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Oltre il tempo, quei rimedi femminili che hanno aiutato la medicina

Dalle monache medievali alle scienziate del Novecento, un viaggio attraverso l’osservazione, l’innovazione e le scoperte che hanno trasformato la salute umana

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Edvard Munch, Bambina malata (1885-1886; olio su tela, 120 x 118,5 cm; Oslo, Nasjonalmuseet)

Edvard Munch, Bambina malata (1885-1886; olio su tela, 120 x 118,5 cm; Oslo, Nasjonalmuseet)

Di: Rod 

Nel panorama della storia della cura, il contributo femminile è stato spesso silenzioso ma decisivo. Una delle figure più emblematiche è Ildegarda di Bingen, monaca del XII secolo che osservava piante, alimenti e sintomi con un metodo sorprendentemente vicino alla ricerca empirica. Nei suoi trattati descriveva preparati a base di finocchio per calmare la febbre, decotti di melissa per sedare l’ansia e miscele di erbe amare per contrastare le infezioni intestinali. In un’epoca in cui la medicina era ancora dominata da teorie umorali, Ildegarda registrava effetti, dosi, reazioni: un lavoro che oggi - senza ovviamente paragonarlo alla medicina tradizionale ne pensare che possa sostituirla - definiremmo pre-clinico o basato sull’osservazione sistematica.

La sua attenzione alla febbre è particolarmente significativa. Consigliava impacchi tiepidi di malva e camomilla per abbassare la temperatura e favorire la sudorazione, una pratica che anticipava l’idea di “supportare” il corpo nella risposta immunitaria. In alcuni casi suggeriva sciroppi a base di miele ed erbe balsamiche per alleviare le infezioni respiratorie stagionali, una strategia che molte comunità rurali avrebbero continuato a usare per secoli.

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"Medicina femminile plurale. Il sapere delle donne nella storia" di Daniela Minerva, Bollati Boringhieri (dettaglio di copertina)

Il sapere delle donne nella storia

Alphaville 03.02.2026, 11:45

  • bollatiboringhieri.it
  • Cristina Artoni

A Salerno, tra l’XI e il XII secolo, Trotula de Ruggiero aveva già introdotto innovazioni concrete nella gestione delle infezioni post-parto. Nei suoi testi raccomandava lavaggi con soluzioni a base di erbe antisettiche come rosmarino e salvia, e impacchi tiepidi per ridurre l’infiammazione. Le sue indicazioni, diffuse in tutta Europa, contribuirono a ridurre la mortalità femminile in un periodo in cui la febbre puerperale era una delle principali cause di morte.

Nelle campagne europee, le guaritrici tradizionali sviluppavano rimedi contro virus stagionali e infezioni respiratorie usando piante come il sambuco, noto per le sue proprietà diaforetiche, e il timo, utilizzato per calmare la tosse e liberare le vie respiratorie. Preparavano sciroppi che sedavano la febbre, cataplasmi di lino per ridurre il dolore e miscele di erbe che favorivano la sudorazione.

Nel mondo arabo, già nel VII secolo, Rufaida al-Aslamia organizzava unità mobili di assistenza, dove le ferite venivano pulite con soluzioni a base di erbe antisettiche e dove si applicavano impacchi per controllare la febbre. Il suo approccio, centrato sulla prevenzione delle infezioni, anticipava concetti che la medicina occidentale avrebbe formalizzato, e poi sviluppato in modo nuovo, solo secoli dopo.

Con l’avvento dell’Ottocento, emergono figure come Florence Nightingale, che durante la guerra di Crimea introdusse pratiche igieniche sistematiche: ventilazione degli ambienti, pulizia delle superfici, lavaggio delle mani. Misure semplici ma decisive per ridurre la diffusione di virus e batteri negli ospedali. Elizabeth Blackwell, prima donna medico negli Stati Uniti, promosse l’uso di soluzioni disinfettanti e protocolli igienici nelle cliniche, contribuendo a ridurre drasticamente le infezioni nosocomiali.

Nel Novecento, la ricerca scientifica porta altri nomi femminili. Gertrude Elion sviluppò farmaci antivirali e immunosoppressori che hanno cambiato il trattamento di molte malattie infettive. Rosalind Franklin, con le sue immagini a raggi X, fornì dati cruciali per la comprensione della struttura del Dna, un passo fondamentale che avrebbe poi aperto la strada anche alla moderna virologia e alla comprensione dei meccanismi di replicazione virale.

Dalle erbe raccolte nei monasteri medievali ai laboratori del XX secolo, il contributo femminile alla medicina si è espresso attraverso osservazione, sperimentazione e innovazione. Una linea continua che parte da figure come Ildegarda di Bingen e arriva fino alle scienziate che hanno trasformato la cura in una disciplina rigorosa e in continua evoluzione.

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Ildegarda di Bingen

Ildegarda di Bingen. Maestra di sapienza nel suo tempo e oggi

Il giardino di Albert 13.12.2018, 12:35

  • Wikipedia

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