Karlsruhe, nel Land tedesco del Baden-Württemberg, è una cittadina come tante, non solo in Germania. Qui si nasce, ci si affretta per andare in ufficio, si fa la spesa, si va a scuola, si passeggia semplicemente. E, come ovunque, si muore. Ma c’è una differenza rispetto ad altre città, ed è il modo con cui si accompagna all’addio terreno chi muore senza nome o affetti vicini, il cui corpo viene trovato magari dopo mesi (e per la Polizia il lavoro di riconoscimento non è mai facile) e chi lascia questa terra nella piena solitudine.
Per queste persone anche un funerale si sarebbe tenuto nell’anonimato, magari senza neppure una cerimonia. Una semplice sepoltura, nessuna preghiera o canto.
Nasce dall’esigenza di celebrare un funerale dignitoso per tutti, la costituzione del coro “Weststadtchörle”: «Abbiamo iniziato nel 2016, quando vidi per caso un servizio televisivo che trattava questo argomento – spiega a Segni dei tempi il fondatore Andreas Rüdiger –. Mi sono detto che si doveva fare qualcosa; almeno l’ultima volta che il loro nome veniva pronunciato doveva essere accompagnato da un addio consono a questa celebrazione. Venire a sapere che ci sono persone così povere di tutto, anche di sentimenti e affetto, mi ha scosso profondamente. Credo che molte persone non si rendano neppure conto di questa realtà».
Una volta al mese nella grande cappella del cimitero cittadino si tiene una cerimonia ecumenica. Si alternano pastori e sacerdoti. Ma il fine resta uno solo: dare un rispettabile addio a uomini e donne di cui nessuno si sarebbe occupato.
Martina Tomaides, pastora evangelica, ammette: «La considero una sfida, perché non posso fare a meno di pensare che mi trovo a celebrare un funerale cristiano per persone di cui non so assolutamente nulla, tantomeno se erano credenti. Per questo motivo cerco testi dall’Antico Testamento, che trovo un po’ più appropriati in questo contesto».
Nato in occasione del 300° anniversario della fondazione della città di Karlsruhe, il “Weststadtchörle” vanta un repertorio musicale ampio che si compone di brani cristiani poco famosi a testi anche in italiano di noti compositori.
«Personalmente cerco sempre di collegare le storie di queste persone a un testo biblico, perché penso che la Parola di Dio abbia sempre a che fare con la vita di una persona e non dovrebbe mai esserne separata – annota la pastora –. La differenza, qui, è che in realtà non so proprio nulla. Un paio di giorni prima vengono comunicati i nomi, vengono pubblicati anche sul giornale, ma per il resto… In che cosa credevano quelle persone? Qual è stato il loro percorso di vita? Quali esperienze hanno avuto? Che cosa provavano? Cosa pensavano? Chi faceva parte della loro vita?».
Direttrice del coro è la giovane Sarah Küppinger: «Non so se sia mai accaduto che qualcuno del coro conoscesse il defunto, eppure c’è una profonda partecipazione nel rendere alle persone il dovuto onore. Per me è qualcosa di speciale e credo che anche nelle prove si percepisca l’atmosfera molto amichevole, creata da persone molto gentili e motivate che fanno tutto a titolo volontario. Credo che a spingermi in questo compito sia stata proprio la sua unicità. Non si tratta di mettersi in mostra con la musica, come spesso accade. Quando siamo in concerto, sotto i riflettori, cantiamo e alla fine arrivano gli applausi. Qui, invece, la musica parla da sola e compie il suo vero scopo».
Fra i promotori di questa ammirevole iniziativa vi è anche il responsabile del camposanto di Karlsruhe, Matthäus Vogel. È lui che, sostenendo queste celebrazioni, ha fatto del grande cimitero un luogo aperto alla popolazione, non più luogo di morte ma soprattutto di vita: «Ci siamo concentrati molto sulla sfera del lutto. Si tratta di persone che hanno perso qualcuno e che hanno bisogno di un luogo in cui seppellire i propri defunti sapendoli custoditi. Ma il cimitero deve essere anche un luogo di socialità, dove incontrare altre persone, interagire con loro, coltivare il senso di comunità».







