Letteratura
Anniversario

Viviamo in una società in panne, parola di Friedrich Dürrenmatt

A 70 anni dalla sua prima pubblicazione, “La panne” riesce ancora a unire intrattenimento e riflessioni che ci fanno guardare dentro e chiedere: qual è il vero disastro?

  • Oggi, 08:00
Lo scrittore e pittore svizzero Friedrich Dürrenmatt
  • IMAGO / United Archives
Di: Alessio von Flüe 

Correre, correre, correre. Nella vita dobbiamo correre: c’è sempre un nuovo impegno, un progetto da realizzare, una persona da incontrare, e noi gli sfrecciamo incontro a fari spenti. Ma cosa succede se per un attimo il meccanismo si spezza, se la corsa si arresta per un’imprevista panne? Quando a chiederselo è Friedrich Dürrenmatt, il risultato è uno di quei racconti capaci di riaccendere l’amore per la letteratura.

L’inizio di una storia deve catapultarci nell’azione. O almeno questo è quello che insegnano nelle scuole e nei manuali di scrittura creativa. Per fortuna Dürrenmatt quei consigli non li ha mai sentiti, e nella prima, breve parte di La panne non ci catapulta proprio da nessuna parte. Ci pone invece una domanda: esistono ancora storie possibili da raccontare? 

24:36
Friedrich Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt scrittore (1921-2021)

Geronimo 30.06.2021, 11:35

  • keystone

Era il 1956 e l’autore svizzero si lamentava del proliferare di confessioni e racconti scandalosi, in cui chi scriveva puntava gli occhi su di sé per portare a galla la propria interiorità. Per fortuna però, in un mondo dominato dalla tecnica e dal rapido imporsi del progresso esistevano ancora gli incidenti, quei piccoli o grandi imprevisti che cambiavano il corso di una vita. Finché ci fossero state queste disavventure, sarebbero esistite le storie: gli scrittori erano salvi. 

Come naturale conseguenza, con una disavventura inizia la storia di Alfredo Traps, una panne alla sua automobile. Il venditore di tessuti è costretto a passare la notte in un piccolo villaggio. Gli indicano una villa gestita da un anziano signore, un giudice in pensione che gli offre una stanza. La sera il proprietario di casa viene raggiunto da tre amici, tutti pensionati e legati al mondo giudiziario: Traps conosce così il pubblico ministero Zorn, l’avvocato difensore Krummer e il boia Pilet. I quattro gli chiedono di partecipare a un particolare gioco di ruolo. Loro interpreteranno i rispettivi ex ruoli professionali, e lui, se vorrà, sarà l’imputato. Traps chiede loro quale reato gli sarà imputato, la risposta è che non è importante: il reato si trova sempre.

Friedrich Dürrenmatt
10:12

Intervista a Friedrich Dürrenmatt

RSI Cultura 17.02.1969, 01:00

  • keystone

Iniziano così un ricco banchetto e un gioco di ruolo in cui sarà ripercorsa tutta la scalata professionale di Traps fino alla svolta che gli ha fatto ottenere l’ottima posizione che ricopre. Un gioco assurdo e intrigante, kafkiano, in cui la tensione tra i convitati aumenta e gli esiti sono grotteschi, in pieno stile dürrenmattiano.

Quella che l’autore sferza è una dura critica alla giustizia istituzionale, rappresentata come ferruginosa e burocratica. Solo in pensione i suoi membri possono abbandonare le formalità:

La nostra procedura le pare strana e fin troppo allegra, mi sembra. Tuttavia, carissimo amico, noi quattro, seduti attorno a questo tavolo, siamo in pensione e ormai liberi da quell’inutile farragine fatta di formule, verbali, scribacchiature, leggi e di quella robaccia che asfissia le nostre aule giudiziarie. Noi giudichiamo senza badare alla meschinità di codici e paragrafi.

Friedrich Dürrenmatt

È descritta una giustizia umana ormai priva di umanità, alla quale si contrappone un falso processo capace di fare emergere la verità più intima e nascosta di Traps. Davanti a una corte vera, in un’aula di tribunale, sarebbe chiara a tutti l’innocenza dell’uomo. In nessun modo potrebbe essere ritenuto responsabile della morte del suo vecchio datore di lavoro, stroncato da un infarto. Ma dal punto di vista morale, è davvero innocente? 

Una domanda che Dürrenmatt affronta con uno stile agile, dalla spiccata dimensione orale. Una forma perfetta per far convivere temi filosofici e mai didascalici con elementi narrativi capaci di generare una continua tensione. Impossibile prendersi una pausa dalla lettura, La panne è uno di quei libri destinati a essere letti in un’unica sessione, magari in una sera d’estate, le luci di una festa lontana, chiedendosi se da qualche parte, là fuori, quattro anziani signori stanno ospitando un ospite particolare, gli stanno proponendo un gioco. Ne uscirà colpevole? E, in fondo, chi non lo è?

28:27
Libro, letteratura

Dürrenmatt e Sciascia. Essere intellettuali contro

Laser 01.01.2021, 09:00

  • iStock

Da una panne fisica, quella dell’automobile che paradossalmente accende i motori della narrazione, si passa a una serie di panne sottotestuali filosofiche. È in panne la narrativa, per la quale è difficile trovare delle nuove storie possibili. È in panne la giustizia, con un sistema concentrato sugli elementi legali e mai su quelli morali e umani. È in panne la società, che con la sua spinta all’arrivismo spinge le persone a macchiarsi di colpe silenziose, forse le peggiori, perché sono quelle per cui non ci sentiamo responsabili. Almeno fino a quando qualcuno ci dà la possibilità di ammetterle, prima di tutto a noi stessi. Ma la panne è anche quella del protagonista, impossibilitato a rimettere in moto la sua vita precedente dopo quella notte.

Con La panne Dürrenmatt mantiene la sua promessa iniziale. Non ci dà una storia attraverso la quale possiamo guardare all’interiorità del suo autore, e nemmeno del semplice intrattenimento. Ci dona una storia con la quale guardarci dentro e chiederci se siamo davvero sinceri e innocenti quanto pensiamo. Al voyeurismo dell’autobiografia risponde con la maieutica dell’autoconsapevolezza. E lo fa con una narrazione che dura un attimo e resta dentro a lungo. 

Correlati

Ti potrebbe interessare