Musica d’autore

Alessio Lega, cantare storie è una forma di resistenza

Cantautore militante, racconta vicende di persone reali per contrastare lo spaesamento del presente

  • Un'ora fa
Alessio Lega
27:02

Un cantastorie militante

Laser 10.06.2026, 09:00

  • RSI
  • Anais Poirot
Di: Laser/RigA 

Alessio Lega preferisce definirsi “cantastorie”, figura per lui culturalmente fondamentale nel Sud Italia da cui proviene. Un uomo, con la sua chitarra, alla costante ricerca di vicende personali da narrare, attingendo all’inesauribile fonte della tradizione popolare.

Ciò che più gli sta a cuore è raccontare storie, in un periodo in cui gli sembra che la canzone d’autore le frequenti sempre di meno. «Trovo sia più importante raccontare storie di singole persone, possibilmente reali», spiega nell’intervista a Laser, «perché tutti abbiamo perso il senso della nostra stessa realtà». Uno spaesamento che vede anche a livello politico e sociale, nella dimensione fisica della piazza. Lì dove un tempo ci si incontrava, si discuteva, si faceva mercato, oggi c’è «un luogo spettrale», dove manca scambio fra le persone. 

Secondo Lega soffriamo di una perdita di senso delle storie, che lui invece va a scovare per poi condividerle attraverso le sue canzoni e il suoi libri. È la sua personale forma di resistenza (con la erre minuscola, tra poco arriveremo anche a quella con la maiuscola) resa concreta con voce e chitarra, «due strumenti che si compenetrano benissimo anche per dimensioni, per forza del suono, per umanità».

La sua, di storia, è quella di un bambino «in controtendenza» che da ragazzo, come tanti coetanei, socializzava frequentando feste e discoteche (ma senza esagerare) riservando alla dimensione privata il piacere della musica classica, il primo genere ad appassionarlo davvero: «Tuttora penso che ascoltare la Passione secondo Matteo di Bach sia l’esperienza musicale più alta che un essere umano possa fare».

Canzone e politica per lui sono una cosa sola. Un intreccio maturato con l’ascolto dei dischi dei genitori, extraparlamentari nel Sessantotto, esperienza che lo forma sia politicamente - è stato comunista, ora è anarchico - sia artisticamente.

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Oggi esprime il suo impegno anche nelle scuole milanesi, dove propone percorsi di canzoni e Resistenza, in un contesto sociale e demografico particolare. «Nelle scuole della periferia c’è un 80%, in certi casi, di figli di immigrati, che quindi non hanno nessun codice, nemmeno simbolico, di cosa vuol dire fascismo», osserva. «Però sanno cos’è il razzismo, perché lo subiscono». I valori umani trasmessi dalle canzoni della Resistenza, per lui più forti anche di quelli storici, permettono di affrontare il presente e di gettare il seme della consapevolezza grazie a un mezzo potente come la musica, che riesce a raggiungere le orecchie più ricettive.

Ciò in cui diverge dalle tendenze contemporanee - più dedite al presente - è la visione di un futuro in cui non ci sarà più. Essendo ateo non crede nel paradiso e nell’inferno, non immagina premi per i buoni e punizioni per i cattivi. Però si interroga su ciò che sarà, sul lascito delle proprie parole e azioni, sulla possibilità di indicare una via a chi arriverà dopo. La memoria come un pavimento su cui poggiamo i passi, «e se questo pavimento è solido, possiamo camminare sereni. Se questo pavimento è pieno di buchi, di luoghi nascosti, di cose dimenticate, inciampiamo e cadiamo continuamente».

Per Alessio Lega è importante lavorare sulla memoria e non indulgere nella nostalgia. Una differenza importante per comprendere la sua prospettiva artistica: la nostalgia guarda al passato e non costruisce nulla; la memoria, se mantenuta viva, crea solide basi su cui edificare il futuro.

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