Letteratura

Tornare bambini si può, grazie ai libri pop-up

Storia, arte e meccanica dei libri animati. Un viaggio tra le volvelle del Medioevo, Andy Warhol e l’intuizione dello svizzero Ulrico Hoepli

  • 2 ore fa
Libro del Pop-App Museum di Torino
  • © 2026 Pop-App - Fondazione Tancredi di Barolo
Di: Alessio von Flüe 

Siamo abituati a immaginare i libri come contenitori: un insieme di pagine in sequenza su cui sono impresse lettere che formano parole e periodi, con lo scopo di informarci, intrattenerci, emozionarci. In questa rappresentazione mentale la fisicità del libro perde la sua rilevanza, può essere annullata; i testi diventano allora digitali, l’opera immateriale. L’oggetto-libro è però da sempre organico e ha assunto nel corso della sua lunga storia forme diverse – dal manoscritto alla stampa, dai libri illustrati al fumetto, fino a sfidare una delle sue caratteristiche più intrinseche: la bidimensionalità della pagina.

Tutti abbiamo visto almeno una volta un libro pop-up, anche se forse non sapevamo si chiamasse così. Si tratta di quelle opere animate e interattive in cui, all’apertura di una pagina, vediamo formarsi elementi tridimensionali o scene animate: la loro scoperta ha segnato l’infanzia di molti di noi, generando stupore e meraviglia. Piccoli gioielli di ingegneria della carta insomma, la cui storia viene celebrata con la recente nascita del Pop-App Museum, nuovo polo permanente che amplia il Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia di Torino. E al suo interno c’è anche un po’ di Svizzera, dato lo spazio centrale dato a una figura di rilievo per la diffusione dei libri animati in Italia: l’editore Ulrico Hoepli.

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Milano e l’editore svizzero

Alphaville 24.02.2026, 11:45

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  • Marco Pagani

Ma andiamo con ordine. La storia dei libri animati è antica, le prime testimonianze si possono collocare nel tardo Medioevo. In questo periodo gli strumenti meccanici utilizzati sono soprattutto due: le volvelle e i flap. Le prime consistono in dischi di carta rotanti, spesso usati per il calcolo di fenomeni astronomici e come strumenti di misurazione del tempo. I secondi sono invece costituiti da lembi cartacei pieghevoli che servono per coprire e rivelare delle immagini sottostanti; se ne trova applicazione soprattutto nei libri anatomici, come nel De homine figuris di Cartesio.

Libro pop-up di anatomia
  • IMAGO / Avalon.red

Si dovrà attendere l’inizio dell’Ottocento per le prime attestazioni dell’utilizzo ludico di questi elementi nella letteratura per l’infanzia, con la pubblicazione inglese di The History of Little Fanny, in cui il gioco consiste nel vestire una bambola. Nel corso del secolo l’aspetto didattico assumerà sempre più importanza, data l’efficacia di questi strumenti come ausili mnemonici e nell’ispirare la curiosità dei bambini. I libri prodotti sono soprattutto tecnici e anatomici, in cui – un po’ come avveniva nel Medioevo – dei flap multipli permettono di svelare i vari organi del corpo o le parti di cui è composta una macchina.

Accanto a queste opere, cominceranno a trovare spazio i teatrini, in cui all’apertura delle pagine si formano vere e proprie scene tridimensionali che spesso sono – come suggerisce il nome – ispirate ai personaggi delle opere teatrali e della Commedia dell’Arte. La produzione in questo periodo è prevalentemente francese e tedesca.

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"Il ladro di colori" di Mafra Gagliardi, Bohem (dettaglio di copertina)

Quando il libro diventa museo d’arte

Nella tana del bianconiglio 17.01.2026, 15:45

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  • Letizia Bolzani

In Italia si dovrà aspettare la fine del secolo per avere un’introduzione editoriale dei libri animati, grazie alla lungimiranza di Ulrico Hoepli. L’editore, di origine svizzera e naturalizzato italiano, tra il 1879 e il 1909 sarà l’unico a pubblicare libri animati, puntando sui lavori più belli della produzione tedesca, soprattutto quelli di Lothar Meggendorfer.

Le evoluzioni tecniche del Novecento segneranno poi altri punti di svolta nella produzione dei libri animati, inglobando sperimentazioni ispirate ai dispositivi stereoscopici del precinema attraverso quelli che molti di noi ricordano come “gli occhialini 3D”. I libri animati attireranno anche l’attenzione del mondo dell’arte; un esempio importante è la pubblicazione del 1967 di Andy Warhol’s Index, prodotto da Andy Warhol stesso e che al suo interno contiene versioni pop-up di immagini nello stile dell’artista.

Insomma, quella dei libri pop-up è una storia poco conosciuta e l’apertura del Pop-App Museum potrebbe essere l’occasione per riscoprirla. E soprattutto per stupirci, un po’ come la prima volta che li abbiamo visti da bambini.

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Il museo dei libri Pop Up

Telegiornale 23.02.2026, 20:00

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