Conosciuta come “la madre della Nouvelle Vague”, è stata la prima cineasta donna insignita dell’Oscar alla carriera, ma anche la prima a vincere ai festival di Cannes, Venezia, Berlino e Locarno. “She is art” ha detto di lei Martin Scorsese, elogiando il suo lavoro e la sua attitudine indipendente. Dotata di uno sguardo libero, curioso e pronto a catturare la realtà in modo profondo e leggero al contempo, Agnès Varda è stata una grande innovatrice nel campo del cinema, della fotografia, e dell’arte in generale. Oggi, a sette anni dalla sua scomparsa, due grandi mostre la celebrano in Italia: a Roma, a Villa Medici, fino al 25 maggio 2026 è allestita Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma, incentrata sulla sua opera fotografica; mentre alla Galleria Modernissimo di Bologna, fino al 10 gennaio 2027 l’ampia retrospettiva Viva Varda! Il cinema è donna ne ripercorrere l’intera vicenda artistica e biografica. Due progetti espositivi che restituiscono il profilo di una personalità poliedrica, unica e trascinante che, più che mostrare, desiderava «trasmettere la voglia di vedere».

Agnès Varda nel suo studio fotografico in rue Daguerre, 1955
Inconfondibile caschetto e occhi vispi, indole schietta e spumeggiante, per quasi settant’anni Agnès Varda ha raccontato per immagini sé stessa e il mondo, mescolando ironia e poesia, gioco e impegno civile con uno stile estremamente personale e spontaneo. «Il caso è sempre stato il migliore dei miei assistenti» diceva. E a chi le chiedeva che cosa fosse il cinema, rispondeva: «È luce che arriva da qualche parte e che è trattenuta da immagini più o meno scure, più o meno colorate. Quando sono lì ho l’impressione di abitare il cinema: come se fosse la mia casa, come se ci avessi sempre vissuto». Del resto, per lei arte e vita furono sempre strettamente intrecciati. Nata in Belgio nel 1928, giunge a Parigi nel 1943, dove frequenta l’École du Louvre, scegliendo di dedicarsi alla fotografia per la possibilità di coniugare lavoro manuale e riflessione intellettuale.

Agnès Varda, Autoritratto davanti a un dipinto di Gentile Bellini, Venezia, 1959
All’inizio degli anni Cinquanta muove i primi passi come fotografa, collaborando con il Théâtre National Populaire di Jean Vilar e con il Festival di Avignone. Tale esperienza la introduce nel mondo artistico parigino, permettendole di realizzare numerosi ritratti e servizi fotografici. È in questo periodo che Varda si trasferisce al civico 86 di rue Daguerre, a Montparnasse, in un cortile-atelier che sarà il suo luogo di vita e di lavoro lungo tutta la sua carriera. Qui Varda fonda la sua casa di produzione, la Ciné-Tamaris, e realizza i suoi primi film. “Cinécriture” (“cine-scrittura”): è così che la regista definisce il suo metodo di lavoro, un mix di progettazione, improvvisazione e montaggio, dove il documentario si fonde con la finzione.
La filmografia di Agnès Varda è un intrecciarsi di volti e luoghi, di istanti di vita quotidiana e relazioni umane, ma soprattutto è un susseguirsi di affascinanti ritratti femminili: come la giovane cantante della pellicola Cléo dalle 5 alle 7 (Cléo de 5 à 7, 1962), che percorre le vie di Parigi mentre attende i risultati un importante esame medico, o come l’arrabbiata vagabonda del potente film Senza tetto né legge (Sans toit ni loi, 1985), che vale a Varda il Leone d’oro a Venezia, oppure, ancora, come l’omaggio all’amica Jane Birkin nell’intimo Jane B. par Agnès V. (1988). Tutte pellicole che intendono sfatare i luoghi comuni e allontanarsi dai “cliché collettivi”, come li definiva la regista.

Agnès Varda, Oncle Yanco
Ma Agnès Varda non era attenta solo ai diritti e alle emozioni delle donne: nel corso della sua carriera ha affrontato sovente i temi della marginalità, della povertà e dell’oppressione, parlando per esempio della rivoluzione cubana (Salut les Cubains, 1964), dei movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti (Black Panthers, 1968) o dell’attività degli spigolatori che «vivono degli avanzi degli altri» in La vita è un raccolto (Les glaneurs et la glaneuse, 2000), solo per fare qualche esempio.

Fotogramma dal film 'Oncle Yanco', Agnès Varda
Tra le pellicole di Varda non possiamo naturalmente dimenticare i diversi tributi dedicati all’amato Jacques Demy, marito, amico e complice di tanti progetti per oltre trent’anni.
Il discorso di Agnès Varda
RSI Cultura 29.03.2019, 16:35
Instancabile e attiva fino alla tarda età, tanto da riprendere a viaggiare su e giù per la Francia a ottantotto anni insieme all’artista JR per girare il bellissimo film Visages, Villages (2017), Agnès Varda ci ha lasciato nel 2019, non prima di concludere il suo ultimo film-documentario, Varda par Agnès, un toccante autoritratto dove ripercorre la sua carriera e chiarisce una volta di più il suo processo creativo, basato su tre concetti chiave: ispirazione, creazione e condivisione.
La Lisistrata al LAC
Charlot 03.05.2026, 14:35
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