Arte e Spettacoli

Agnès Varda, una grande innovatrice tra leggerezza e profondità

È Varda mania! Due mostre in Italia le rendono omaggio, celebrando il suo splendido lascito tra cinema, fotografia e arti visive

  • Oggi, 17:00
Agnès Varda, fotogramma da 'Varda par Agnès'

Agnès Varda, fotogramma da 'Varda par Agnès'

  • Ciné-Tamaris
Di: Francesca Cogoni 

Conosciuta come “la madre della Nouvelle Vague”, è stata la prima cineasta donna insignita dell’Oscar alla carriera, ma anche la prima a vincere ai festival di Cannes, Venezia, Berlino e Locarno. “She is art” ha detto di lei Martin Scorsese, elogiando il suo lavoro e la sua attitudine indipendente. Dotata di uno sguardo libero, curioso e pronto a catturare la realtà in modo profondo e leggero al contempo, Agnès Varda è stata una grande innovatrice nel campo del cinema, della fotografia, e dell’arte in generale. Oggi, a sette anni dalla sua scomparsa, due grandi mostre la celebrano in Italia: a Roma, a Villa Medici, fino al 25 maggio 2026 è allestita Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma, incentrata sulla sua opera fotografica; mentre alla Galleria Modernissimo di Bologna, fino al 10 gennaio 2027 l’ampia retrospettiva Viva Varda! Il cinema è donna ne ripercorrere l’intera vicenda artistica e biografica. Due progetti espositivi che restituiscono il profilo di una personalità poliedrica, unica e trascinante che, più che mostrare, desiderava «trasmettere la voglia di vedere».

Agnès Varda nel suo studio fotografico in rue Daguerre, 1955

Agnès Varda nel suo studio fotografico in rue Daguerre, 1955

  • Succession Agnès Varda

Inconfondibile caschetto e occhi vispi, indole schietta e spumeggiante, per quasi settant’anni Agnès Varda ha raccontato per immagini sé stessa e il mondo, mescolando ironia e poesia, gioco e impegno civile con uno stile estremamente personale e spontaneo. «Il caso è sempre stato il migliore dei miei assistenti» diceva. E a chi le chiedeva che cosa fosse il cinema, rispondeva: «È luce che arriva da qualche parte e che è trattenuta da immagini più o meno scure, più o meno colorate. Quando sono lì ho l’impressione di abitare il cinema: come se fosse la mia casa, come se ci avessi sempre vissuto». Del resto, per lei arte e vita furono sempre strettamente intrecciati. Nata in Belgio nel 1928, giunge a Parigi nel 1943, dove frequenta l’École du Louvre, scegliendo di dedicarsi alla fotografia per la possibilità di coniugare lavoro manuale e riflessione intellettuale.

Agnès Varda, Autoritratto davanti a un dipinto di Gentile Bellini, Venezia, 1959

Agnès Varda, Autoritratto davanti a un dipinto di Gentile Bellini, Venezia, 1959

  • Succession Agnès Varda

All’inizio degli anni Cinquanta muove i primi passi come fotografa, collaborando con il Théâtre National Populaire di Jean Vilar e con il Festival di Avignone. Tale esperienza la introduce nel mondo artistico parigino, permettendole di realizzare numerosi ritratti e servizi fotografici. È in questo periodo che Varda si trasferisce al civico 86 di rue Daguerre, a Montparnasse, in un cortile-atelier che sarà il suo luogo di vita e di lavoro lungo tutta la sua carriera. Qui Varda fonda la sua casa di produzione, la Ciné-Tamaris, e realizza i suoi primi film. “Cinécriture” (“cine-scrittura”): è così che la regista definisce il suo metodo di lavoro, un mix di progettazione, improvvisazione e montaggio, dove il documentario si fonde con la finzione.

La filmografia di Agnès Varda è un intrecciarsi di volti e luoghi, di istanti di vita quotidiana e relazioni umane, ma soprattutto è un susseguirsi di affascinanti ritratti femminili: come la giovane cantante della pellicola Cléo dalle 5 alle 7 (Cléo de 5 à 7, 1962), che percorre le vie di Parigi mentre attende i risultati un importante esame medico, o come l’arrabbiata vagabonda del potente film Senza tetto né legge (Sans toit ni loi, 1985), che vale a Varda il Leone d’oro a Venezia, oppure, ancora, come l’omaggio all’amica Jane Birkin nell’intimo Jane B. par Agnès V. (1988). Tutte pellicole che intendono sfatare i luoghi comuni e allontanarsi dai “cliché collettivi”, come li definiva la regista.

Agnès Varda, Oncle Yanco

Agnès Varda, Oncle Yanco

  • Ciné-Tamaris

Ma Agnès Varda non era attenta solo ai diritti e alle emozioni delle donne: nel corso della sua carriera ha affrontato sovente i temi della marginalità, della povertà e dell’oppressione, parlando per esempio della rivoluzione cubana (Salut les Cubains, 1964), dei movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti (Black Panthers, 1968) o dell’attività degli spigolatori che «vivono degli avanzi degli altri» in La vita è un raccolto (Les glaneurs et la glaneuse, 2000), solo per fare qualche esempio.

Fotogramma dal film 'Oncle Yanco', Agnès Varda

Fotogramma dal film 'Oncle Yanco', Agnès Varda

  • Ciné-Tamaris

Tra le pellicole di Varda non possiamo naturalmente dimenticare i diversi tributi dedicati all’amato Jacques Demy, marito, amico e complice di tanti progetti per oltre trent’anni.

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Il discorso di Agnès Varda

RSI Cultura 29.03.2019, 16:35

  • © Keystone

Instancabile e attiva fino alla tarda età, tanto da riprendere a viaggiare su e giù per la Francia a ottantotto anni insieme all’artista JR per girare il bellissimo film Visages, Villages (2017), Agnès Varda ci ha lasciato nel 2019, non prima di concludere il suo ultimo film-documentario, Varda par Agnès, un toccante autoritratto dove ripercorre la sua carriera e chiarisce una volta di più il suo processo creativo, basato su tre concetti chiave: ispirazione, creazione e condivisione.

59:46
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La Lisistrata al LAC

Charlot 03.05.2026, 14:35

  • Imago Images
  • Barbara Camplani

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