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Kévin Germanier: haute couture dagli scarti

Perline vintage, nastri natalizi riciclati e fibra tessile recuperata: «Les Monstrueuses» svela l’estetica che sta conquistando la moda internazionale. Al Mudac di Losanna fino al 22 marzo

  • Oggi, 10:00
Una delle creazioni di Germanier

Una delle creazioni di Germanier

  • RSI
Di: Neo/lp 

Il Mudac di Losanna spalanca le porte al mondo visionario di Kévin Germanier, considerato tra i giovani talenti più interessanti dell’haute couture svizzera .«Les Monstrueuses» non è una retrospettiva, ma un’immersione totale nel suo processo creativo: 300 metri quadrati trasformati in universi luminosi, materici, sensuali, dove gli abiti brillano di perline recuperate, fibre tessili dimenticate e nastri natalizi strappati dai rifiuti.

A guidarci dietro le quinte della mostra (dal 7 novembre 2025 al 22 marzo 2026) è Rafaël Santianez, consulente scientifico del Mudac, che racconta Germanier come un creatore capace di coniugare alta moda ed ecologia senza perdere in spettacolarità.

Un nuovo sguardo sull’alta moda

«Fare moda e fare alta moda è la stessa cosa, solo fatta diversamente», racconta Santianez ai microfoni di Neo e spiega che l’idea della mostra nasce dal desiderio di lavorare con un giovane talento svizzero capace di dialogare con i temi ecologici, oggi più attuali che mai.

Dopo aver studiato alla prestigiosa Central Saint Martins di Londra ed essersi fatto notare come finalista al LVMH Prize, Germanier (classe 1992) entra ufficialmente nell’alta moda solo nel 2025, ma il suo approccio era già da tempo inerente alla haute couture.

A distinguerlo è la sua ossessione creativa: usare scarti e materiali considerati senza valore e portarli a nuova vita. «Ciò che gli interessa davvero», continua Santianez, «è capire come qualcosa di apparentemente inutilizzabile possa diventare bello, acquisendo un valore reale». Nessuna produzione di massa: i suoi capi esistono in quantità minime, quasi pezzi unici. Un’estetica che non rinuncia alla magia: colori saturi, forme futuristiche, superfici luccicanti che hanno conquistato star come Lady Gaga e Beyoncé.

L’arte dell’accostamento: perline, maglia e nastri natalizi

Il vero marchio di fabbrica sono le sfumature e gli accostamenti inaspettati. Nelle sue creazioni si trovano maglie fatte a mano accanto a perline vintage, e subito dopo elementi recuperati dai rifiuti, come i nastri dei pacchetti di Natale. È questo gioco continuo che definisce il suo lavoro.

Germanier non rivendica la paternità dell’upcycling: ricorda anzi che questa pratica esiste da sempre. Santaniez stesso ricorda la nonna che aggiustava i jeans con le toppe: lo stilista non ha fatto altro che riprendere quella tecnica, aggiornandola ai materiali più vicini alla nostra generazione.

Germanier porta nel mondo l’immaginario del suo Vallese natale, trasformandolo in linguaggio di moda. Lavora con magliaie locali (coordinate dalla madre) per intrecciare nelle sue creazioni un sapere artigianale che rischia di scomparire. Ne nasce un dialogo sorprendente tra tradizione e avanguardia: un patrimonio culturale che non resta ancorato al passato, ma si proietta sulla passerella internazionale con una forza nuova.

Oltre la moda: una riflessione sul consumo

La mostra non punta a colpevolizzare il pubblico per le proprie scelte d’acquisto. Piuttosto, vuole stimolare una riflessione su come consumiamo e magari spingere a cambiare qualche abitudine. Nel percorso espositivo, gli abiti sono solo una parte del racconto: l’obiettivo è mostrare che esistono altri modi di pensare la moda, il design e il nostro rapporto con la società. Soprattutto per i più giovani, che magari inizieranno a consumare in modo diverso, o almeno a pensare che un’alternativa esiste.

Per Santaniez, questo è uno dei ruoli fondamentali di un museo: deve avere anche una funzione civile, proponendo nuovi punti di vista. E Germanier, con la sua estetica potente e la sua filosofia circolare, è il testimonial ideale: uno stilista che trasforma la fragilità degli scarti in una dichiarazione di libertà creativa.

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