Sono ballate che si posano dolcemente, come una mano amica sulla spalla, quelle di Poussière d’or, il nuovo album di Stephan Eicher, diciottesimo in studio della sua carriera. A 65 anni, il cantautore bernese sembra aver abbracciato una sua serenità artistica, che riecheggia in queste dodici canzoni. E le immagini di conforto calzano perfettamente con il disco, che nelle intenzioni dell’artista deve «prendere le persone tra le braccia» per offrire un po’ di riparo da questi tempi impazziti, frenetici, in cui intelligenze naturali e artificiali impongono riflessioni sulle prospettive future del genere umano.
L’album è nato da una proposta del produttore canadese Martin Gallop, con cui Eicher aveva già lavorato ai tempi di Homeless Songs (2019). Un’offerta giunta al Nostro su due ruote: «Arrivò in bicicletta allo studio di un amico dove stavo scrivendo il mio Solo Show. Mi disse che sarebbe stato felice di produrre il mio prossimo album, se fossi stato interessato. E ovviamente, non potevo dire di no», ha raccontato alla trasmissione di RTS La vie à peu près. Quella con Gallop non è l’unica collaborazione di rilievo per Poussière d’or, i cui testi sono quasi tutti frutto della penna dello scrittore francese Philippe Djian.
Il senso di calore trasmesso dal disco è anche il risultato di una produzione che ha voluto mantenere i tratti dell’artigianalità. Le registrazioni si sono svolte in uno studio “alla vecchia maniera” di Zurigo dotato di strumentazione analogica, ausili tecnologici che hanno reso concreta l’idea di Eicher, ossia uscire con un album che fosse luminoso e, soprattutto, umano. Una scelta a cui è sottesa una critica alle piattaforme di streaming musicale, al loro modo di trattare gli artisti, specie dal punto di vista remunerativo. Non è un caso, dunque, che per finanziare Poussière d’or il cantautore abbia venduto le sue azioni Spotify.
Nuovo album per Stephan Eicher (Kappa, Rete Due)
RSI Cultura 28.11.2025, 18:15
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