Musica d’autore

Fra mito e tragedia: l’avvento di Elvis secondo Nick Cave

“Tupelo” racconta la nascita del Re del rock’n’roll dandole un senso escatologico: Presley come profeta segnato dal fantasma del gemello morto 

  • 2 ore fa
Nick Cave negli anni '80

Nick Cave negli anni '80

  • Imago / Brigani-Art
Di: RigA 

A chi per naturale inclinazione sceglie di incamminarsi verso gli opposti, l’uscita nelle sale di EPiC di Baz Luhrmann, il documentario sui concerti di Elvis Presley negli anni ’70, avrà forse rievocato alla mente Tupelo di Nick Cave and the Bad Seeds. Un brano che, se ascoltato da questa prospettiva, accende l’immaginazione di contrasti decisi: da una parte abbiamo la notte illuminata dalle insegne colorate di Las Vegas, il luccichio degli abiti di scena; dall’altra quella - nella visione caveiana oscura, rischiarata solo dal bagliore dei fulmini - dell’8 gennaio 1935. Non una notte qualsiasi, ma quella in cui il Re del rock’n’roll venne al mondo.

Cave prende la terribile tempesta che si abbatté sullo stato del Mississippi nel 1936 e, trascinandola indietro di un anno, la fa infuriare nel pezzo (introdotto proprio da un tuono che squarcia il silenzio) conferendole una sua forza simbolica, rendendola presagio di qualcosa di sconvolgente in procinto di avvenire. Nella narrazione del cantautore australiano, sotto quelle grandi e mortifere nuvole nere (più di 200 persone persero la vita) si consumano le storie di Elvis Aaron e del suo fratello gemello Jesse Garon, nato 35 minuti prima e morto appena dopo aver visto la luce. Le vicende dello sfortunato neonato sono il fulcro attorno a cui ruota l’intero disco in cui Tupelo è contenuta, The Firstborn Is Dead (1985), titolo che sembra dipingere una macabra genesi attraverso cui il rock’n’roll si collega alle sue origini blues. Non per niente Tupelo è modellata su Tupelo Blues di John Lee Hooker.

Sovrapponendo i due fatti, Cave fa convivere distruzione e creazione, il destino tragico e quello luminoso. La tenebrosa epica infusa nel racconto della sua nascita mette sulle spalle di Elvis il fardello di un destino da portare a compimento, di una missione salvifica (non solo per Tupelo ma per tutta l’umanità) per cui la sorte lo ha scelto. Nella mente di Cave, il King è una figura vicina a quella di Cristo, e giunge sulla Terra attraverso una cupa Natività. La Bestia evocata nelle strofe sembra voler ostacolare il corso degli eventi scatenando l’inferno sulla baracca in cui viene partorito, ma non ce la farà. Anche se, si potrebbe dire, riesce comunque a lasciare una ferita con i suoi artigli: fin dal primo istante di vita, sul piccolo Elvis grava la colpa di essere sopravvissuto al fratello. Una colpa percepita, verso la quale non ha responsabilità, ma che non lo abbandonerà mai.

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Nick Cave: la musica, la fede e l’ossessione per il “Dio selvaggio”

Tempo dello spirito 22.12.2024, 08:00

  • Rachel Coyne su Unsplash
  • Luisa Nitti

In Tupelo, Elvis è vestito con gli abiti di un profeta la cui venuta è annunciata da un evento fuori dal comune, che sarà ricordato nelle leggende tramandate di generazione in generazione. E nessuna ambientazione è più idonea a questa messa in scena del sud degli Stati Uniti degli anni ’30, così intriso di religione e superstizione.

Elvis arriva nella tregenda per portare luce in un momento in cui gli USA sono avvinti nelle spire della Grande depressione. Con le sue canzoni, con i suoi concerti, segnerà un momento di rinascita. Negli anni ‘50 il rock’n’roll è la musica simbolo di un’America rampante, benestante, di un paese che raccoglie i dividendi della Seconda guerra mondiale. L’economia è florida, la classe media vive il suo momento d’oro (non per niente qualcuno li definirà “Happy Days”). Non è tutto così splendido: in quegli Stati Uniti vige la segregazione razziale, e nei decenni successivi su Elvis sono piovute accuse di aver raggiunto la fama impossessandosi - lui, bianco - di una musica di origine afroamericana, dei suoi codici. Un dibattito ancora aperto.

Il Re, così come si presenta nelle sue raffigurazioni più note, è un’icona dal sorriso ammiccante. Dentro di sé, però, cela delle ombre: depressione, dipendenze e il fantasma di Jesse che lo tormenta. Un’oscurità che continuerà a scavarlo fino al 16 agosto 1977, quando il destino che l’aveva elevato al successo ne reclamerà il corpo mortale in contropartita.

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Novità al cinema: da “Not Another Choice” a “My Brother the Viking” e il documentario su Elvis

RSI Cultura 26.02.2026, 15:15

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