Il palco piange

Se il live pop va in crisi

Concerti che saltano, tournée ridimensionate, “tutto esaurito” farlocchi: la musica dal vivo ha ancora un futuro?

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Atmosfera concerto
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Di: Voi che sapete/RigA 

Nell’imbastire questo articolo, il pensiero di certo non è andato agli Oasis o a Bruce Springsteen: i fratelli Gallagher hanno richiamato un pubblico da record alla loro reunion; il Boss ha addirittura superato sé stesso, stabilendo nuovi primati d’incasso con il suo ultimo tour internazionale.
La memoria torna piuttosto a tutti quegli artisti che hanno affrontato la “prova San Siro” uscendone maluccio: concerti annunciati come tutti esauriti per i quali puntualmente rispuntavano biglietti offerti a destra e a manca, posti desolatamente vuoti sugli spalti. Episodi che hanno fatto balenare una domanda nella testa di Lorenzo De Finti e Giovanni Conti: il live pop è in crisi? Ne hanno discusso a Voi che sapete con i loro ospiti.

Per il giornalista musicale Federico Guglielmi, sembra proprio essere scoppiata la bolla dei concerti. Cosa l’aveva gonfiata? Manco a dirlo, internet, la possibilità di consumare musica gratuitamente. Di fronte al tracollo delle vendite di dischi, si è reso necessario «aumentare il numero dei concerti, con il risultato di inflazionare un mercato del live a fronte di un calo del potere economico delle persone». Ascoltare una canzone dal telefono è finanziariamente molto meno impegnativo che metter mano al portafogli per acquistare un biglietto (dal prezzo non sempre popolare e a volte pure con ricarichi non richiesti).

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Lo stato di salute della musica live

Voi che sapete... 22.09.2025, 16:00

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  • Alessandro De Rosa e Giovanni Conti

Qualche tempo fa Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, aveva denunciato pubblicamente i finti sold out, i numeri gonfiati a danno dei fan. Secondo il critico musicale Paolo Vites, si è diffusa la moda di appiccicare «il marchietto sold out che fa sempre figo» più che altro per segnalare lo status - o supposto tale - dell’artista. Poi, analizzando la situazione italiana, rileva come si siano moltiplicati i promoter, e tra questi ce ne siano di improvvisati. Su questi manager, secondo Guglielmi, i musicisti dovrebbero esercitare un maggior controllo.

Oggi i concerti alimentano il vortice di post e condivisioni sui social, tanto da interrogarsi sull’importanza del fatto musicale in sé. La percezione generale, per Guglielmi, è che la musica abbia perso la sua centralità. Ci sono artisti che ancora mettono la musica al centro e altri per cui è «un accessorio per uno spettacolo faraonico, che deve attirare non per le canzoni ma per il divo o la diva di turno». Per Vites, giovani e giovanissimi andranno ancora ai concerti perché questi mantengono una loro mistica, capace di attirare pubblico anche fra le nuove generazioni.

Le sorti del concerto sembrano poggiare sulle spalle degli attempati giganti (i già citati Oasis e Springsteen, McCartney, Dylan), ma non bisogna dimenticare il successo di Taylor Swift, la crescente popolarità del rap o di espressioni come il K-pop coreano. Segno che la vitalità della musica live non è venuta meno ma, più semplicemente, si sta spostando verso nuovi mercati.

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Concerto

Concerti cancellati, tour ridotti: il live pop è in difficoltà

Voi che sapete... 13.02.2026, 16:00

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  • Lorenzo De Finti e Giovanni Conti

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