È scomparso ieri, nel giorno del Venerdì Santo (3 aprile 2026), Vittorio Messori: giornalista, scrittore e figura centrale della cultura cattolica degli ultimi decenni. Negli ultimi anni aveva affrontato un lento declino fisico, acuito dalla perdita della moglie Rosanna Brichetti nel 2022, compagna amatissima e presenza decisiva nella sua vita.
Nato nel 1941 a Sassuolo, in un ambiente lontano dalla pratica religiosa, si formò in un clima dominato dal razionalismo e dalla fiducia nella modernità. Studiò scienze politiche a Torino e iniziò la carriera giornalistica alla Stampa. Proprio in quegli anni, quasi contro ogni previsione - come lui stesso avrebbe raccontato - visse una conversione inattesa, che trasformò radicalmente il suo modo di guardare il mondo. Da allora la fede non fu per lui un semplice riferimento privato, ma il centro della sua ricerca intellettuale.
Il suo primo grande successo, Ipotesi su Gesù (1976), nacque da questa svolta. In un clima culturale poco incline a prendere sul serio il cristianesimo, Messori affrontò la figura di Cristo con l’atteggiamento di un cronista che indaga: esaminò le fonti, valutò le obiezioni, mise alla prova la credibilità dei Vangeli. Non si presentava come teologo, né come predicatore, ma come un uomo che voleva verificare se la fede potesse reggere anche sul piano storico e razionale. Questo stile - un’apologetica nuova, rigorosa ma non polemica - divenne la sua firma. E proprio per questo molti lo hanno considerato l’ultimo vero apologeta del nostro tempo: schierato, certo, ma mai settario.
La sua notorietà crebbe ulteriormente grazie ai dialoghi con due protagonisti della Chiesa contemporanea. Nel 1985 pubblicò Rapporto sulla fede, un libro-intervista con il cardinale Joseph Ratzinger che suscitò un dibattito vastissimo. Nel 1994 fu la volta di Varcare la soglia della speranza, frutto del confronto con Giovanni Paolo II: un’opera destinata al grande pubblico, tradotta in tutto il mondo.
Accanto a questi titoli più celebri, la sua produzione, vastissima, ha attraversato temi molto diversi. Amava indagare vicende dimenticate, figure controverse, episodi rimasti ai margini della grande Storia. Si occupò del miracolo di Calanda, del caso Mortara, dell’Opus Dei, di santi e beati poco conosciuti. In tutti questi lavori emergeva la sua abilità di ricercatore: la capacità di scavare negli archivi, di riportare alla luce documenti trascurati, di proporre interpretazioni nuove senza mai forzare i dati.
Parallelamente, coltivò un dialogo costante con i lettori attraverso rubriche e articoli su Avvenire, Jesus, Il Timone e altre testate. Da queste esperienze nacquero raccolte come Pensare la storia, La sfida della fede, Le cose della vita, Emporio cattolico: pagine in cui rifletteva sugli avvenimenti del presente con lo sguardo di chi crede che la storia abbia un senso.
Non mancò un confronto serrato con alcune correnti dell’esegesi moderna, soprattutto quelle che tendevano a ridurre i Vangeli a costruzioni simboliche. Libri come Patì sotto Ponzio Pilato? e Dicono che è risorto mostrano la sua volontà di difendere la storicità del cristianesimo senza rinunciare alla serietà dell’indagine. Il suo lavoro sulla Passione gli valse perfino una citazione nella trilogia Gesù di Nazaret di Benedetto XVI, unico autore non specialista ad essere menzionato dal pontefice.
Un altro capitolo importante della sua opera riguarda la figura di Maria. Le apparizioni di Lourdes furono per lui tema di studio e meditazione costante, culminato in Ipotesi su Maria (2005), che molti considerano il suo contributo più maturo sul tema.
Intellettualmente, Messori si riconosceva nella lezione di Blaise Pascal: la ragione che dialoga con il cuore, il paradosso come via alla verità, la consapevolezza che il cristianesimo è insieme scandaloso e ragionevole. Mai ostentato, questo riferimento ha nondimeno attraversato la sua opera intera.






