La nostalgia non è mai un sentimento innocente. Dietro il suo velo malinconico, si nasconde spesso una forza capace di orientare idee, identità e immaginari collettivi. Nel cuore della cultura europea, nessun luogo ha alimentato questa tensione più della Grecia antica: una sorgente inesauribile di modelli, conflitti e interrogativi. Tra Ottocento e Novecento, filosofi, filologi, artisti ed esuli hanno proiettato su quel mondo remoto desideri e paure del proprio tempo, trasformandolo ora in un ideale di armonia, ora in un abisso tragico, ora in un laboratorio politico o in un rifugio spirituale. È in questo movimento che la Grecia smette di essere un capitolo della storia e diventa uno specchio – fedele o deformante – attraverso cui l’Europa ha cercato di riconoscersi nelle sue molteplici crisi.
La politicizzazione della Grecia: Platone e la crisi tedesca
Nel primo Novecento, mentre la Germania affronta la sconfitta nella Grande Guerra e il crollo delle sue certezze politiche, la Grecia diventa improvvisamente politica. Filologi e intellettuali, fra cui Ulrich von Wilamowitz, costruiscono un Platone nuovo: non il pensatore contemplativo, ma il legislatore pronto a rifondare una città ideale. Una figura che, nel mito identitario tedesco, si presta a sostenere una rigenerazione nazionale contro la Repubblica di Weimar, percepita come fragile e decadente.
È un’operazione pericolosa: piega la storia antica alle urgenze del presente, trasformando la filosofia in arma ideologica. Heidegger porterà all’estremo tale gesto: nel 1933, nel suo discorso da rettore, innalza la Grecia a legittimazione simbolica del nazionalsocialismo, presentando i tedeschi come veri eredi dell’inizio europeo. L’antichità diventa così una piattaforma per giustificare una rivoluzione politica anti‑liberale.
La contro‑Grecia: Popper e la società aperta
Ma il dibattito non è monolitico. A Vienna, in un contesto profondamente diverso, Karl Popper reagisce con forza contro la lettura autoritaria di Platone. Nella Società aperta e i suoi nemici, scritta all’indomani dell’Anschluss, ribalta l’immagine proposta dai nazionalisti: se Platone è il fondatore di una tradizione totalitaria, allora bisogna emanciparsi da lui. La Grecia non è solo quella dei filosofi‑re, ma anche quella dei sofisti, di Protagora, della democrazia ateniese, dell’arte del dialogo e del dubbio. Il passato non è monolitico: è pluralità, e occorre scegliere quale tradizione ereditiamo.
Gli esuli e la forza della complessità: Auerbach, Weil, Bespaloff
Negli anni della guerra, mentre l’Europa brucia, altri intellettuali riscoprono la Grecia da prospettive radicalmente diverse. Erich Auerbach, giunto a Istanbul in fuga dal nazismo, in Mimesis ricostruisce una storia dell’Occidente che include l’ebraismo accanto all’ellenismo, opponendosi alla barbarica riduzione razziale e culturale promossa dai nazisti. La sua analisi dell’Iliade e della Bibbia difende la complessità, la profondità storica, la molteplicità come marca della tradizione europea. Una posizione politica mascherata da analisi letteraria.
Nel frattempo, in una Marsiglia assediata dall’angoscia, Simone Weil e Rachel Bespaloff leggono l’Iliade come poema della forza, ma ne traggono messaggi diversi. Weil scorge la tragedia dell’illusione del potere, la fragilità comune a vincitori e vinti, l’umanità che riaffiora quando Achille e Priamo si riconoscono nel dolore. Bespaloff, più esistenzialista, vede nel poema il dramma della condizione umana e l’energia che permette di resistere anche nella sventura. In entrambi i casi, la Grecia diventa un laboratorio per ripensare la violenza del presente.
Adorno e Horkheimer: la Grecia come laboratorio della ragione moderna
Dall’altra parte dell’Atlantico, Adorno e Horkheimer leggono l’Odissea come l’allegoria di una ragione che si emancipa dal mito solo per riprodurre nuove forme di dominio. Ulisse, legato all’albero della nave per ascoltare le sirene senza esserne travolto, incarna il soggetto moderno: libero e insieme prigioniero del proprio autocontrollo. La Grecia non è più modello, ma origine di una dialettica irrisolta che arriva fino al capitalismo americano, alla società di massa, alle nuove forme di alienazione.
Arendt: il passato come possibilità
Hannah Arendt, negli anni ’50, compie un gesto diverso: non rifiuta la tradizione, non la sacralizza, ma la riapre. In Vita activa ritrova nella polis greca una risorsa dimenticata: l’idea che l’azione, il confronto pubblico, la parola condivisa siano il cuore dell’esperienza umana. L’eredità dei greci non è un monumento da venerare, ma una miniera da cui recuperare ciò che può ancora illuminare il presente. La nostalgia, in questa prospettiva, diventa feconda: un ritorno che apre possibilità, non che le chiude.
Un passato che non passa
Il filo che unisce questi e molti altri intellettuali otto-novecenteschi non è la Grecia, ma il nostro modo di interpretarla. Ognuno vi trova ciò che cerca: un’origine, una critica, un modello politico, una speranza, un monito. La vera domanda allora non è: cosa erano davvero i greci? Ma: perché continuiamo ad aver bisogno di loro? E la risposta è che la Grecia non ci parla del passato, ma di noi: dei nostri fallimenti, delle nostre paure, delle nostre possibilità. Un luogo lontano eppure sempre familiare, dove continuiamo a specchiarci per capire chi siamo e cosa vogliamo diventare.
La Grecia
Una magnifica ossessione di Mauro Bonazzi
Contenuto audio
“La nascita della tragedia dallo spirito della musica” di Friedrich Nietzsche (1./10)
Alphaville: le serie 19.01.2026, 12:35
“Il cavaliere, la morte e il diavolo” di Albrecht Dürer (2./10)
Alphaville: le serie 20.01.2026, 12:35
“Contro Platone”, Popper (3./10)
Alphaville: le serie 21.01.2026, 12:35
Martin Heidegger (4./10)
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“La crisi dell’umanità europea e la filosofia” di Edmund Husserl (5./10)
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“Mimesis” di Erich Auerbach (6./10)
Alphaville: le serie 26.01.2026, 12:35
“L’Iliade o il Poema della Forza” di Simone Weil (7./10)
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“L’Iliade” di Omero (8./10)
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“Dialettica dell’Illuminismo” di Max Horkheimer e Theodor Adorno (9./10)
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“Vita activa. La condizione umana” di Hannah Arendt (10./10)
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