Briciole sonore

Tra Public Enemy e Black Flag: un altro suono per la palestra

Breve selezione non commerciale per allenarsi con un’energia diversa

  • 47 minuti fa
Henry Rollins

Henry Rollins

  • Imago / Bernd Müller
Di: Andrea Rigazzi 

Briciole sonore: un lembo di rete dove andare a zonzo tra canzoni, suoni, pensieri.

Non dev’essere facile calibrare la musica per una palestra, fattore più importante di quanto non si creda. Una grande metanalisi svolta su 139 studi (oltre 3’500 i partecipanti) ha riscontrato come la musica possa influire positivamente sulle prestazioni: si va dalla resa degli esercizi alla minor percezione di fatica, dalla motivazione a parametri fisiologici come battito cardiaco e ossigenazione dei tessuti.

Decisioni ed effetti che riguardano anche gli 1,45 milioni di persone in Svizzera con un abbonamento fitness.

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Sport all’aria aperta o in palestra: cosa preferite? Quanto conta per voi l’aspetto fisico ed estetico?

Controcorrente 11.05.2026, 11:47

  • iStock
  • Antonio Bolzani

Certo, la palestra non è una sala concerti, ma nel corso della mia esperienza di frequentatore ho sentito passare di tutto, e commenti sulla selecta ne ho intercettati. Di solito qualche mugugno sale se il suono è moscio.

Se poi sei di ascolti diciamo non mainstream - o comunque non allineati - le cose si complicano. Perché a parte centri dedicati a singole discipline (di cui mi giungono racconti mitici a base di hip hop massiccissimo), il tempo, nelle palestre, lo batte la musica tunza. Oltre, naturalmente, al battere metallico del pacco pesi e al levare dei bilancieri dello stacco da terra.

Dirà qualcuno: ci sono le cuffiette. Vero, però c’è anche chi non ama allenarsi con addosso ammennicoli. E allora niente, si fa astrazione e si prosegue con la serie di spalle.

Lungi dal voler fare polemica, giochiamo a costruire una scaletta motivazionale il giusto per tutte le teste modificate che sudano in sala pesi.

Il battesimo di questa scheda non poteva che tenerlo l’Henry Rollins del periodo Black Flag. Henry coi pesi ha una certa affinità: adolescente mingherlino mandato avanti a somministrazioni di Ritalin, iniziò ad allenarsi ovunque potesse, in perfetto spirito fai-da-te punk. Per dire, andava bene anche un parcheggio.
I risultati furono notevoli, ma questa cura del corpo non è ben vista da tutti: c’è chi lo accusa di aver “muscolarizzato” il punk hardcore, di aver infuso quel testosterone che ha portato il genere a banalizzarsi. My War è una risposta di sostanza, perfetta per sollevare manubri.

I Plasmatics facevano quasi cabaret, è vero. D’altronde erano nati dall’estro di un artista concettuale, così come i Sex Pistols, per fare un esempio illustre, erano stati messi insieme da un volpone come Malcolm McLaren. Il punk è sempre stato un po’ così: in bilico tra spontaneità e provocazione culturale. Wendy O veniva dal teatro sperimentale, e mise la sua espressività al servizio di una musica sguaiata, in cui le motoseghe risuonano in armonia. Il suo spirito anticonformista le valse la stima di Lemmy dei Motörhead, con cui collaborò. Butcher Baby si può consumare prima di una serie impegnativa. Durante potrebbe mandare fuori giri.

Decisamente adatta a scandire ripetizioni è Diesel Power dei Prodigy. Fra i brani meno celebrati di The Fat of the Land, ha comunque trovato la sua nicchia di appassionati. Spina dorsale è un funk d’acciaio che richiama movimenti meccanici, mentre Kool Keith, col suo rap, ci sprona a colpi di rime.

Dei Pantera di Vulgar Display of Power andrebbe bene praticamente qualsiasi traccia. È un disco costruito su riff granitici che non lasciano scampo e una ritmica ipnotica ma mai statica. Roba che gli assalti animaleschi del cantante Phil Anselmo ci vanno a nozze. Fra la “botta de’ vita” di Mouth for War e la cadenzata Walk, la spunta A New Level, ideale per sottolineare il cambio di intensità.

Non è che il rap manchi in palestra - e ci arriviamo tra poco. Fin qui però non ho ancora trovato un pezzo come Shut Em Down dei Public Enemy, nella versione remiscelata da Pete Rock. Il Roccioso Pietro è produttore dal tocco ipnotico, capace di rimodellare campioni con cura certosina. Qui prende il sax di Tom Scott in Never My Love e ne fa la colonna sonora per darci dentro a quella macchina.

Fin qui la playlist immaginata. Sarebbe ingiusto però lasciare l’idea della palestra come luogo dove passa solo paccottiglia musicale. Nel corso delle mie sessioni ho captato robe interessanti. Cito Juice di Eric B. & Rakim, Bomb Thrown di MF Doom e Czarface, e I Against I, fortunata combinazione Massive Attack-Mos Def.
Poi tutta una serie di pezzi di rock anni ’90, tra cui l’intorpidita Wet My Bed degli Stone Temple Pilots: mentre mi chiedevo che benefici neuromuscolari potesse portare, dentro di me godevo non poco.

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