Cristianesimo

La voce segreta di Bulgakov, quando la teologia nasce dal silenzio

Il taccuino praghese del grande teologo russo arriva per la prima volta in italiano, rivelando l’officina spirituale da cui nacque una delle voci più originali dell’ortodossia del Novecento

  • 29 minuti fa
M. Nesterov, Filosofi (Florenskij e Bulgakov, vestito di scuro), 1917

M. Nesterov, Filosofi (Florenskij e Bulgakov, vestito di scuro), 1917

  • Wikipedia
Di: Rod 

C’è un momento, nel diario spirituale che Sergej Bulgakov compila durante il suo soggiorno praghese, in cui la sua penna sembra farsi più affilata della storia che lo circonda. È il 24 aprile 1925 quando annota che la paura non è soltanto una debolezza umana, ma un vero peccato, capace perfino di diventare mortale. Una frase che oggi risuona con una forza sorprendente nelle pagine di “Sulla corda del silenzio”, pubblicato da EDB (traduzione e curatela di Lucio Coco) per la prima volta in italiano e destinato a rivelare un volto intimo e vulnerabile di uno dei più originali teologi del Novecento.

Bulgakov non è un autore che si lascia comprendere facilmente. Nato nel 1871 e cresciuto in un ambiente religioso, attraversa la giovinezza come molti intellettuali russi del suo tempo: ribellione, ateismo, fascinazione per il marxismo. Durante i suoi soggiorni europei entra in contatto con gli ambienti del marxismo tedesco e con il dibattito socialista che attraversa gli ultimi decenni dell’impero zarista. Ma il ritorno in patria segna una svolta. L’incontro con il pensiero di Vladimir Solov’ëv e Pavel Florenskij lo conduce verso l’idealismo e infine alla riscoperta dell’Ortodossia, fino all’ordinazione sacerdotale nel 1918.

La storia, però, non gli concede tregua. La guerra civile, la vittoria bolscevica, l’espulsione dalla Russia nel 1922: l’esilio diventa la sua nuova patria. Prima Costantinopoli, poi Sofia, Vienna, Praga. Infine Parigi, dove trascorrerà il resto della vita e diventerà una figura centrale dell’emigrazione russa, docente e poi direttore dell’Istituto teologico San Sergio. È in questo clima di sradicamento e ricostruzione che matura la sua teologia più audace.

Il cuore del suo pensiero è la sofiologia, una visione che tenta di evitare due derive opposte: il monismo, che rischia di dissolvere Dio nel mondo, e il dualismo, che separa irrimediabilmente Creatore e creato. Per Bulgakov, la Sofia, la Sapienza divina, è il principio attraverso cui la vita divina si comunica alla creazione e in cui il mondo trova il proprio legame con Dio. Una prospettiva che gli attirerà accuse di gnosticismo e una lunga controversia con il Patriarcato di Mosca e con la Chiesa russa all’estero. Ma è proprio in questa tensione che si rivela la sua originalità: la teologia non come sistema astratto, ma come esperienza vissuta.

Ed è qui che “Sulla corda del silenzio” diventa un documento prezioso. Diversamente dagli altri taccuini praghesi, non registra fatti quotidiani, incontri o difficoltà materiali. È un diario interiore, un laboratorio dell’anima. Ogni pagina testimonia un cammino in cui vita e fede si intrecciano senza soluzione di continuità. Bulgakov non descrive ciò che accade attorno a lui, ma ciò che accade dentro di lui.

Il 4 giugno 1925 scrive che il Vangelo deve essere vissuto come un avvenimento presente, non come un racconto del passato. Non un testo da studiare, ma un’esperienza da attraversare. È la stessa logica che anima la sua trilogia sulla divino-umanità, da L’Agnello di Dio a La sposa dell’Agnello: la fede come partecipazione viva al mistero cristiano.

In queste pagine, il teologo in esilio non costruisce dottrine: cerca di sopravvivere spiritualmente. E proprio per questo la sua voce arriva con una limpidezza rara. “Sulla corda del silenzio” non è soltanto un diario; è la testimonianza di un uomo che, mentre il mondo crolla, tenta di restare fedele a ciò che vede come essenziale: la possibilità che il divino si manifesti nella fragilità umana.

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  • Luisa Nitti

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