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Filosofia pratica

Come vivere (felici) senza smartphone

Rinunciare ad essere costantemente reperibili, è possibile? Incontro con Maurus Kaufmann che fa politica rinunciando completamente al telefono: «Tutto ciò che possediamo finisce per possedere noi»

  • Un'ora fa
Maurus Kaufmann, 35 anni, ingegnere elettrotecnico e deputato per i Verdi nel Gran Consiglio del Canton Argovia

Maurus Kaufmann, 35 anni, ingegnere elettrotecnico e deputato per i Verdi nel Gran Consiglio del Canton Argovia

Di: Yves Bossart (SRF); Rod, adattamento in italiano  

Quasi la metà della popolazione svizzera soffre di dipendenza da smartphone. E io non faccio eccezione. Leggo le notizie, ascolto musica, mi tengo in contatto su WhatsApp, mi oriento con Google Maps, consulto il meteo sullo schermo anziché alzare gli occhi al cielo, scatto foto e acquisto i biglietti del treno: delego tutto a questo rettangolo di vetro. Le statistiche parlano chiaro: trascorriamo in media fino a cinque ore al giorno incollati allo schermo. Ma è arrivato il momento di dire basta.

Almeno per ventiquattr’ore. Decido di incontrare ad Aarau un uomo che non ha mai posseduto un cellulare in vita sua: Maurus Kaufmann, 35 anni, ingegnere elettrotecnico e deputato per i Verdi nel Gran Consiglio del Canton Argovia. Per l’occasione, scelgo di fare un salto nel vuoto e lascio il mio smartphone a casa.

Ma come si fa a navigare il quotidiano senza un telefono? «In modo semplicissimo», sorride Kaufmann. «Dopotutto, un tempo l’umanità faceva così». Kaufmann non ha semplicemente rinunciato a internet in mobilità, non possiede proprio uno smartphone. Quando esce di casa, per il resto del mondo cessa di esistere, a meno che non decida di infilare nello zaino il computer portatile e di sedersi in un bar con il Wi-Fi. Fare politica attiva senza notifiche push? Nessun problema. Kaufmann legge i giornali di carta e comunica via e-mail. E, contro ogni previsione, il sistema regge benissimo.

La felicità nella sobrietà

Kaufmann vive questa sua “indisponibilità” come una forma suprema di libertà. «Tutto ciò che possediamo finisce per possedere noi», spiega. È un concetto che affonda le radici nello stoicismo antico: la felicità non risiede nell’accumulo, ma nella riduzione dei propri bisogni. Soddisfazione e sobrietà sono, per lui, le vere chiavi di volta. Prima di cedere a qualsiasi acquisto, Kaufmann si interroga sull’effettiva utilità della novità, soppesando meticolosamente ciò che guadagna e ciò che, inevitabilmente, perde in termini di autonomia. Il problema è che ci adattiamo con estrema rapidità alle nuove comodità, scivolando in una dipendenza silenziosa. E fare marcia indietro diventa ogni giorno più difficile. La sua soluzione? Non iniziare affatto.

Sperimento lo stesso effetto sulla mia pelle: l’assenza dello smartphone mi restituisce una straordinaria lucidità e una presenza vibrante nel “qui e ora”. È proprio da questo presente, infatti, che il telefono ci rapisce costantemente, frammentando la nostra attenzione e proiettandoci sempre altrove. Inoltre, stiamo perdendo la capacità di tollerare la noia e, talvolta, quel senso di vuoto interiore. Stati d’animo indubbiamente scomodi, ma biologicamente ed emotivamente preziosi.

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Spegnere lo schermo per accendere la vita

Chi vive in un flusso perenne di distrazioni si preclude quella che il sociologo Hartmut Rosa definisce “risonanza”: la capacità di entrare in sintonia profonda con ciò che ci circonda, di lasciarsi toccare, stupire e incantare dal mondo. Per sperimentare questa risonanza dobbiamo accettare l’imprevisto, aprirci a ciò che sfugge al nostro controllo: gli incontri casuali, le deviazioni del destino, gli eventi che deviano il corso di una vita. Tutte cose che lo smartphone, con la sua pianificazione algoritmica, tende a sterilizzare. Dobbiamo tornare a essere irreperibili, se vogliamo che il mondo trovi di nuovo il modo di raggiungerci.

Una vita senza cellulare, comunque, non è sinonimo di solitudine. Kaufmann è perfettamente inserito nella sua rete sociale, pur senza essere a disposizione di tutti in ogni istante. Certo, ammette di essere fortunato: i suoi amici hanno un occhio di riguardo per lui e si prendono la briga di scrivergli una e-mail per aggiornarlo su quanto viene deciso nelle chat di WhatsApp.

Kaufmann è categorico: il telefono sottrae più valore di quanto ne offra. E questo bilancio in perdita riguarda soprattutto il tempo. Con lo smartphone in mano ci disperdiamo in un’infinità di micro-momenti, inseguendo una scarica continua di dopamina. Ma alla sera, tirando le somme, ci si ritrova spesso stanchi e svuotati. Abbiamo consumato ore di intrattenimento, ma non abbiamo vissuto un tempo fertile.

Come possiamo fare, allora, noi “iperconnessi” a disintossicarci per riappropriarci di tempo, risonanza e libertà? Forse la stagione estiva offre lo scenario ideale per riscoprire la bellezza della disconnessione. Io ho deciso di provarci: lascerò il telefono a casa sempre più spesso. O, per lo meno, imparerò a lasciarlo volare in modalità aereo.

Testo legato alla Sommerserie «Besser Leben» di SRF del 20 luglio 2026

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