La notizia è passata quasi sotto traccia, eppure ha una portata simbolica notevole: Papa Leone XIV ha deciso di spostare gli esercizi spirituali della Curia romana dalla Cappella Redemptoris Mater, decorata dai mosaici di Marko Rupnik, alla Cappella Paolina dove a tenere le meditazioni sarà Mons. Erik Varden dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e Prelato di Trondheim (Norvegia). Una scelta non da poco, quella della Cappella Paolina, considerando che è ancora in corso il processo canonico sulle accuse di abusi rivolte al sacerdote sloveno.
La decisione del Pontefice, pur non accompagnata da spiegazioni ufficiali, è stata letta da molti osservatori come un gesto di attenzione verso le donne che hanno denunciato Rupnik. L’ex gesuita, oggi ancora sacerdote, è accusato di abusi spirituali, psicologici e sessuali da parte di numerose suore ed ex suore. Le accuse, che Rupnik respinge, sono attualmente oggetto di un procedimento canonico presso il Dicastero per la Dottrina della Fede.
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La vicenda è resa più complessa da quanto accaduto negli anni precedenti. Rupnik era stato colpito da una scomunica, poi revocata in circostanze mai chiarite pubblicamente, permettendogli di proseguire la sua intensa attività artistica e pastorale. Solo successivamente è arrivata la sua espulsione dalla Compagnia di Gesù, mentre alcune delle presunte vittime hanno scelto di avviare un processo canonico contro di lui.
In questo contesto, la scelta di non utilizzare la Cappella Redemptoris Mater, uno degli ambienti più prestigiosi del Palazzo Apostolico, assume un significato non secondario. La cappella, infatti, ospita un ciclo di mosaici realizzati da Rupnik per il Giubileo del 2000 ed è diventata, negli ultimi anni, uno dei simboli del dibattito interno alla Chiesa su come gestire le opere dell’artista mentre le accuse sono ancora al vaglio della giustizia ecclesiastica.
Da tempo, infatti, nella Chiesa cattolica è aperta una discussione su come trattare le opere di Rupnik presenti in luoghi di culto di grande rilievo. A Lourdes, il vescovo ha scelto di oscurare i grandi mosaici dell’artista per rispetto verso le presunte vittime. A Roma, invece, la questione è stata affrontata con maggiore cautela: nessuno, ad esempio, ha ancora sollevato ufficialmente il tema della cappella realizzata da Rupnik per il Vicariato in anni recenti. Mentre al contrario il portale di informazione vaticana, Vatican News, ha rimosso dalle sue pagini i disegni raffiguranti le sue opere. Recentemente in ogni caso è stato il sito Messa in Latino, che segue da anni la vicenda, ad evidenziare la portata simbolica della decisione di Leone XIV, interpretandola come un gesto di sensibilità verso chi ha denunciato gli abusi.
Tradizionalmente, gli esercizi spirituali della Curia si svolgevano nella Cappella Redemptoris Mater, salvo alcune eccezioni legate a scelte organizzative. Papa Francesco, ad esempio, aveva trasferito i ritiri ad Ariccia. La decisione di Leone XIV di non tornare nella cappella decorata da Rupnik, pur come detto senza dichiarazioni ufficiali, è dunque un segnale di attenzione in un momento in cui il processo canonico è ancora in corso e il dibattito sulla possibile damnatio memoriae delle sue opere è più vivo che mai.

Come tutelarsi da abusi e maltrattamenti
Il Quotidiano 30.01.2026, 19:00







