1876-2026

Jack London in 40 anni ha vissuto 100 vite

Il 12 gennaio 1876 fa nasceva l’autore di Il richiamo della foresta, Zanna Bianca e Martin Eden: avventuriero inafferrabile e irrequieto, mendicante e proprietario terriero, socialista individualista, grafomane, alcolista, scrittore inesauribile

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Jack London, 1915

Jack London, 1915

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Di: Alessandro De Bon 

Nato 150 anni fa, morto 110, ma quel che conta — o meglio racconta — è nei 40 lì in mezzo.
Il 12 gennaio 1876 nasceva a San Francisco uno degli scrittori più prolifici, pagati, tradotti, venduti, adattati e letti di sempre: Jack London. E già di questo, della nascita, se ne potrebbe parlare per giorni; perché se la mamma è certa, sul papà si inciampa. All’anagrafe John Griffith Chaney, di Flora Wellman e William Henry Chaney, di sicuro Mr. Chaney di John non sentì nemmeno il primo pianto: non riconosciuto, abbandonato e dimenticato. A crescerlo, e affidargli il cognome con cui avrebbe marchiato a fuoco la storia della letteratura fu John London, vedovo e contadino. Poi lui, il ragazzo, decise di cambiarsi pure il nome, tenendosi il nomignolo che gli aveva dato tata Virginia: Jack, Jack London. L’incipit perfetto per uno scrittore inafferrabile.

Jack London a 9 anni con il cane Rollo, 1885

Jack London a 9 anni con il cane Rollo, 1885

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Jack London fu di tutto: strillone e spalatore di carbone, lavandaio e cacciatore di foche, pescatore di ostriche e inscatolatore di sardine, agricoltore e pugile, uomo delle pulizie e corrispondente di guerra, facchino e assicuratore, mendicante e cercatore d’oro. Ah, e scrittore!

Jack London scriveva sempre. Si dice almeno millecinquecento parole al giorno, suppergiù tre pagine, tutte le mattine. Ora prendete quarant’anni di vita appena, scontategli il tempo di imparare a tenere la penna in mano e di lasciar andare l’adolescenza e fate un po’ i conti. Oppure fidatevi dei cinquanta romanzi, delle centinaia di racconti e delle migliaia (?) di articoli lasciati. Il risultato è un autore che solo con Il richiamo della foresta (Call of the Wild) vendette 6 milioni e mezzo di copie in sessant’anni, prima che si smettesse di contarle. Era il 1903 e gran parte degli spunti per quel romanzo li raccolse cinque anni prima, nel 1897, quando partecipò alla corsa all’oro nel Klondike. Lì, a Dawson City (spin off: guardate Dawson City: Frozen Time, bellissimo documentario di Bill Morrison) Jack London annusò la miseria, assaggiò la tragedia, vide la crudeltà e toccò la violenza. E poi disse tutto quanto, anzi scrisse per una dozzina d’anni, i suoi ultimi, facendone non una, ma infinite avventure.

Jack London al cantiere navale, 1900 circa

Jack London al cantiere navale, 1900 circa

  • IMAGO / KHARBINE-TAPABOR

Per quattro volte in galera e liberato dall’ultima grazie all’intervento di Theodore Roosevelt in persona, Jack London era un ossimoro inquieto. Socialista individualista, come lo ha definito Irving Stone, uno dei suoi biografi, l’autore di Zanna Bianca (White Fang, 1906) somigliava a una bussola avvicinata a una calamita, impazzita, perennemente alla ricerca del Nord ma passando volentieri da Sud, Ovest e Est. Il suo Nord letterario erano Kipling e Stevenson, ma anche qui perché accontentarsi, perché fermarsi e “va bene così”? E allora Marx, Shakespeare, Goethe e Charman Kittredge. Chi è Kittredge? La sua seconda moglie, per cui perse la testa innamorandosi tanto della donna quanto dell’autrice, ipnotizzato da uno stile che avrebbe assorbito e impastato al suo. Quello avventuroso, diretto, schietto, con il vento in poppa e le scarpe nel fango, senza paura di sporcarsi o mollare un cazzotto, (non) preoccupandosi di fare il bagno una volta ogni tanto.

Jack London con la moglie Charmian Kittredge ai primi del '900

Jack London con la moglie Charmian Kittredge ai primi del '900

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Tradotto in oltre cinquanta lingue, con mezzo centinaio di adattamenti cinematografici ma ignorato biograficamente da Hollywood — troppo sinistrorso, il ragazzo — c’è chi azzarda che le copie vendute siano state e continuino a essere centinaia di milioni. Per Il richiamo della foresta fu pagato due spicci, ma si rifece abbondantemente arrivando a costruirsi un ranch di quattro chilometri quadrati e uno yacht progettato da sé per fare il giro del mondo — che ovviamente non fece.

L’ultima delle tante cose che fu Jack London è un quarantenne trovato senza vita in una stanza della sua immensa proprietà. E da allora, tra morfina, oppio e alcool, ci si chiede se fu o non fu suicidio. Ma importa davvero, centodieci anni dopo? Forse quel che importa davvero è che Jack London sia nato, che per tutta la vita abbia cercato sè stesso e nel frattempo abbia trovato molto altro. Raccontandocelo.

Non era ancora la morte - come diss’egli a se stesso sfiorando il limite tra coscienza e incoscienza. La morte non fa soffrire; era ancora la vita, quell’atroce sensazione di soffocamento; era l’ultimo colpo che gli inferiva la vita.

Jack London, Martin Eden

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