A venticinque anni dal G8 di Genova, una delle ferite più profonde della storia repubblicana continua a interrogare il presente. Tra il 19 e il 22 luglio 2001 migliaia di persone provenienti da tutta Europa raggiunsero il capoluogo ligure per contestare il vertice dei grandi della Terra. Le manifestazioni del movimento no global incontrarono una repressione violentissima da parte delle forze dell’ordine: cariche, arresti, pestaggi, le torture documentate nella caserma di Bolzaneto e, soprattutto, l’uccisione del ventitreenne Carlo Giuliani. Molte di quelle vicende sono passate attraverso tribunali e commissioni d’inchiesta, ma non tutte hanno trovato una piena risposta sul piano della giustizia.
A partire da questa materia storica e civile nasce Come farfalla a luglio (Feltrinelli), il nuovo romanzo dello scrittore e traduttore Stefano Valenti, ospite della trasmissione radiofonica Alphaville. Un libro che non si limita alla ricostruzione documentaria, ma sceglie la strada della letteratura per interrogare la memoria di quei giorni.

Valenti a Genova c’era. Aveva 36 anni e partecipò alle mobilitazioni con la consapevolezza di trovarsi davanti a un passaggio storico. «Ero andato a Genova con grande entusiasmo», racconta. «Ho cominciato fin da allora a raccogliere materiale prima perché mi sembrava un evento epocale in sé e poi drammaticamente invece per le conseguenze che ha avuto sulla storia italiana, sulla storia mondiale probabilmente europea».
Nel romanzo convivono fatti accertati, testimonianze e invenzione narrativa. Una scelta che l’autore riconduce a quella forma ibrida definita faction, fusione di fact e fiction. «Usare stilemi narrativi per raccontare storie reali», spiega, è stata la chiave per affrontare una vicenda che ancora oggi appare avvolta da «un muro di incomprensione».
Al centro del libro emerge la figura di Carlo Giuliani, trasformata in personaggio letterario ma mai separata dalla sua dimensione simbolica. Per Valenti si è trattato di una delle sfide più delicate della scrittura. «Mi sono affidato alla letteratura, non avevo altri strumenti», afferma. E aggiunge di avere vissuto un forte «problema etico» nei confronti della famiglia, proprio perché Carlo rappresenta un caso unico e irriducibile nella vicenda genovese.
L’incontro con i familiari gli ha però confermato la legittimità del progetto narrativo. «Hanno capito che questo è uno strumento diverso dalla biografia, dal pamphlet, dal memoir. È un romanzo». Una distinzione fondamentale, che permette alla letteratura di esplorare non soltanto i fatti, ma ciò che quei fatti hanno lasciato nelle coscienze.
Particolarmente significativo è il lavoro svolto sulle pagine dedicate a Bolzaneto. Le sezioni in corsivo che attraversano il romanzo, spiega l’autore, derivano da un’attenta raccolta di testimonianze e documenti, tra cui il celebre Libro bianco di Genova, pubblicato nel 2002. «Non ho inventato niente purtroppo in quelle parti», sottolinea Valenti. «Tutte le parti in corsivo sono di reportage di fatto, corrispondono a persone e a eventi realmente accaduti».
Ma Come farfalla a luglio non guarda soltanto al passato. Per il suo autore, Genova 2001 continua a parlare al presente. Le domande sollevate allora – giustizia sociale, disuguaglianze, cura del pianeta, partecipazione democratica – sono rimaste senza risposta e sono diventate, nel frattempo, emergenze globali. «Le conseguenze delle non risposte date a quel movimento le stiamo vivendo nella nostra contemporaneità», osserva Valenti. «Tutte quelle richieste che non hanno avuto risposta allora sono diventate un’emergenza oggi».
25 anni da Genova 2001
Alphaville 20.07.2026, 11:45
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