Per il Portogallo è stato uno dei massimi scrittori dell’ultimo secolo, della cerchia dei Saramago e dei Pessoa.
Rispetto a questi ultimi, la sua fama è rimasta più circoscritta: in lingua italiana, ad esempio, ha sempre venduto abbastanza poco (pubblicato prima da Einaudi, poi da Feltrinelli). Come Pessoa, era ogni anno nella lista dei quasi-Nobel, senza arrivare mai a essere premiato dall’Accademia svedese.
Quando si parla di António Lobo Antunes, spesso si cita Céline o William Faulkner, per via del flusso di coscienza torrenziale di alcuni dei suoi romanzi più noti, a partire da quell’In culo al mondo che racconta l’assurdità delle guerre coloniali portoghesi negli anni Settanta. Nelle sue pagine, però, c’è molto più di una prosa complessa, labirintica a tratti soverchiante, che ha sfidato i traduttori di mezzo mondo. Ci sono immagini meravigliose e sorprendenti, che bucano la pagina, e uno sguardo sull’umanità che è tanto spesso spietato quando commovente.
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