Questioni pratiche

Meglio imparare uno strumento online o dal vivo?

L’apprendimento musicale fra la comodità di fare da casa e il piacere della condivisione in presenza

  • Un'ora fa
Conservatorio della Svizzera italiana
  • Ti-Press / Gabriele Putzu
Di: Voi che sapete/RigA 

Vuoi cambiare la batteria auto in due minuti? Online c’è il tutorial! Vuoi ritinteggiare casa (senza sporcare)? C’è un tutorial anche per questo! Vuoi…? Insomma, ci siamo capiti, in rete abbondano i video che ci insegnano come fare le cose. E fra le materie dello scibile umano, nemmeno la musica poteva sfuggire a questi formati. Corsi online ce n’è a bizzeffe, e non sempre sono di qualità eccelsa. Tanto da chiedersi se non sarebbe meglio seguire delle classiche lezioni in presenza. Claudio Farinone e Giovanni Conti ne hanno discusso con i loro ospiti a Voi che sapete.

«Sono un sognatore che pensa che se tutti suonassero uno strumento musicale, il mondo sarebbe migliore», dichiara Massimo Varini, chitarrista al fianco, fra i tanti, di Ornella Vanoni, Gianni Morandi, Vasco. Attivo come insegnante già da 30 anni, con i primi corsi in VHS, oggi dà lezioni di sei corde elettrica su due piattaforme che contano 45mila iscritti. Varini descrive i suoi allievi come una bellissima comunità di appassionati intenti a raggiungere lo stesso risultato attraverso un po’ di sana fatica, «e questo li rende tutti più simili, meno criticoni», commenta. La condizione di studente virtuale, insomma, per allontanare pressioni e malumori sempre in agguato quando si parla di gruppi.

Riparte dal periodo del Covid e da una situazione di necessità che ha premiato i pionieri dell’insegnamento digitale, Antonello Boezio, direttore didattico e responsabile dell’Accademia MUST della University of Scotland. Sviluppatore di un sistema per suonare fino a 1000 km di distanza con latenza zero, Boezio riconosce che «la tecnologia sta facilitando moltissimo il compito, e si avvicina all’esperienza uno-a-uno che si aveva un tempo in classe». Un tipo di didattica, quella in presenza, che «si continua ad avere nelle classi perché non si abbandonerà mai», è la sua valutazione.

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Imparare a suonare: dal vivo oppure online?

Voi che sapete... 25.02.2026, 16:00

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  • Claudio Farinone e Giovanni Conti

Varini trova che metodi come il suo rinforzino l’idea che “non è mai troppo tardi”. Anche persone già in là con le primavere possono cimentarsi nella pratica di uno strumento. Un modo per togliersi delle soddisfazioni, assaporare le gioie dell’apprendimento e stare al riparo dalle frustrazioni: ognuno può impiegare il tempo che gli serve per ottenere i suoi obiettivi.

Sulle questioni generazionali si sofferma anche Boezio, che sposta il focus sui giovani e sulle loro aspettative, condizionate da ciò che vedono sui social: «È quello che si percepisce essere il mondo mainstream della musica», osserva, ma non è per forza ciò che succede nella realtà. Epperò le nuove tecnologie digitali, compresa l’intelligenza artificiale, sono presenti fra gli elementi che i più giovani usano per fare musica. Varini suona l’allarme per una creatività fortemente a rischio e invoca «i matti», ossia coloro che scrivono canzoni non convenzionali, rischiando qualcosa del loro, perché «quando tu hai un progetto che è già confezionato, spesso è scevro, è senza quella parte di follia che renderebbe ognuno di loro diverso». 

Il futuro della musica (diciamo della sua originalità) dipende da quanto riusciranno a restare lontane composizione e omologazione. È sempre stato così, ma a quanto pare oggi la paura di osare le sta provando tutte per farle avvicinare pericolosamente.

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