La Biennale d’Arte di Venezia 2026 si è aperta in un clima carico di tensioni e contraddizioni, con al centro delle controversie le grandi fratture geopolitiche del presente. La presenza di Russia e Israele ha suscitato reazioni e prese di posizione, riportando i padiglioni nazionali al centro di una dimensione che è anche simbolica. Ma tensione e polemiche non sono una novità. La Biennale, fin dalla seconda metà del Novecento, è stata uno spazio attraversato da conflitti culturali e ideologici, dove il ruolo dell’arte è stato più volte discusso e messo in crisi.

Biennale di Venezia nella tormenta
Telegiornale 02.05.2026, 12:30
È proprio in questa tradizione di arte che si confronta con la storia e con la politica che si inserisce la figura di Renato Guttuso (1911‑1987), uno dei protagonisti della pittura neorealista italiana. La sua presenza alla Biennale, ripetuta nel corso dei decenni, non fu mai soltanto espositiva: Guttuso portava con sé un’idea di arte come presa di posizione, come responsabilità civile, come strumento per leggere e denunciare il proprio tempo. Non a caso, accanto alla sua attività artistica, si impegnò direttamente nella vita pubblica come senatore del Partito Comunista Italiano tra il 1976 e il 1983.
Questa visione etica della pittura attraversa tutta la sua produzione, dai paesaggi siciliani alle nature morte, sempre con lo sguardo puntato sulle contraddizioni del presente. Emblematico è Crocifissione (1941), dove il tema sacro diventa una potente allegoria della violenza e della sofferenza umana nel pieno della guerra, riletta attraverso un linguaggio espressionista che all’epoca suscitò reazioni durissime da parte della Chiesa.
Renato Guttuso
RSI Cultura 13.05.2026, 14:21
Guttuso ha fatto della pittura uno strumento di intervento nella realtà. Il suo realismo non era semplice rappresentazione, ma partecipazione: un modo per raccontare il lavoro, le disuguaglianze, i conflitti sociali.
La prima Biennale a cui Guttuso prese parte fu quella del 1948, con il gruppo Fronte Nuovo delle Arti, che riuniva artisti impegnati a rinnovare l’arte italiana dopo il fascismo, con una forte attenzione ai temi sociali e politici. Tornò negli anni successivi con opere come Occupazione delle terre incolte in Sicilia e Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, portando al centro della scena artistica temi come le lotte sociali e la storia collettiva.
Queste presenze si inserivano in un dibattito acceso, che opponeva realismo e astrazione e metteva in discussione il ruolo stesso dell’arte: autonoma o impegnata, formale o politica. La Biennale era già, allora, un luogo di confronto e divisione.
Guttuso non è stato un caso isolato: altri artisti del Novecento, da Picasso ai protagonisti del realismo europeo, avevano già affrontato lo stesso nodo. Ma nel contesto italiano, Guttuso resta una delle figure più emblematiche di questo intreccio tra arte e impegno.
Nella Biennale di Venezia 2026, intitolata In Minor Keys e curata postuma da Koyo Kouoh, diverse opere richiamano la potenza simbolica di Crocifissione: mentre l’artista utilizzava l’opera come metafora politica del sacrificio umano contro l’orrore della guerra, gli artisti selezionati da Kouoh reinterpretano il dolore attraverso «tonalità minori»: non meno incisive, ma spesso orientate verso forme di ascolto, sottrazione o riflessione. Metterle a confronto con Crocifissione significa esplorare come il linguaggio del dolore si sia evoluto negli anni
In questo senso, guardando alla Biennale 2026, il lavoro di Guttuso appare come parte di una continuità più che come un riferimento isolato. Le domande che attraversano questa edizione — può esistere un’arte neutrale? Qual è il rapporto tra immagine e responsabilità? — sono le stesse che hanno segnato il Novecento e che Guttuso ha incarnato con radicalità. Nelle fasi più critiche, l’arte tende a farsi spazio di presa di posizione, di esposizione, di rischio. E così anche oggi: la Biennale 2026 non rappresenta una rottura, ma un ritorno a quella tradizione in cui l’arte non si limita a osservare il mondo, ma è chiamata a prenderne parte
Politica biennale d’arte
Alphaville 11.05.2026, 12:05
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