Il grande pubblico non ama i titoli di coda. Malgrado i film Marvel abbiano “rieducato” gli spettatori a restare in poltrona per godersi le ormai abusate post-credit scene, a pochi importa di chi ha lavorato per rendere possibile un’opera. Una sfortuna toccata per lungo tempo anche ai titoli di testa, sfruttati per lo più per comprare popcorn o finire le chiacchiere in sala, ma che dagli anni Cinquanta, per mano di un geniale grafico newyorkese, si sono trasformati in arte. È grazie a Saul Bass che, da puri cartelli informativi, i titoli di testa sono diventati un’esperienza visiva in grado di coinvolgere fin dai primi secondi di proiezione, diventando talvolta un importante elemento narrativo.

Saul Bass nel suo ufficio a Los Angeles, 1979
Il suo primo contatto con l’industria del cinema avvenne negli anni Quaranta, quando in qualità di grafico prese a progettare poster e locandine. Fu l’incontro con Otto Preminger a segnare la svolta. Saul condivise col regista l’idea che il pubblico dovesse sentirsi coinvolto dal film dal primo fotogramma. Come i poster avevano l’obiettivo di suggerire il tono e il contenuto della pellicola, così i titoli di testa dovevano trasformarsi in una sorta di overture che accompagnasse lo spettatore nella storia. La prima occasione per mettere in pratica tale teoria giunse con L’uomo dal braccio d’oro (1955), dove il braccio spezzato creato da Bass, presente sia nei titoli che nella locandina, riduce la complessità della trama a un segno visivo immediato, capace di sintetizzare il nucleo di un racconto fatto di fragilità e dipendenza.
La collaborazione con Preminger, iniziata con Carmen Jones (1954), sarebbe proseguita con Santa Giovanna (1957), Buongiorno tristezza (1958) e Anatomia di un omicidio (1959), ma l’efficacia minimalista dei titoli e delle locandine di Bass aveva ormai conquistato Hollywood. Billy Wilder chiese il suo aiuto per il manifesto di Arianna (Love in the afternoon, 1957), Alfred Hitchcock per l’iconica immagine di La donna che visse due volte (Vertigo, 1958).

La donna che visse due volte, 1958
Fu proprio l’incontro con Hitchcock a segnare un capitolo fondamentale nella carriera di Saul Bass, perché se in Vertigo le spirali che si sviluppano sullo schermo traducono in forma visiva la vertigine psicologica che domina il film, in Psycho (1960) sono le linee orizzontali e verticali che si scompongono e si ricompongono a creare il senso di instabilità che anticipa la frattura identitaria al centro della narrazione: un principio di frammentazione che trova corrispondenza nella struttura narrativa, nel montaggio rapido e nella musica tagliente di Bernard Herrmann. In Intrigo internazionale (1959), infine, la griglia geometrica che si trasforma nella facciata di un palazzo riflette un mondo moderno, regolato da strutture rigide e impersonali e, pertanto, potenzialmente spietate.
L’immaginazione di Bass non si fermò però agli aspetti prettamente grafici, perché nei titoli di Operazione diabolica (Seconds, 1966) di John Frankenheimer sono i volti e i particolari degli attori a deformarsi, come lui stesso ha spiegato in un’intervista rilasciata nel 1977, qui «un uomo di 60 anni viene ricoverato in ospedale e, grazie a tecniche chirurgiche avanzate, viene ricostruito nella sua interezza, ritrovandosi ad avere 25 anni e con le sembianze di Rock Hudson. Manipolare l’umanità in questo modo è davvero inquietante. Quindi, nel titolo, ho scomposto, distorto e ricostituito il volto umano per preparare simbolicamente il terreno a ciò che sarebbe seguito.»

Arianna, 1957
In un contesto dominato da manifesti ricchi di dettagli e volti di attori, l’innovazione di Bass nella progettazione di locandine e poster è pari a quella apportata dai suoi titoli di testa. Pochi colori, una composizione essenziale, un linguaggio basato sulla sintesi e sull’astrazione diventano una strategia comunicativa che elimina il superfluo per mettere in primo piano il messaggio. Un contributo che ha superato i confini del cinema influenzando il design e la comunicazione visiva a venire. Una fiducia nella forza dell’immagine che rende il suo lavoro, ancora oggi, un punto di riferimento imprescindibile.








