Meditazione

Dalla mindfulness alla presenza, un salto di qualità interiore

Come sciogliere le rigidità per ritrovare lo spazio silenzioso da cui nasce ogni intuizione

  • Oggi, 14:00
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  • Keystone
Di: Guido Ferrari, giornalista, regista, autore per anni alla RSI

Nella vita di molte persone, specialmente in questi tempi difficili, emerge il bisogno di guardarsi dentro per comprendersi meglio: è ciò che chiamiamo ricerca interiore. Si esplorano pensieri, emozioni, ricordi e dinamiche profonde della propria vita interiore. Talvolta si vivono anche esperienze più intense: stati particolari di coscienza, intuizioni improvvise, visioni, momenti di espansione o di profonda comprensione.

Questo percorso può aiutare a sciogliere rigidità interiori e a conoscersi più a fondo. Tuttavia contiene anche un rischio: quello di inseguire esperienze sempre più forti o insolite, nella convinzione che proprio l’intensità dell’esperienza conduca alla verità o alla liberazione. È l’idea del “viaggio”, a volte associata anche all’uso di sostanze, particolarmente diffusa tra giovani.

Eppure tutte le esperienze, per quanto profonde o significative, hanno una natura transitoria. Inoltre possono trascinare la persona dentro oscillazioni emotive che generano ulteriore sofferenza. Per questo le grandi tradizioni spirituali invitano a non attaccarsi ai contenuti dell’esperienza, ma a rivolgere l’attenzione verso colui che osserva l’esperienza stessa, sviluppando una consapevolezza sempre più stabile di sé.

L’obiettivo non è accumulare esperienze straordinarie, ma stabilizzare una presenza viva e consapevole. Quando questa presenza si approfondisce, diventano possibili armonia e pace interiore indipendentemente dagli eventi vissuti. Non è un cammino facile, ma rappresenta il cuore della ricerca spirituale autentica.

In questo contesto è interessante soffermarsi su due percorsi contemporanei di grande rilievo: la mindfulness proposta da John Kabat-Zinn nel libro “Vivere momento per momento”, pubblicato per la prima volta nel 1990, e il percorso della presenza sviluppato da Eckhart Tolle nel libro “Il potere di adesso”, pubblicato per la prima volta nel 1997. Due libri tradotti in molte lingue e rieditati numerose volte in italiano.

Attraverso la mindfulness si sviluppa la capacità di osservare pensieri ed emozioni senza identificarsi completamente con essi. La ricerca scientifica ha mostrato che questo atteggiamento riduce la reattività mentale, migliora la regolazione emotiva e favorisce qualità come empatia e compassione. In questo senso la mindfulness produce effetti profondamente positivi.

Tuttavia, nella sua forma più diffusa, la mindfulness rimane a volte al livello dell’attenzione consapevole verso ciò che accade. Si osservano i contenuti dell’esperienza, ma non sempre si compie il passo ulteriore: il riconoscimento della natura stessa della consapevolezza. Nella mindfulness la domanda fondamentale diventa: “Che cosa sto vivendo?”. Il contributo di Eckhart Tolle consiste nell’aggiungere una domanda ulteriore: “Chi è consapevole di ciò che sto vivendo?”. Qui emerge il tema centrale della presenza nel qui e ora.

Quando questa intuizione si approfondisce, si inizia a percepire uno “spazio interiore” che non è un oggetto tra gli altri, ma lo sfondo stesso in cui tutto appare: pensieri, emozioni, percezioni, ricordi. Non è qualcosa da costruire, perché è sempre presente; semplicemente, di solito, rimane nascosto dai contenuti mentali e dall’identificazione con essi.

Allora si apre una distanza profonda dalle proprie reazioni automatiche e appare una presenza silenziosa, ampia e stabile. Da questa condizione emergono spontaneamente empatia, amore, compassione e senso di responsabilità. Queste qualità non vengono “fabbricate”, ma si manifestano naturalmente come espressione di uno stato di consapevolezza più profondo.

Qui si può cogliere anche una convergenza con le grandi tradizioni spirituali, che parlano della presenza divina nell’anima, del Sé sempre presente, cioè di una dimensione interiore che precede il pensiero e l’ego.

In conclusione, la ricerca interiore non consiste nell’accumulare esperienze, ma in un processo di chiarificazione progressiva nel quale la persona riconosce sé stessa come lo spazio consapevole in cui ogni esperienza appare e scompare. Non si tratta di scoprire qualcosa di nuovo, ma di riconoscere qualcosa che è sempre stato presente: una presenza viva e silenziosa, capace di generare pace interiore e di rendere possibile l’amore.

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Tempo dello spirito 10.05.2026, 08:00

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  • Luisa Nitti

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