Fotografia

Alberto Flammer in mostra a Biasca

La mostra “Dell’apparente 1958-1988” riporta alla luce il Ticino in trasformazione fotografato da Flammer: un viaggio tra documentazione, sperimentazione e l’ambiguità profonda dell’immagine

  • Un'ora fa
  • Un'ora fa
Alberto Flammer
Di: Alphaville/Mat 

La Casa Cavalier Pelanda di Biasca riapre le sue sale a un ritorno potente: quello di Alberto Flammer, uno dei fotografi più significativi del Ticino del Novecento. “Dell’apparente 1958-1988” illumina i primi trent’anni della sua carriera, un periodo in cui il Cantone cambia volto a una velocità vertiginosa. Le sue immagini catturano l’ultimo respiro del mondo contadino e l’irrompere della modernità, restituendo un Ticino sospeso, fragile, in trasformazione. È un viaggio dentro un territorio che si riconosce e si sorprende, perché Flammer non documenta soltanto: ascolta, osserva, interroga.

Intervistato da Francesca Rodesino in Alphaville, il curatore Elio Schettini sottolinea il valore simbolico della sede: «Casa Cavalier Pelanda è stata ristrutturata negli anni ’80 da due architetti importanti ticinesi, ed è diventata da allora un centro espositivo importante per l’area delle Tre Valli». Oggi, dopo un restauro completo, la Casa Pelanda torna a essere un luogo di riferimento, e l’omaggio a Flammer inaugura una stagione culturale ambiziosa. Il dialogo con Flavio Paolucci, primo artista ospitato nelle sale rinnovate e amico fraterno di Flammer, aggiunge profondità: due figure che hanno segnato l’arte ticinese e che nel 1988 esposero insieme al neonato Museo Cantonale d’Arte.

13:00
Alberto Flammer

Alberto Flammer

Alphaville 16.04.2026, 11:05

  • Ti-Press
  • Francesca Rodesino

Il percorso si apre con il Flammer documentarista: due piani, circa 120-130 fotografie, molte inedite, stampate in formato vintage. È un archivio vivo, che attraversa temi come il Ticino rurale, la morte, la sessualità, i ritratti. Schettini ricorda come il fotografo, ereditato lo studio del padre nel 1958, abbia seguito per vent’anni la realtà ticinese «documentando in tutti i suoi aspetti, spesso a fianco degli scrittori che in quegli anni raccontano il Ticino in modo particolare». Ma già sotto la superficie si intravedeva un’altra tensione: una ricerca più inquieta, più libera.

Questa svolta emerge con forza al terzo piano, dove trovano spazio i lavori sperimentali degli anni ’80: nudi, alberi, sculture ottenute tramite doppia esposizione. Qui Flammer mette in crisi la fotografia stessa, la sua pretesa di verità, la sua illusione di trasparenza. «La fotografia ci mostra ciò che appare, ciò che si rende visibile, ciò che la luce rende visibile. Ma, come sappiamo, l’apparente è ciò che appare, qualcosa che sembra ma che non è», osserva Schettini. È la chiave dell’intera mostra: l’immagine come soglia, come inganno, come rivelazione.

A completare l’esposizione, due pubblicazioni: un catalogo con una cinquantina di fotografie inedite della serie “Oggetti” e una raccolta di racconti di cinque autori ticinesi contemporanei – Vanni Bianconi, Doris Femminis, Anna Ruchat, Oliver Scharpf e Tommaso Soldini – ispirati alle immagini di Flammer. Una tradizione che si rinnova, dopo le storiche collaborazioni con Piero Bianconi in libri come Pane e coltello e Occhi sul Ticino.

“Alberto Flammer: Dell’apparente 1958-1988” è un invito a guardare il Ticino con occhi nuovi, a interrogare ciò che sembra evidente, a riconoscere la forza poetica dell’apparenza. La Casa Cavalier Pelanda è aperta dal mercoledì al venerdì dalle 14 alle 18, e nel fine settimana dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18.

Ti potrebbe interessare