Cristianesimo

Lefebvriani, perché la scomunica sembra inevitabile

Le imminenti consacrazioni episcopali senza mandato papale, previste per il 1° luglio a Ecône, spingono la Fraternità San Pio X verso un atto scismatico e la conseguente scomunica

  • 59 minuti fa
Alcuni seminaristi della Fraternità San Pio X a Ecône

Alcuni seminaristi della Fraternità San Pio X a Ecône

  • Keystone
Di: Gino Driussi 

Il dado è tratto. Il 1° luglio 2026 alle ore 9 sulla prateria del seminario di Ecône, in Vallese, luogo dei più iconici, la Fraternità sacerdotale S. Pio X (FSSPX), fondata nel 1970 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre (1905-1991), procederà alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato papale e in un presunto stato di necessità.

Come dichiarato lo scorso 13 maggio dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero vaticano per la Dottrina della Fede, siccome tali ordinazioni non hanno il corrispondente mandato pontificio, «questo gesto costituirà un atto scismatico e l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa».

Il 26 maggio, la Casa generalizia della FSSPX, che si trova a Menzingen (ZG) ha annunciato i nomi dei quattro sacerdoti prescelti: lo svizzero Pascal Schreiber (53 anni), l’americano Michael Goldade (verosimilmente 45 anni) e i francesi Michel Poinsiet de Sivry (42 anni) e Marc Hanappier (36 anni). Il giorno stesso, il superiore generale della Fraternità, l’italiano don Davide Pagliarani, informava che «in un processo di rispetto nei confronti dell’autorità suprema della Chiesa universale, i dossier di questi preti sono stati presentati al Santo Padre» e che «la scelta e la consacrazione di questi eletti non procede da alcuna volontà di rivendicare un potere di giurisdizione o di stabilire un’autorità parallela nella Chiesa. Esse non costituiscono in alcun modo una negazione, un rifiuto o una sfida lanciata al potere di giurisdizione supremo, plenario e immediato del Vicario di Cristo sulla Chiesa universale». Già prima, precisamente l’indomani del comunicato del cardinal Fernandez, don Pagliarani aveva inviato a papa Leone XIV e diffuso pubblicamente una dichiarazione di fede cattolica, nella cui premessa si legge: «Da più di 50 anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche […]. L’unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche». Nella dichiarazione stessa, si trovano i punti che corrispondono esattamente alla posizione della Chiesa cattolica prima del Concilio Vaticano II (1962-1965), rifiutato dalla FSSPX.

Questi tentativi di convincere Roma della bontà del suo agire sembrano in contrasto con il no alla proposta presentata da Fernandez a Pagliarani nel loro incontro del 12 febbraio in Vaticano, cioè un percorso di dialogo specificamente teologico e la sospensione delle ordinazioni, perché ciò implicherebbe «una decisiva rottura della comunione ecclesiale».

Intanto, la macchina organizzativa è da tempo al lavoro: a Ecône - stando a informazioni della stessa FSSPX - sono attesi circa 15 mila fedeli e 1300 tra preti, religiosi e religiose, provenienti dal mondo intero, per un rito che si svolgerà interamente in latino secondo il cerimoniale preconciliare e che dovrebbe durare circa quattro ore. Anche se non è stato ancora comunicato, i vescovi consacratori saranno i due superstiti della precedente ordinazione, officiata il 30 giugno 1988 da Marcel Lefebvre: lo svizzero Bernard Fellay e lo spagnolo Alfonso de Galarreta (degli altri due, l’inglese Richard Williamson venne espulso dalla Fraternità per negazionismo e morì lo scorso anno, mentre il francese Bernard Tissier de Mallerais è morto nel 2024). Tali ordinazioni comportarono la scomunica “latae sententiae” sia dei vescovi consacratori (c’era anche il brasiliano Antonio de Castro Mayer) sia di quelli ordinati, scomunica tolta da papa Benedetto XVI il 21 gennaio 2009. Nelle relazioni altalenanti tra Roma e i lefebvriani, il gesto di Ratzinger sembrò quello più vicino a una riconciliazione: si evocò anche la possibilità di concedere alla FSSPX lo statuto di prelatura personale come quella di cui gode l’Opus Dei. Ricordiamo anche il “motu proprio” di Benedetto XVI del 2007 Summorum Pontificum, che concedeva ampia libertà all’uso della messa tridentina, mentre papa Francesco, in occasione del Giubileo della misericordia del 2016, sancì la piena validità delle confessioni e dei matrimoni celebrati da sacerdoti della Fraternità, onde «affrettare il cammino verso la piena regolarizzazione istituzionale». Tuttavia, la FSSPX non ha mai accettato queste mani tese da Roma, per cui permane fino ai nostri giorni la sua situazione canonica di illegittimità.

E ora si può ben dire che le consacrazioni episcopali del 1.° luglio sembrano segnare l’allontanamento definitivo della FSSPX dalla Chiesa di Roma.

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