Cinema

Ursula Andress: più di una Bond Girl (ma quel bikini era tutto)

Compie 90 anni l’attrice che ha segnato un’epoca, da Ostermundigen a Hollywood. Una presenza dominante sullo schermo, un grande talento di attrice

  • Oggi, 08:00
Ursula Andress e Sean Connery in 007 - Licenza di uccidere, 1962

Ursula Andress e Sean Connery in 007 - Licenza di uccidere, 1962

  • IMAGO / Cinema Publishers Collection
Di: Michele R. Serra 

Vero: non c’è parola peggiore di “iconico”, in questi anni. Però.
Però in alcuni casi è esattamente quello che ci vuole. Per esempio. In questi giorni, Jane Fonda ha espresso il suo disappunto perché l’Academy – durante l’ultima cerimonia degli Oscar – ha chiamato Barbra Streisand, e non lei, a ricordare Robert Redford sul palco: «Lei ha fatto un solo film con Robert, io quattro». Però, l’incontro davanti all’Hotel Plaza tra Redford e Streisand nel finale di Come eravamo è più iconico dei baci scambiati tra Redford e Fonda sulla porta dell’appartamento di A piedi nudi nel parco. Quando diventi iconico, è un fatto, ed è insindacabile. A molti attori e attrici non capita mai.
A Ursula Andress invece è capitato, a venticinque anni, con Agente 007 – Licenza di uccidere: lo sappiamo tutti, tutti l’abbiamo vista, perché è quel che capita quando diventi iconica, appunto.

Ursula Andress 007.jpg
  • KEYSTONE/PHOTOPRESS-ARCHIV/Str

Ursula Andress, lo sappiamo (anche questo), non è certo stata solo Bond Girl. Di uomini, sullo schermo, ne ha avuti tanti, non solo Sean Connery: Elvis Presley in L’idolo di Acapulco; Frank Sinatra e Dean Martin in I 4 del Texas; Jean-Paul Belmondo in L’uomo di Hong Kong; Marcello Mastroianni in La decima vittima; Peter Sellers, Peter O’Toole e Woody Allen in Ciao Pussycat; Orson Welles in La stella del Sud; Charles Bronson, Toshiro Mifune e Alain Delon in Sole rosso. Mi fermo ai primi anni Settanta, quando ce n’era già abbastanza per una stella sulla Walk of Fame di Hollywood (non l’ha mai avuta, ma del resto non era nel suo stile). E sappiamo anche che in film come La dea della città perduta o La caduta delle aquile ha dimostrato grandi capacità di interpretazione, consapevolezza, e quella presenza scenica che distingue gli attori di talento (peraltro, anche la bellezza è un talento, nonostante qualcuno dica il contrario). Però.

Però quella semplice emersione dall’azzurro Mar dei Caraibi, e quella camminata verso una spiaggia giamaicana… sono tutto. Ursula Andress era tutto, era un’epoca intera, fasciata in quel bikini bianco opera della costumista (anche lei giamaicana) Tessa Prendergast. Bikini che, pure con l’aggiunta di una larga cintura militare completa di fodero per pugnale, ai tempi era ancora abbastanza per evocare i pensieri più erotici, per scandalizzare i benpensanti, per fornire una scintilla a una rivoluzione dei costumi, in tutti i sensi – e pensare che, nel romanzo originale di Ian Fleming, il personaggio di Honey Rider appariva direttamente senza costume, solo con la succitata cintura. In ogni caso, l’icona è quella, non si scappa.

Ursula Andress e Elvis Presley in L'idolo di Acapulco, 1963

Ursula Andress e Elvis Presley in L'idolo di Acapulco, 1963

  • IMAGO / United Archives

Dunque, sono quelle due parole a cui si torna sempre, quando si parla di Ursula Andress: Bond Girl. Sintomo di un momento spartiacque nella società occidentale, e simbolo a doppio taglio: allo stesso tempo liberazione femminile, e continua sottomissione allo sguardo maschile.
La Bond Girl fondamentale di Ursula Andress era definita dalla sua bellezza e dalla relazione sentimentale con il protagonista, e definiva le dinamiche di rappresentazione che caratterizzavano l’era del primo successo del personaggio.

La Andress, a pensarci, era una scelta tutt’altro che scontata, come diva d’importazione per la Hollywood dei primissimi Sessanta: a parte il suo accento molto marcato (parlava inevitabilmente un inglese da ragazza di Ostermundigen, tanto che fu quasi sempre doppiata nei suoi primi film), c’era quell’ aspetto classico e statuario, unito all’espressività attoriale intelligente e al carattere determinato, che la rendeva difficilmente identificabile con il cliché di “bella e stupida” che molti produttori dell’epoca volevano imporre al pubblico. Tutt’altro: Ursula Andress era una presenza dominante. E se al suo posto ci fosse stata un’altra, forse anche la figura della Bond Girl non sarebbe stata la stessa. O non sarebbe stata (again) altrettanto iconica. E chissà se a qualcuno sarebbe venuto in mente, nel 2006, di ribaltare i ruoli, e far emergere lo 007 di Daniel Craig dalle acque, proprio come Ursula aveva fatto 44 anni prima. Inutile dire che quella scena era interessante solo come citazione, derivato, riferimento: l’effetto dell’originale è, semplicemente, irriproducibile.

A Miss Svizzera nel 2014

A Miss Svizzera nel 2014

  • keystone

Ursula lo sapeva, tanto che non ha mai detto di essere stufa, a chi ancora, a decenni di distanza, le chiedeva di quella scena. «Quel bikini mi ha dato il successo», amava dire. Sapeva che grazie a quella scena aveva potuto essere indipendente, costruirsi la carriera che preferiva. Sapeva che quella scena era tutto, abbastanza, molto più di quello che altre star o supposte tali avranno mai

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Prima Ora 16.03.2026, 18:00

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Marco Zucchi su Ursula Andress nell'RG (18.3.16)

RSI Cultura 20.03.2016, 01:04

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