Enigmi e complotti è un saggio del sociologo francese Luc Boltanski, che racconta, analizza, interpreta i racconti polizieschi e di spionaggio che hanno proliferato a partire dall’inizio del Novecento, prima in forma scritta e poi attraverso il cinema, la televisione. Un genere che continua ad essere interessante per due motivi, secondo Andrea Fazioli: «Prima di tutto perché è appassionante e piacevole da leggere, non bisogna dimenticare questo aspetto. È una letteratura scritta per affascinare le persone. In secondo luogo, gioca sull’ambiguità fra il bene e il male, che non è mai evidente a prima vista: c’è una ricerca, un’indagine per arrivare a un qualche tipo di verità. A volte la ricerca fallisce, a volte riesce pienamente, dipende anche dalla tipologia di romanzo poliziesco… Però questo male e questo bene che si confondono fra di loro, e il fatto di dover arrivare a un certo tipo di verità, costituiscono un movimento antropologico molto profondo. Quando si legge un poliziesco ci si diverte, ma nello stesso tempo si va a fondo della propria natura di esseri umani».
"Enigmi e complotti. Un’inchiesta sulle inchieste" di Luc Boltanski, Meltemi (dettaglio di copertina)
Il fascino sta nel creare un mondo apparentemente normale, per poi sovvertirlo: «Si parte da una realtà quotidiana, materiale, dalle piccole cose. È impossibile scrivere un giallo senza mescolarsi al tessuto sociale della realtà, bisogna descrivere un territorio in tutti i suoi dettagli: le persone, gli spostamenti, i treni, il mutare del paesaggio… Nello stesso tempo, all’interno di questo territorio si inserisce un elemento di rottura, qualche cosa che non funziona. Il divertimento, quindi, è anche quello di presentare una realtà ambigua, che nel corso del romanzo si rivela diversa da quello che è. C’è poi un aspetto ludico, una sorta di gioco con il lettore, che ha a che fare con i temi della giustizia, del bene e del male, della vita e della morte. Quindi è un gioco serio. Che forse è una buona definizione non solo del romanzo poliziesco, ma di tutta la letteratura».
“Enigmi e complotti”
Konsigli 07.01.2026, 18:00
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Enigmi e complotti parte dalle origini del genere, nella seconda metà del XIX secolo, che Fazioli definisce «Un periodo molto propizio per il romanzo poliziesco, perché stava cambiando la società. Non a caso il romanzo poliziesco nacque nell’ambito metropolitano di Parigi – penso soprattutto a I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe, ambientati proprio a Parigi. Nelle grandi città si percepiva come tutto stesse cambiando: non c’era più chiarezza riguardo a chi fosse al potere, sulla struttura della società. Il detective, l’investigatore, all’inizio non era quasi mai un professionista, non era un poliziotto, riusciva a beffare chi aveva il potere, riusciva a beffare gli inquirenti: arrivava tramite l’intuito a una sua verità, a rovesciare i piani sociali. Era una figura nella quale le persone si identificavano.
Del resto, se andiamo proprio all’origine del genere, nel 1828 uscirono le Memorie di Vidocq: un personaggio interessantissimo, malvivente poi diventato poliziotto, che visse davvero molte avventure e scrisse queste memorie dalle quali attinsero a piene mani tutti gli autori di polizieschi, fino a Conan Doyle. Il primo vero personaggio del poliziesco era un ladro e un criminale divenuto investigatore: il confine fra il mondo del bene e il mondo del male, ancora una volta, è labile».
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