altro e tendenza al conformismo. Oggi però non è più solo una questione geografica: il provincialismo attraversa anche spazi urbani e culturali, insinuandosi nei modi in cui guardiamo gli altri e noi.

In questo progetto il provincialismo diventa qualcosa di più sottile: una tensione tra apertura e chiusura, tra appartenenza e rifiuto del diverso. È un fenomeno fisico, sociale e psicologico che si manifesta nei corpi, negli spazi e nelle relazioni, spesso anche dove meno ce lo aspettiamo. La mostra non lo condanna, ma lo osserva come un sistema complesso, capace sia di limitare, sia di trasformarsi in risorsa.

Tra le voci in mostra, ci soffermiamo su tre artisti, che offrono letture diverse di questa tematica:

Asia Capaldi, Lugano (1999)

La pratica dell’artista esplora i codici della femminilità, delle convenzioni estetiche e dell’esuberanza. Attraverso un linguaggio visivo basato su ipervisibilità e ornamento, mette in crisi le nozioni di ciò che è considerato appropriato, elegante o professionale. In questo contesto, l’eccesso non è uno stile ma uno strumento per mettere in luce le dinamiche di giudizio, controllo ed esclusione sul corpo femminile.

Asia Capaldi, preparazione alla mostra “Amo, noi”, Kulturfolger, 2025

Asia Capaldi, preparazione alla mostra “Amo, noi”, Kulturfolger, 2025

Per la mostra presenta un trittico fotografico stampato su bandiere, che richiama uno spirito patriottico e nazionalista. Grazie a un approccio visivo volutamente “volgare” l’opera affronta il decoro come sistema di controllo sociale, trasformando proprio la volgarità in una forma di resistenza e riappropriazione.

Ernastyna Orlowska, Polonia (1987)

La pratica dell’artista si colloca tra arte visiva, coreografia e performance, con un’attenzione al corpo e alle sue zone di conflitto. Attraverso un immaginario abitato da figure ibride e disturbanti, rielabora oggetti e materiali di recupero, mettendo in discussione le norme culturali legate all’identità e alla fisicità.

Ernestyna Orlowska, Make Your Body Your Machine, 2021

Ernestyna Orlowska, Make Your Body Your Machine, 2021

  • © Ernestyna Orlowska. Foto: Margot Roth

La sua ricerca recente indaga la condizione neoliberale, esplorando come l’estetica della “lotta” possa rivelare le tensioni tra soggettività, controllo e resistenza.

Per la mostra presenta un video che analizza il provincialismo da una prospettiva femminile, interrogando l’immaginario delle “momfluencer” come esempio di trasformazione della vita privata in contenuto e valore economico.

Robin Mettler, Berna (1993)

La pratica dell’artista si concentra sulla scultura e sulla sperimentazione di elementi eterogenei, combinando oggetti trovati o di recupero con componenti industriali come bronzo, resina e vetro. Con una formazione da falegname e un background nel campo creativo, sviluppa lavori dall’estetica distopica come tracce di un’altra dimensione che sembra da sempre parte dell’ambiente.

Robin Mettler, Knochen, 2025

Robin Mettler, Knochen, 2025

Per la mostra parte dalla sua esperienza nella cura del paesaggio alpino ticinese, interrogando l’ossimoro tra “cura e mantenimento” della natura e la sua effettiva manipolazione tecnologica. Le opere presentate riutilizzano manufatti appartenenti all’outdoor e alla sfera della decorazione, che attraverso la trasformazione artistica mettono in tensione l’idea stessa di intervento e riproduzione del naturale.

55:43
immagine

Bertille Bak

Voci dipinte 10.05.2026, 10:35

  • Imago Images
  • Emanuela Burgazzoli

Ti potrebbe interessare