Arte e Spettacoli

Mezzo secolo per la Collection de l’Art Brut

La Collection de l’Art Brut celebra cinquant’anni ripercorrendo l’eredità di Dubuffet e di un’arte nata fuori da schemi e mercato. Una collezione pubblica che continua a studiare e valorizzare forme creative radicalmente libere

  • Un'ora fa
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Di: Alphaville/Mat 

Nel 2026 la Collection de l’Art Brut di Losanna compie cinquant’anni. L’anniversario permette di osservare con chiarezza la traiettoria di un’istituzione che ha contribuito in modo decisivo alla definizione e alla diffusione dell’Art Brut. Come ricorda Lou Lepori, questo tipo di produzione artistica «ci salva, perché nasce fuori da ogni schema e fuori dal mercato».

La fondazione della Collection de l’Art Brut, nel 1976, fu il risultato dell’incontro tra Michel Thévoz e Jean Dubuffet, definito da Lepori «visionario fondatore della collezione». Dubuffet aveva maturato l’idea di Art Brut già nel 1945, durante un viaggio di ricerca in Svizzera. Visitando istituzioni psichiatriche, entrò in contatto con opere che alcuni psichiatri avevano iniziato a conservare, sottraendole alla distruzione. In quel contesto scoprì figure come Aloïse Corbaz, Heinrich Anton Müller e Adolf Wölfli, oggi considerati autori fondamentali. La collaborazione con quegli psichiatri contribuì alla costruzione del nucleo originario della collezione.

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La collezione d’Art Brut, dal 1976 al 2026

Alphaville 02.03.2026, 11:05

  • artbrut.ch
  • Lou Lepori e Barbara Camplani

Dubuffet era interessato alla «libertà nell’atto creativo», una libertà che definiva «totale» perché le opere non erano destinate a un pubblico né al mercato. Erano produzioni «personali, magari ossessive, ma assolutamente necessarie», spesso realizzate con materiali di recupero. Questa modalità di creazione influenzò anche il suo lavoro, spingendolo a sperimentare tecniche e materiali non convenzionali.

Oggi la Collection de l’Art Brut conserva circa 70.000 opere, un ampliamento significativo rispetto alle 5.000 iniziali. Nonostante l’interesse crescente del mercato per l’Art Brut, la direttrice Sarah Lombardi ribadisce che la missione della collezione resta pubblica e non commerciale: «la nostra missione è quella di studiare, conservare e far conoscere attraverso le esposizioni queste fantastiche creazioni».

La mostra del cinquantennale, aperta fino al 27 September 2026, offre una panoramica ampia. Presenta i «Giganti dell’Art Brut di inizio ’900» e introduce nuove scoperte, come le sculture di Joseph Giavanin e i disegni di Berthe Urasco. Documenta inoltre lo spostamento storico dell’Art Brut: con il cambiamento delle pratiche psichiatriche, molte produzioni non nascono più negli ospedali, ma in atelier misti e centri per persone con disabilità.

Lepori parla di un’«inquietudine senza confini» e di un’«assoluta passione» che attraversano queste opere. L’anniversario arriva in un momento in cui l’edificio della collezione si prepara a lavori di rinnovamento, e rappresenta quindi anche un’occasione per riaffermare il ruolo della Collection de l’Art Brut come luogo di studio e conservazione di forme espressive che continuano a interrogare il concetto stesso di arte.

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