In cerca del posto giusto nella storia della musica italiana. A tre anni dall’ultima volta, i Bluvertigo si riuniscono ancora - è la quarta, dal primo scioglimento nel 2002 - ma ora la sensazione, per una delle band simbolo dei Novanta, stagione in cui la scena indipendente, loro compresi, a sorpresa scalò le classifiche, è di una resa dei conti. Sarà lo sfondo vivace di questi mesi, con tanti colleghi dell’epoca in altre reunion (Afterhours nel 2025, C.S.I. ora) o celebrazioni di trentennali (adesso i Subsonica, presto i Casino Royale) che sanno di chiusura di un cerchio, ma l’impressione è che si possa fare chiarezza sul reale peso - di pubblico, impatto, eredità artistica - della band di Morgan, Andy, Livio Magnini e Sergio Carnevale.
Tornano i Bluvertigo (Il pomeriggio di Rete Tre)
RSI Cultura 09.04.2026, 13:00
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Finora, il loro mito è stato stropicciato da pregiudizi positivi e negativi, per lo più legati allo stesso Morgan: il Morgan “genio”, luminare della musica con l’aura che si è costruito con la successiva, massiccia presenza tv (su tutti, la lunga militanza come giudice a X Factor, che l’ha reso una sorta di standard a sé del programma); ma anche la sua versione scostante degli ultimi anni, l’irregolare e polemico, sempre in contrasto con qualcuno e che all’ultimo si sfila dagli impegni - si prega per questa reunion - da cui è lecito aspettarsi tutto, Bugo e non solo, in guerra con il mondo, che non scrive canzoni rilevanti - o non le scrive proprio - da anni, e chissà che i Bluvertigo, ovvero la creatura di cui è voce, frontman e testa pensante, non siano stati un’allucinazione collettiva. Dopo il gran debutto solista di Canzoni dell’appartamento (2003), dove sarebbe finito quel talento?
Più che da inediti, nel dubbio, si riparte dai concerti, con uno show all’Alcatraz di Milano il 14 aprile (sold out), miccia di un tour estivo nei principali festival italiani. La lista dei classici da mettere in scaletta - da Fuori dal tempo, Altre f.d.v., La crisi, Cieli neri, Iodio e le altre - proviene da appena tre dischi, tanti ne hanno lasciati sul cammino, in un percorso breve ma fulminante, nel segno della cosiddetta “trilogia chimica”. E cioè: il primo e in parte acerbo Acidi e basi (1995), il successo di pubblico e critica Metallo non metallo (1997) e il capolavoro Zero - Ovvero la grande nevicata dell’85 (1999), colossal ambizioso e sperimentale, un pop “alieno” che resta il loro vertice artistico, ma il cui modesto riscontro di vendite, unito alle pressioni di sorta, finirà per segnarne la fine. Chi ne elogia i meriti continua a parlarne come di un capolavoro degno dei grandissimi della musica italiana, gli scettici sottolineano invece che vada messo a sistema in una stagione d’oro già solo per la scena di riferimento, tra un Hai paura del buio? (1997), un Linea gotica (1996), un Microchip emozionale (1999). Che annate.
Come sempre, la verità sta in mezzo. È vero che era tempo di capolavori, ma anche che la forza dei Bluvertigo, da subito, fu quella di muoversi fuori dai binari: se in tanti all’epoca suonavano un rock figlio del proprio tempo, cioè di cantautorato, grunge e chitarre distorte, i quattro erano gli unici a pescare dall’allora passato più o meno prossimo, dagli anni Ottanta dei Duran Duran all’epopea di David Bowie tutto, nume tutelare del progetto, da cui assorbiranno un gusto per l’estetica aliena, per il vintage e soprattutto l’orgoglio di essere diversi e “strani” (il manifesto Sono=sono). Guardavano dietro, in sintesi, per vedere al futuro (pensiero condiviso giusto con i Subsonica, che però più che altro si guardavano “intorno”, in ogni caso collaboreranno). Il risultato è stata una musica fuori dal suo tempo per stile e sforzo artistico, certo degna di un classico. A Morgan e soci, ecco, liberarla da isterismi ed esagerazioni che le sono stati montati intorno, con la complicità in primo luogo di chi l’ha composta e cantata, per restituirle - su un palco, in tour - il posto che le spetterebbe. La sfida è aperta.