Per trovare un capo dell’esecutivo britannico apertamente cattolico bisogna risalire a un’epoca precedente alla nascita della moderna figura del Primo Ministro, quando Maria Tudor tentò invano di restaurare il cattolicesimo romano cancellando la Riforma avviata dal padre, Enrico VIII. Dopo il definitivo consolidarsi della Riforma inglese, per quasi cinque secoli l’accesso alla stanza dei bottoni è rimasto un tabù per chi professava apertamente la fede cattolica, in un Paese che continua a definirsi formalmente protestante e che conserva ancora nei suoi statuti antichi divieti dinastici. Questa lunghissima parentesi storica trova il suo epilogo con l’insediamento a Downing Street di Andy Burnham.
Fino ad oggi, i leader politici britannici avevano affrontato la questione religiosa con estrema circospezione. Tony Blair scelse di convertirsi al cattolicesimo solo dopo aver lasciato la carica di Primo Ministro. Boris Johnson, pur battezzato cattolico, preferì la cresima anglicana a Eton e si riaccostò alla Chiesa di Roma solo per celebrare il suo terzo matrimonio nella Cattedrale di Westminster. Burnham, che succede al leader dichiaratamente non credente Keir Starmer, rappresenta un profilo diverso: è cresciuto in una famiglia cattolica praticante e ha scelto un percorso scolastico confessionale per i suoi tre figli.

Andy Burnham è il nuovo primo ministro britannico
Telegiornale 20.07.2026, 20:00
Come riporta in un lungo e approfondito articolo il magazine newyorkese dei gesuiti America, il suo non è un cattolicesimo dogmatico. Da parlamentare, Burnham ha spesso votato in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa su temi sensibili come l’aborto e il matrimonio egualitario, arrivando a chiedere pubblicamente a Papa Francesco di traghettare la Chiesa nel XXI secolo sui diritti civili. Le sue posizioni, insomma, rimangono complesse: in passato ha difeso la necessità della figura paterna nella fecondazione assistita e ha espresso forti riserve sul suicidio assistito, legando il tema non a dogmi morali quanto al sottofinanziamento delle strutture di cure palliative.
Chi lo descrive come un cattolico solo “all’angrafe” si sbaglia. Nel giurare in Parlamento, Burnham ha scelto non a caso la Bibbia di Gerusalemme, con la traduzione prediletta dai deputati cattolici. Pur definendosi «non particolarmente religioso» e ironizzando sull’eccessivo devozionismo, la sua identità è legata alla cultura cattolica e irlandese della sua città d’origine. Il nucleo della sua azione politica risiede nella dottrina sociale della Chiesa che per costituisce l’autentico pilastro della sua visione del mondo.
Questa impostazione affonda le radici negli anni della sua giovinezza, trascorsa nel Nord dell’Inghilterra durante la dura stagione economica del governo Thatcher. In quel periodo di forti tensioni sociali, una figura centrale per la sua formazione fu l’arcivescovo di Liverpool, Derek Worlock. Quest’ultimo, un prelato progressista che aveva partecipato al Concilio Vaticano II, collaborò strettamente con il vescovo anglicano David Sheppard per ricucire le ferite di una città devastata dalla deindustrializzazione. Per il giovane Burnham, quel modello di “Vangelo sociale” trovava la sua naturale prosecuzione politica nei valori del Partito Laburista.
Non sorprende quindi che gli osservatori più attenti rintraccino l’ispirazione profonda del nuovo Premier non tanto in astratte speculazioni teologiche, quanto nei principi pratici della Rerum Novarum di Leone XIII, l’enciclica che nel 1891 pose le basi della dottrina sociale cattolica. Il programma politico di Burnham riflette fedelmente questa eredità morale attraverso tre direttrici principali: la sussidiarietà e il decentramento, la dignità della persona e del lavoro, la solidarietà e il controllo pubblico.
Ritratto di Andy Burnham
Telegiornale 17.07.2026, 20:00







