Se chiedi in giro, molti scrittori si schermiranno: i premi letterari sono belli, ma non importano davvero. Così dicono, molto spesso. Chissà se sono sinceri.
Sia come sia, a molti altri i premi letterari interessano. Ogni anno, a fine febbraio, arriva dall’Ufficio federale della cultura l’annuncio dei Premi svizzeri di letteratura, un appuntamento che popola le cronache di tutta la Svizzera.
L’importanza dei premi letterari svizzeri
Kappa e Spalla 25.02.2026, 18:15
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Fabiano Alborghetti, che quel premio ha già avuto l’onore di riceverlo (nel 2018) è convinto che questi riconoscimenti rappresentino un tassello fondamentale, «in una filiera produttiva, e non soltanto creativa, molto importante per l’economia di qualunque nazione, non soltanto la Svizzera [...] Il timbro del Premio svizzero di letteratura crea una fortissima eco sulla stampa, che porta poi le librerie interessarsi, esporre, proporre, e infine porta gli autori a un maggiore pubblico». Questo si traduce, inevitabilmente, in maggiori vendite, alimentando un circolo virtuoso che sostiene l’intero settore editoriale.
La Svizzera, con le sue quattro lingue nazionali – tedesco, francese, italiano e romancio – vanta una ricchezza culturale unica. I Premi svizzeri di letteratura riconoscono autori provenienti da tutte queste aree, creando un “medagliere” che celebra la diversità linguistica e letteraria del paese.
Se i Premi svizzeri di letteratura sono un punto di riferimento nazionale, è interessante però osservare come le diverse regioni linguistiche della Confederazione gestiscano in modi differenti il proprio panorama di riconoscimenti. Nella Svizzera tedesca e romanda, la situazione è decisamente più florida. Alborghetti spiega che queste regioni godono di una «massa critica maggiore», che permette un assorbimento più consistente del prodotto stampato: «Sono di più, comprano di più e quindi si pubblica anche di più».

Premio svizzero di letteratura, premiata anche Begoña Feijoo Fariña
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Oltre ai Premi svizzeri di letteratura, la Svizzera tedesca vanta riconoscimenti come lo Schweizer Buchpreis, creato da BuchBasel in collaborazione con l’Associazione svizzera dei librai e degli editori della Svizzera tedesca. A questi si aggiungono un «corollario di altri importanti e grossi premi», come il Premio letterario dei Grigioni, vinto quest’anno da Begoña Feijoó Fariña, che ha realizzato una doppietta con il Premio svizzero.
Anche la Svizzera romanda è ricca di iniziative, con premi come il Roman des Romands e numerosi riconoscimenti a livello cantonale e locale. C’è il Prix de la Ville de Lausanne, l’importante premio della Commissione intercantonale di letteratura dei Cantoni Berna, Giura e Neuchâtel. La parte tedesca, inoltre, annovera il premio letterario della città di Soletta, quello cantonale di Berna e i premi culturali della città di Zurigo, per citarne solo alcuni.
La situazione nella Svizzera italiana, tuttavia, si presenta in modo differente. Nonostante «iniziative assolutamente lodevoli» come Castelli di Carta, Altroquando o il premio Giorgio Orelli a Bellinzona, Alborghetti lamenta la mancanza di veri e propri premi letterari ufficiali: «Forse l’unico ufficiale è quello riservato alle borse di ricerca emesso dal DECS: però è indirizzato a ricercatori, ricercatori, esordienti avanzati. Non è per la letteratura».
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Questa lacuna rappresenta, per Alborghetti, «una sorta di invito ad alzare la mano». Non esiste, infatti, un premio che riconosca non solo chi scrive, ma anche «chi traduce la letteratura della Svizzera italiana, perché spesso sono i traduttori a sfondare la porta delle case editrici», proponendo e facendo conoscere le voci ticinesi a un pubblico più ampio.
«Questo appello non è una richiesta di aiuto, ma piuttosto un suggerimento, dato con tutto il cuore possibile, per portare il Ticino a essere ancora più presente sia sulla scena svizzera che anche quella internazionale». La proposta concreta è l’istituzione di un premio del Canton Ticino che riconosca «certamente un’opera letteraria prodotta durante l’anno, ed eventualmente un traduttore che ha tradotto un’opera del Ticino verso altre lingue nazionali o verso l’estero».
Un tale riconoscimento da parte dell’istituzione pubblica non solo valorizzerebbe «il percorso artistico di una scrittrice o di uno scrittore», ma genererebbe un «plusvalore non indifferente perché afferma che uno Stato ha a cuore la vitalità artistica del proprio territorio».
«Un premio sembrerebbe una medaglia appuntata soltanto sul petto di un’autrice o di un autore. Invece è un dispositivo di continuità, perché crea memoria, produce una genealogia, tiene traccia di che cosa accade su un territorio, costruisce nel tempo un canone - che certamente è mobile, però intanto lo traccia - e senza questa infrastruttura simbolica le singole eccellenze restano poi degli episodi. Ci vorrebbe invece qualcosa di più forte».






