L’addio al sacerdozio di don Alberto Ravagnani, noto come il “prete-influencer” per la sua ampia presenza sui social network, è una notizia che l’arcidiocesi di Milano ha comunicato in modo essenziale, senza entrare nel merito delle motivazioni della scelta. Da venerdì Ravagnani non svolge più il ruolo di vicario parrocchiale nella chiesa di San Gottardo al Corso né quello di collaboratore della pastorale giovanile diocesana. La decisione, di cui non sono stati forniti dettagli, riguarda una figura che negli ultimi anni aveva acquisito una notevole visibilità e un forte seguito soprattutto tra i giovani.
La sua esperienza pastorale si era caratterizzata per una capacità di coinvolgimento non comune: le celebrazioni del giovedì sera attiravano numerosi ventenni e trentenni provenienti da diverse zone di Milano e della provincia, e attorno alla parrocchia si era sviluppata anche Fraternità, una comunità giovanile impegnata in percorsi di spiritualità e ritiri. Allo stesso tempo, l’uso intensivo dei social media e alcune collaborazioni promozionali avevano suscitato critiche e richiami da parte della stessa arcidiocesi, segnalando le difficoltà di collocare nuove forme di comunicazione all’interno dei confini tradizionali del ministero sacerdotale.
don Alberto: un prete su Tik Tok
Strada regina 10.10.2020, 18:30
In assenza di spiegazioni sulle ragioni personali dell’addio, che restano legittimamente riservate, la vicenda assume un rilievo più generale nel dibattito sul sacerdozio nella Chiesa cattolica di rito latino. Non tanto per trarre conclusioni specifiche dal caso di Ravagnani, quanto perché si inserisce in un contesto più ampio segnato dalla diminuzione delle vocazioni, dall’aumento degli abbandoni e da una crescente complessità delle condizioni in cui i sacerdoti esercitano il loro ministero.
Tra gli elementi che tradizionalmente accompagnano il sacerdozio latino, l’obbligo del celibato è da tempo oggetto di riflessione ecclesiale e teologica. Si tratta di una norma disciplinare, storicamente determinata, che distingue il rito latino da altre tradizioni cattoliche e cristiane, nelle quali esistono sacerdoti sposati. La presenza di modelli diversi all’interno della stessa Chiesa cattolica indica che il tema non riguarda un principio dottrinale, ma una scelta organizzativa e pastorale, la cui applicazione è stata nel tempo oggetto di valutazioni differenti.
Il caso di un sacerdote giovane e molto esposto pubblicamente che lascia il ministero non consente collegamenti automatici con una singola regola o con una specifica restrizione. Piuttosto, richiama l’attenzione sulle condizioni complessive della vita presbiterale oggi, sulle aspettative poste nei confronti dei preti e sull’equilibrio tra dimensione personale e ruolo istituzionale. In questo senso, l’episodio si colloca in una discussione più ampia che attraversa la Chiesa da anni e che riguarda la sostenibilità del modello attuale di sacerdozio in contesti sociali profondamente cambiati.
Senza attribuire significati che non sono stati esplicitati, l’addio di don Ravagnani diventa così un fatto che invita all’osservazione e all’analisi, più che a interpretazioni o prese di posizione. Un evento che, come altri simili, contribuisce a mantenere aperto il confronto interno alla Chiesa latina sulle sue regole, sulle sue forme di vita e sul modo in cui esse si confrontano con le trasformazioni della società contemporanea.

Suor Maria Anselma
Strada regina 31.01.2026, 18:35




