I Groovy Chapters sono più di un gruppo jazz: sono prima di tutto una storia di amicizia. E di lunga data. Formato da affermati musicisti della scena ticinese, il quartetto suonerà dopo i Soft Machine il 16 aprile 2026 al Teatro Sociale di Bellinzona. La serata fa parte dell’edizione primaverile di “Tra jazz e nuove musiche”.
Roberto Pianca (chitarra), Rocco Lombardi (batteria), Marco Nevano (sax) e Francesco Rezzonico (basso) condividono le esperienze maturate nei loro percorsi artistici. Il loro stile è ispirato al groove jazz anni ’90-2000 e alle produzioni più funky della Blue Note dei ‘60. Il suono pone l’accento sull’elemento ritmico; le interazioni fra gli strumenti e la predilezione per forme brevi favoriscono l’immediatezza. Nel 2025 il sodalizio ha prodotto il suo primo disco, dal titolo On the Floor.
Nella musica dei Groovy Chapters tradizione e modernità convivono all’insegna dell’improvvisazione. Quest’ultimo aspetto ci riporta a un’idea di libertà che, però, «dev’essere guadagnata», spiega Rocco Lombardi a Neo. «Nel jazz ci sono tante libertà, ma anche tante regole, come nella vita». Bisogna trovare un equilibrio, lo stesso che la formazione cerca in sede di scrittura, lavorando sugli spunti portati da ciascun membro.
Anche il quartetto ticinese si confronta con un panorama, quello del jazz, che si è molto istituzionalizzato. Oggi chi vuole approcciare il genere ha a disposizione diverse possibilità formative, tra scuole e conservatori. L’offerta si è ampliata, con tanti artisti e molte valide proposte a popolare la scena. Tanto che, riflette Lombardi, «il mercato si è deteriorato e la richiesta è minore». Una situazione che rende più difficile accedere ai circuiti nazionali e internazionali.
Per usare le parole di Roberto Pianca, chi ascolta i Groovy Chapters capisce che «stiamo veramente insieme, stiamo facendo musica e non semplicemente suonando gli uni con gli altri». La qualità di una band che ha nell’affiatamento, nei legami umani fra i suoi componenti, uno dei suoi punti di forza.
The Soft Machine
I Soft Machine sono uno dei gruppi più influenti e visionari della musica europea del secondo Novecento. Nati a Canterbury alla fine degli anni Sessanta, hanno ridefinito in modo radicale il rapporto tra jazz, rock e musica contemporanea, aprendo una strada che continua ancora oggi a influenzare generazioni di musicisti.
Dopo un primo periodo legato alla psichedelia, i Soft Machine sono stati tra i primi a spingersi con decisione verso un linguaggio strumentale complesso, in cui improvvisazione, strutture articolate e ricerca timbrica diventano elementi centrali. Album come Third e Fourth segnano un passaggio storico: il gruppo abbandona la forma-canzone e trasforma il rock in un vero laboratorio musicale, avvicinandolo al jazz d’avanguardia e alla composizione colta.
La loro musica procede per moduli, accumuli, trasformazioni graduali. Il ritmo non è mai semplice accompagnamento, ma forza motrice; le melodie emergono e si dissolvono; l’elettricità del rock convive con una mentalità jazzistica fatta di ascolto, rischio e apertura. In questo senso, i Soft Machine sono stati pionieri di un’idea di jazz-rock non spettacolare, ma profondamente concettuale.
Nel corso dei decenni, la band ha cambiato più volte formazione, mantenendo però una sorprendente coerenza di visione. Oggi i Soft Machine non sono un progetto nostalgico, ma un organismo ancora vitale, capace di rileggere la propria storia con lucidità e di produrre nuova musica che dialoga con il presente.
(Fonte: scheda RSI di presentazione dell’evento)
