Musica It.pop

Così Calcutta gioca un altro campionato

Al secolo Edoardo D’Erme, il cantautore italiano ha pubblicato quattro album oggetto di culto

  • 6 giugno, 07:30
  • 6 giugno, 16:26
  • MUSICA
Calcutta
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Di: Gian Luca Verga

Sabato 15 giugno alle ore 20.00, presso l’Auditorio Stelio Molo della RSI a Besso, ci sarà un concerto speciale di Calcutta

“Denominazione di un insieme variegato di espressioni musicali proprie della musica pop italiana prodotta, in particolare nei primi anni del nuovo millennio, da etichette indipendenti.” Così sentenzia la Treccani definendo quell’oggetto variegato che è l’”It.pop”.

Al netto delle etichette che spesso lasciano il tempo che trovano perché incapaci, e per fortuna, di imprigionare storie, volti, voci, estetiche eterogenee che cangiano nel tempo, il comune denominatore dell’ It.pop probabilmente è il linguaggio. Quello che in quel momento è il più aderente a raccontar la generazione di riferimento, il più adeguato in sostanza a decodificare i gesti, le attitudini, i pensieri e le ansie, le melanconie, i piaceri le ambizioni generazionali; in sostanza una “weltanschauung” collettiva. 

Come avvenne negli anni ’90 col “Brit-pop” in terra d’Albione o più di recente col “K-pop” coreano.

E per quanto concerne l’It.pop sappiamo esser stato abitato e stipato - grazie ai media che necessitano aggrapparsi a neologismi e categorie per orientarsi nel firmamento della musica popolare - da musicisti, cantautori e band che proponevano altresì musiche diverse tra loro per suoni e riferimenti. Ma tant’ è. E poi, al netto di questo calderone, c’è Calcutta, al secolo Edoardo D’Erme da Latina, che gioca in un altro campionato. 4 album alle spalle tutti, volente o nolente, oggetto di culto dei quali l’ultimo, “Relax”, pubblicato al volgere dello scorso anno dopo anni di latitanza e di operoso e fecondo silenzio.

Un album, come i precedenti, affrancato da quella frenesia che acceca molti artisti squisitamente pop che intasano e infettano pure i palinsesti radiofonici, i canali e piattaforme social, la stampa scritta e il più delle volte per meriti tutt’altro che artistici, se di meriti possiamo parlare. Lui no, lui procede su altri sentieri quasi impersonasse una sorta di “elogio dell’assenza”. E con radici ben salde nell’humus della canzone d’autore e le ali per elaborare traiettorie poetiche e sonore personali, credibili, vincenti. E questa è personalità, merce rara dunque. Nessun atteggiamento divistico o gossip che si rincorrono. Un’esistenza “normale”, insomma, semplice e arruffata come le nostre crediamo, come la periferia da dove proviene, per utilizzar un classico luogo comune. E che non necessita di sforzi mediatici colossali per veicolare i propri lavori artistici. Parla la persona, l’individuo - “scrauso” in apparenza, campione dell’understatement. E ancor più parla la sua “canzone”.  

Una anomalia rispetto ai tempi correnti. E che anomalia. Non sgomita per ottener quello spicchio di visibilità mediatica per la quale in molti si azzuffano e si abbruttiscono. Non mostra mutande, lembi di pelle tatuata, addominali scolpiti o truci storie di suburbi problematici. Sarà il carattere, la timidezza, sarà l’attitudine o forse la consapevolezza della forza e della qualità delle sua scrittura anche musicale, sulle quali riversare il proprio tempo, le attenzioni e le proprie energie.

E i risultati sono lì da cogliere. Ogni album scivola giù dritto dritto nella zona dell’ipotalamo, proprio là dove nascono le emozioni. E con una naturalezza disarmante. Ti si appiccicano sulla pelle, e parlando di te e di “noi” seducendo con garbo il cuore e il cervello al punto che ti ritrovi a canticchiarle, a ripeter quelle frasi, quei ritornelli e quegli incipit che sono suoi e solo suoi; e che in bocca ad altri perderebbero la loro forza d’urto, la malia e la credibilità. Lo attestano le testimonianze del recente tour invernale quando interi palazzetti stipati all’inverosimile e in totale parossismo, salmodiavano ogni singola canzone soverchiando puntualmente l’originale. Spazi abitati da quella generazione, un tempo di 20/25enni, che si è affacciata alla vita adulta insieme a lui, oltre una decina di anni fa. E che anche con lui ha “imparato a camminare” puntellata dalla sua narrazione, da quel flusso di parole, metafore e immagini che raccolgono sempre nuovi adepti. Perché quello che offre Calcutta è un percorso emotivo. Da compiere e condividere preferibilmente in compagnia.

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