Fiori alti dieci metri, steli che sembrano piegarsi e rialzarsi tra il cemento, foglie che abbracciano facciate e finestre. Le opere di Mona Caron, artista ticinese di base a San Francisco, ridisegnano il paesaggio urbano con un gesto insieme poetico e politico. Oggi queste creazioni impossibili da spostare – perché nate per vivere sui muri del mondo – trovano nuova forma nella mostra “Mona Caron. Centumvalles herbarium – la resilienza della vita”, visitabile fino al 25 ottobre 2026 al Museo Centovalli e Pedemonte di Intragna.
L’esposizione non presenta i murales in sé, ma una loro trasposizione fotografica. Un limite apparente che diventa invece un punto di forza: «È un modo per vedere queste opere con il loro contesto urbano», spiega Caron, sottolineando come le immagini permettano di cogliere la relazione tra pittura e ambiente. Ne nasce una sorta di erbario contemporaneo, dove ogni “pianta” è radicata nella città che la ospita.

San Paolo, Brasile
Per l’artista, infatti, le sue gigantesche erbacce non sono semplici decorazioni. «Non hanno bordi: sono composizioni sulla città», racconta. Ogni intervento nasce dal dialogo con l’architettura circostante, che diventa parte integrante dell’opera. Le piante crescono così dentro e contro gli spazi urbani, reinterpretandoli.
Dietro la scala monumentale dei murales si cela anche una dimensione profondamente sociale. «Quello che mi interessa non è tanto la tecnica […] bensì il processo di coinvolgimento», afferma Caron. I suoi lavori spesso si intrecciano con comunità locali e movimenti per la giustizia climatica, trasformando l’arte pubblica in strumento di partecipazione e consapevolezza. Non a caso l’artista si definisce anche “artivista”: «Ho usato le mie capacità in servizio a movimenti che cercano di migliorare il mondo».
Il filo rosso della mostra è racchiuso nella parola “resilienza”. Ma per Caron non si tratta di un concetto astratto: «È una resistenza dolce», spiega, evocando le erbacce che resistono ai tagli e tornano a crescere. «Invece di un’azione drammatica, è l’insistenza nella vita, il trovare la nostra crepa per crescere». Le sue piante diventano così metafora di una forza silenziosa, capace di trasformare tanto la natura quanto la società.

Lisbona, Portogallo
Se inizialmente i soggetti vegetali avevano una dimensione più libera e quasi antropomorfa, i lavori più recenti mostrano un’attenzione crescente alla flora locale. Anche in Ticino, dove ha realizzato nuove opere, Caron guarda alla biodiversità con sguardo rinnovato, «con l’intenzione di celebrare la nostra flora autoctona».
Il contesto resta però determinante. «Ogni terra ha la sua flora», osserva l’artista. Nelle grandi metropoli, dove domina il cemento, le sue piante incarnano una resistenza visibile, quasi necessaria. In Ticino, immerso nel verde, assumono invece un valore diverso, più contemplativo.
E proprio a Intragna il dialogo tra arte e territorio è destinato a proseguire: nei prossimi mesi Caron realizzerà nuovi murales direttamente sulle pareti del museo, promettendo «sorprese» per l’estate. Un ulteriore capitolo di un’opera che continua a crescere, come le sue piante, trovando sempre una nuova crepa da cui fiorire.
L’erbario sui muri
Alphaville 14.05.2026, 11:05
Contenuto audio





