Filosofia e Religioni
Cristianesimo

Sette armi contro il male e un corpo che non muore

Viaggio nella eredità di Caterina da Bologna, la badessa che scrisse un bestseller della fede e che ancora oggi accoglie i pellegrini guardandoli negli occhi, seduta sul suo trono

  • Un'ora fa
Madonna col Bambino, Nicolò da Voltri, fine del 14esimo secolo, San Donato (Genova)

Madonna col Bambino, Nicolò da Voltri, fine del 14esimo secolo, San Donato (Genova)

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Di: Rod 

Non è una delle donne bibliche narrate da Lidia Maggi e Cristina Arcidiacono (illustrazioni di Silvia Gastaldi) in Le belle, le furbe, le cattivissime - donne protagoniste nella Bibbia (IPL editore), eppure Caterina de’ Vigri, più conosciuta come Caterina da Bologna (1413-1463), potrebbe tranquillamente essere una di loro. Se non fosse che è vissuta secoli dopo i personaggi contenuti nella Sacra Scrittura. Perché anche lei, come molte altre donne, fu una grande mistica e, come scrive Roberto Italo Zanini che ha curato Le sette armi spirituali (classico della spiritualità cristiana e in particolare della letteratura religiosa femminile in italiano volgare, ripubblicato da Edizioni Appunti di Viaggio) donna di «straordinaria umiltà» e «comprovati poteri taumaturgici».

Le sette armi spirituali, a conti fatti un evergreen della fede, alla portata di chiunque si incammini, così scrive la stessa autrice, sulla via «della vera religione». Il manuale venne scritto nel 1438 da Caterina per le sue consorelle clarisse, con lo scopo di aiutarle a combattere i «demoni dell’anima» attraverso sette tappe interiori. Si tratta, infatti, di una vera e propria strategia di difesa spirituale basata sulla diligenza e sulla totale diffidenza verso le proprie forze terrene, invitando chi legge a riporre ogni fiducia nella «grazia divina» e a meditare costantemente sulla «Passione di Cristo». La mistica bolognese inserisce elementi autobiografici di rara intensità per raccontare le sue personali visioni e le tentazioni diaboliche, indicando come scudi la memoria della propria morte, la contemplazione del Paradiso e l’autorità della Sacra Scrittura. Il risultato è un’opera che oltre a brillare per il suo profondo valore teologico incentrato sull’umiltà e sull’obbedienza contro l’orgoglio, rappresenta anche un vertice linguistico fondamentale per la diffusione del volgare italiano nel Quattrocento.

Il successo straordinario del testo e la fama della sua autrice crebbero esponenzialmente subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1463, quando eventi inspiegabili iniziarono a circondare la sua figura. Il suo corpo, infatti, fu sepolto inizialmente nella nuda terra senza bara secondo la rigida regola dell’ordine. Venne poi riesumato appena diciotto giorni dopo a causa di un misterioso e persistente profumo floreale che emanava dalla tomba. Le consorelle si trovarono davanti a un fenomeno stupefacente, scoprendo la salma perfettamente intatta, flessibile e priva di qualsiasi segno di decomposizione o di precedente imbalsamazione. Questo evento prodigioso diede inizio a una devozione ininterrotta che dura da oltre cinque secoli, trasformando la badessa in quella che i bolognesi chiamano affettuosamente «la Santa». Ancora oggi, all’interno del Santuario del Corpus Domini a Bologna, migliaia di pellegrini e visitatori da tutto il mondo si radunano per contemplare il suo corpo incorrotto. La particolarità unica al mondo risiede nella sua collocazione, poiché la santa non riposa distesa in una bara, ma siede dritta su uno scranno dorato, vestita con l’abito da clarissa e con un libro di preghiere tra le mani, quasi a voler continuare a insegnare le sue sette armi spirituali a chiunque incroci il suo sguardo.

19:49
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“Le belle, le furbe, le cattivissime”. Donne nella Bibbia

Tempo dello spirito 05.07.2026, 08:00

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  • Luisa Nitti

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